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Un giovane italiano di origine filippina

Aggredito in pieno centro. «Vai via, ci porti il virus»

05 febbraio 2020, 05:05

Aggredito in pieno centro. «Vai via, ci porti il virus»

LUCA PELAGATTI

L'accento è quello di chi è nato all'ombra del Colosseo. E anche se i lineamenti evocano una origine lontana la sua vita si è sempre svolta tra Roma e Parma. Eppure per un gruppetto di giovani quell'accenno di occhi a mandorla si è trasformato di colpo in una specie di stigma. Rendendo quel giovane un nemico prima da schernire. Poi da minacciare. E persino da prendere a botte.

Parma, sabato sera, pieno centro. Tanti giovani si godono la serata di festa. E tra la Pilotta e piazza Garibaldi la minaccia del coronavirus sembra davvero qualcosa di molto lontano. Per tutti, ma non per quel gruppetto di giovanissimi che ad un certo punto hanno incrociato lo sguardo di un giovane, poco meno di trent'anni, italiano ma con origine filippina, che stava passeggiando con la fidanzata e un paio di amici. E, forti dell'arroganza del branco, hanno deciso di affrontarlo.

Il gruppetto, secondo il racconto della vittima, formato da giovani di pelle bianca ma di origine a loro volta straniera, prima ha circondato il ragazzo. Ed hanno iniziato a tossire e starnutire. Colpi di tosse ovviamente finti, una parodia che ai loro occhi forse voleva essere divertente. Ma era solo squallida. Non solo: dalla tosse e dagli starnuti sono passati alle frasi sempre più aggressive, minacciando e ripetendo il loro assurdo mantra: «Vai via, cosa fai nelle nostre strade, perchè vieni a portarci il virus?».

Inutile commentare, inutile provare a ragionare. Il giovane, per carattere pacato e tutt'altro che aggressivo, ha provato a dialogare, a fare capire che quella accusa era scientificamente assurda. E umanamente offensiva.

Ma non è servito. Anzi, gli animi si sono pure incendiati tanto che altri amici del ragazzo di origine filippina, che si trovavano poco lontano, visto che stava accadendo qualcosa sono accorsi in suo aiuto. Era già durato troppo: ma non è finita qui. I toni si sono fatti più accesi e alla fine dagli sberleffi si è passati alle spinte. E sono volati che un paio di pugni.

Ma il branco, che credeva di avere a che fare con una vittima isolata, e quindi debole, ha capito che altri stavano arrivando a dare man forte al giovane con gli occhi a mandorla. E se la sono data a gambe levate. E solo allora per strada è tornata la calma

«Allora mi hanno chiamato, mi hanno chiesto cosa fare», racconta l'avvocato Marco Scarpati, studio avviato a Reggio ma già, in passato, docente alla nostra università. E da sempre molto legato a Parma. «Mi hanno chiamato perché ci conosciamo bene e forse speravano che in quanto avvocato potessi consigliarli per il meglio. Io mi sono limitato a dire loro di chiamare la polizia ma mi hanno raccontato che il gruppetto era fuggito e che quindi la polizia non avrebbe trovato nessuno. Così gli ho solo detto di tornare a casa».

E, sottinteso, di dimenticare. Ma quel ragazzo, che da sempre sa che l'Italia è casa sua, adesso non riesce a fare finta che non sia successo nulla.

«Gli ho parlato, è un giovane riflessivo ed è rimasto molto turbato. Un simile atteggiamento lo ha ferito profondamente. Ed è logico che sia così», prosegue l'avvocato che poi ha raccontato l'episodio anche sui social. Per lanciare un segnale che coinvolga tutti. «Ho detto che questa cosa ci schifa, questo clima ci umilia. Vorrei che tutti venissero coinvolti perché non succedano mai più episodi simili. Soprattutto in una città come Parma, una città aperta, accogliente, una città che conosco e dalla quale tanti miei studenti sono partiti per andare a perfezionare gli studi in quei paesi dell'Oriente che non possono e non devono fare paura. Perché il virus pegiore è sempre l'ignoranza. Ma da questo non si guarisce».

 

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LUCA PELAGATTI L'accento è quello di chi è nato all'ombra del Colosseo. E anche se i lineamenti evocano una origine lontana la sua vita si è sempre svolta tra Roma e Parma. Eppure per un gruppetto di giovani quell'accenno di occhi a mandorla si è...

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