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TRUFFA

L'iPhone è di ultima generazione. Ma l'assegno è a vuoto: condannato

05 febbraio 2020, 05:06

L'iPhone è di ultima generazione. Ma l'assegno è a vuoto: condannato

Un semplicissimo gioco da ragazzi per uno come lui: 41 anni e un bel dossier di precedenti sulle spalle. Sebbene quel nuovo iPhone costasse 949 euro e non avesse quattrini, gli era bastato rifilare alla negoziante un assegno (naturalmente) scoperto per acquistarlo senza problemi. Origini siciliane, ma da tempo residente a Parma, ieri è stato condannato dal giudice Cristina Pavarani a 6 mesi e al pagamento di 150 euro di multa per truffa. In aula, a sostenere l'accusa, il pm Massimiliano Sicilia.

Un'altra pena - seppure ancora di primo grado - che va ad aggiungersi a un curriculum fatto di condanne (definitive) per associazione a delinquere, truffa, spaccio e spendita di monete false, solo per citare alcuni dei reati. Quel giorno di giugno di cinque anni e mezzo fa era entrato in un negozio di telefonia nella zona di via Traversetolo verso l'ora di chiusura serale insieme a un amico e a una donna. Aveva le idee chiare: voleva acquistare l'ultimo modello di Iphone.

A colpo sicuro. Così come si è poi rivelato facile pagare con un assegno. Eppure la titolare del negozio aveva messo subito le cose in chiaro: via libera al pagamento con l'assegno, ma a patto di mostrare un documento di identità. E il 41enne, spiegando anche di essere un commerciante, aveva risposto con assoluta tranquillità mostrando non solo la carta d'identità (autentica), ma addirittura la tessera sanitaria e il certificato di attribuzione della partita Iva di un negozio di via Bixio.

Tanta sicurezza nel fornire tutti quei documenti che la titolare del negozio mai avrebbe potuto immaginare di avere di fronte un truffatore seriale. Che aveva firmato l'assegno da 949 euro senza battere ciglio, infilando poi la porta con il telefono. E con tanto di fattura intestata alla società proprietaria del negozio di via Bixio di cui aveva mostrato la partita Iva. Una vendita come tante per il centro di telefonia. Fino al giorno dopo, quando la titolare - dopo aver presentato l'assegno in una banca vicina al negozio - si era sentita dire che era impossibile incassarlo. Il consiglio? Quello di rivolgersi alla filiale di Parma che l'aveva emesso. Lì dove la commerciante aveva poi scoperto di essere stata beffata: il conto a cui era associato l'assegno era effettivamente del 41enne, ma desolatamente vuoto. E pieno di protesti. Inesistente, poi, anche il negozio di cui aveva mostrato un falso certificato di partita Iva. r.c.

 

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