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Il caso

Gervinho, il tempo è scaduto: per il Parma è out

di Sandro Piovani -

03 febbraio 2020, 05:08

Gervinho, il tempo è scaduto: per il Parma è out

SANDRO PIOVANI

La questione è delicata, anche provandoci a ragionare a menta fredda. Il caso Gervinho, ahinoi, tiene banco tanto quanto (o forse più) delle imprese sportive del Parma. Che nelle difficoltà trova quello spirito di gruppo, quella determinazione e quel carattere che, abbinati ad un'organizzazione di gioco studiata nei minimi dettagli e alla qualità dei giocatori, portano piccole grandi imprese sportive, come quella di sabato a Cagliari.

I MANCATI SALUTI
E il comportamento di Gervinho della settimana scorsa, ribadito in tutte le conferenze stampa da Roberto D'Aversa («ha forzato la società - a cederlo, ndr - non presentandosi al campo»), stride, stona rispetto proprio a questa idea di gruppo che si è creata gara dopo gara. Intendiamoci, si parla di professionisti che vivono di calcio. E con il calcio guadagnano stipendi importanti. Insomma professionisti della pedata. Ma proprio perché professionisti, questo probabilmente i compagni si aspettavano da Gervinho. Che invece non si è più presentato a Collecchio, forse nemmeno li ha salutati, per trasferirsi poi in Qatar. Insomma un comportamento che certamente non appartiene al professionismo. Ecco però che è nato un secondo problema.

ANCORA CROCIATO
Quando ormai sembrava tutto fatto, pur con i modi e i tempi discutibili di Gervinho, ecco che l'affare salta. Un ritardo nel presentare i documenti in Qatar con la federazione che respinge il contratto: niente trasferimento all'Al Saad. E al Parma torna «in casa» l'attaccante mentre restano nelle casse del club qatariota i 5,5 milioni pattuiti per il cartellino del giocatore.

UN SABATO ITALIANO
La notizia arriva poche ore prima dell'impegno dei crociati a Cagliari. E il Parma sembra rispondere sul campo, una prestazione di qualità e carattere insieme. In una gara condizionata da mille difficoltà, tra assenze importanti e acquisti arrivati da poche ore. Una risposta sul campo, nel nome del gruppo. Quel gruppo che si è compattato e che probabilmente si è sentito tradito, ripetiamo nei modi soprattutto, da Gervinho. Ecco perché si ha la sensazione forte, fortissima, che Gervinho non faccia più parte di questo gruppo, a prescindere dagli sviluppi contrattuali. Per ora il club non ha emesso comunicati ufficiali sulla questione, ma il Parma appare compatto, un club che punta sul «noi» e non sul singolo. Un «noi» di professionisti soprattutto.

E ADESSO?
Dunque facile immaginare che il Parma farà di tutto per salutare Gervinho. E parlando del Parma non ci riferiamo solo alla società ma a tutto il gruppo. Per farlo le strade da percorrere portano alla separazione consensuale tra le due parti. Per prima cosa potrebbe esserci la cessione in un mercato ancora aperto, la Russia in primis. Il mercato è ancora aperto anche in Cina e Romania, ma sono strade difficilmente percorribili. Oppure si potrebbe arrivare alla semplice risoluzione consensuale del contratto. Oppure cedere Gervinho ugualmente all'Al Saad, con un contratto da perfezionare poi a giugno nella parte che riguarda il trasferimento. Sin qui si parla di accordi tra le parti. Poi c'è anche la possibilità unilaterale (del Parma) di rivolgersi al collegio arbitrale della Lega calcio e chiedere la risoluzione del contratto economico per grave inadempienza contrattuale del giocatore. Una questione (il grave comportamento) che sarebbe valutata da un arbitro terzo che potrebbe decidere effettivamente di risolvere il contratto ma anche comminare una multa (salata) al giocatore. E poi provare ad avere comunque un equo risarcimento dall'Al Saad per compensare il mancato introito del costo del cartellino.

Queste le strade, tutte portano a una conclusione: Gervinho non fa più parte del progetto Parma.