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Oltretorrente

La rivolta delle donne: «Assediate dai pusher»

03 febbraio 2020, 05:06

La rivolta delle donne: «Assediate dai pusher»

Ancora emergenza spaccio in Oltretorrente. Poco o nulla è cambiato negli ultimi anni, spiegano gli abitanti della zona, nonostante il lavoro delle forze dell'ordine. Gli abitanti del quartiere (le donne in particolare) sono nel mirino di pusher sempre più agguerriti e aggressivi. E l'esasperazione monta.

Per questo nei giorni scorsi un gruppo di donne che vivono nelle zone calde dello spaccio (viale Vittoria e viale dei Mille) hanno scritto una lettera al giornale chiedendo di «accendere ancora una volta i riflettori sulla situazione critica dell'Oltretorrente».

«A tre anni dalle prime manifestazioni contro lo spaccio di droga e il degrado, nonostante le numerose iniziative che sono state messe in campo per “riempire” di vita e di socialità le piazze e i viali, dopo l'installazione delle telecamere, che ci avevano fatto sperare in un miglioramento della situazione, poco o nulla è cambiato» scrivono le abitanti del quartiere.

«Ogni giorno i pusher sono lì: a gruppetti, almeno una decina, alcuni gli stessi da anni, ormai li conosciamo bene. A volte sembrano non particolarmente lucidi, probabilmente sotto effetto di droga o alcool, per sopportare meglio i “turni di lavoro”. Vanno su e giù in bici o fanno crocchio in alcuni punti strategici, sotto i balconi quando piove», prosegue la lettera.

«Fino ad un anno fa gli spacciatori, che ormai conosciamo benissimo e “censiamo” regolarmente, erano passati da 26 a 10 - dice Lorenzo Bonazzi del Comitato Oltretutto Oltretorrente, che raccoglie una trentina di abitanti del quartiere - Ora stanno tornando tutti in forze. È una situazione intollerabile e le donne, devo dire, sono le più coraggiose a denunciare. Le faccio un esempio. Qualche mese fa mi sono imbattuto sotto casa in un pusher, ci siamo scambiati un'occhiata. Pioveva, avevo l'ombrello aperto e ho preso in mano il telefonino per controllare un messaggio. Forse quello ha pensato che stessi chiamando la polizia, che so. Si è avvicinato: “Guarda che ti ammazzo”».

Già. Anche prendere in mano il cellulare in certe strade può diventare pericoloso. «Abbiamo paura di fermarci, di scendere dalla macchina, di fare un frontale con i “clienti” degli spacciatori che per far più veloce si fanno il parcheggio in contromano, di interrompere questi affari da sballo, di mescolarci con i compratori che soprattutto verso il fine settimana fanno la fila, di tenere il cellulare in mano, che magari pensano che li stiamo fotografando» dice Patrizia Rovati, che abita nella zona di viale Vittoria.

La gente del quartiere si è mobilitata da tempo con raduni, iniziative per anziani e bambini, biciclettate per presidiare il territorio. C'è persino un pensionato anti-pusher, Paolo Conti, che tampina gli spacciatori in via Gulli e viale Vittoria per rendere loro la vita difficile. «Ma avvertiamo una mancanza di tutela, di abbandono. Incredibile che il quartiere che ha fatto resistenza contro il fascismo non riesca a tener testa a pusher e consumatori di droga» dice Bonazzi.

Il mercato dello sballo, quello che non conosce crisi, ha solo traslocato di poco: dal solito angolo di via Gulli, allo slargo di via Primo Maggio e nel grande parcheggio tra i viali. «Soprattutto di sera, gli unici stalli liberi sono proprio quelli presidiati dagli spacciatori e noi abbiamo paura» è ancora scritto nella lettera delle donne del quartiere. «La droga è nascosta nei soliti punti, gli spacciatori stanno lì a fare la guardia al loro tesoro. La situazione è ancora quella di tre anni fa. Ci chiediamo cosa possiamo fare. L'altra sera ho incrociato un'auto dei carabinieri, ho segnalato dove era nascosta la droga, in un cespuglio. Ma anche le forze dell'ordine possono fare poco. Sequestrano la droga, prendono i pusher, li caricano in auto, e dopo un'ora quelli tornano a piedi al loro posto di “lavoro”», dice Patrizia Rovati.

«Noi dell'Oltretorrente non vogliamo lasciare il quartiere. È uno dei più belli di Parma: c'è solidarietà fra la gente, vivacità, multietnicità. Alle nostre iniziative partecipano anche tante donne extracomunitarie - fa notare Lorenzo Bonazzi - Ma a volte si vive un'atmosfera omertosa. Penso anche ai parmigiani che affittano case ai pusher, tutti sanno chi sono. E penso ai parmigiani che consumano droga e alimentano questo mercato. Non è molto diverso dalla mafia del Sud Italia...».

r.c.

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