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Langhirano

«Ero vittima di uno stalker: i carabinieri mi hanno salvata»

07 febbraio 2020, 05:04

«Ero vittima di uno stalker: i carabinieri mi hanno salvata»

BEATRICE MINOZZI

 

LANGHIRANO Mesi di angoscia, di notti insonni, di terrore, con la paura che il cellulare suonasse e che sullo schermo apparissero insulti, avvertimenti, minacce. Messaggi anonimi - «Vi diamo fuoco vivi» oppure «vi bruciamo intanto che dormite», solo per fare qualche esempio - dietro ai quali però c’era sempre lui, un ex che non si voleva rassegnare alla fine di una storia. E’ durato alcuni mesi l’incubo di una donna di Torrechiara, che nel 2017 si è trovata a fare i conti con uno stalker, condannato in primo grado nel 2019 ad una pena di tre anni e ad un risarcimento di 10 mila euro. Un incubo ad occhi aperti, dalla quale la donna e la sua famiglia (il marito e la figlia) si sono risvegliati anche grazie al lavoro dei Carabinieri della stazione di Langhirano, capitanati dal luogotenente Roberto Merella. Ed è proprio il comandante Merella e i suoi uomini che la donna vuole ringraziare «pubblicamente» dalle pagine del nostro giornale.

«Dire loro grazie è il minimo che possa fare – spiega la donna, che preferisce restare anonima -: sono stati impegnati giorno e notte, ci sono stati vicini, tempestivi e sempre presenti. Un ringraziamento è il minimo per un lavoro tanto prezioso». Il tutto ha avuto inizio una notte, quando l’auto della donna è bruciata sotto casa e, contestualmente, sul suo cellulare è arrivato il primo messaggio minatorio. Occorre però fare una precisazione: il Tribunale di Parma, che ha condannato l’uomo per stalking, lo ha però assolto per il rogo dell’auto, che di fatto è rimasto senza un colpevole. Da quella notte, comunque, i messaggi minatori si sono susseguiti ad un ritmo incalzante, costringendo la donna a sporgere denuncia ai carabinieri di Langhirano, che immediatamente si sono messi al lavoro per incastrarne l’autore.

Appostamenti, controlli e pedinamenti - dei quali lo stalker peraltro non si è mai accorto – hanno permesso al luogotenente Merella e ai suoi uomini di individuare la persona che perseguitava la donna e che si serviva di cabine telefoniche per inviare i messaggi. Grazie a questo minuzioso lavoro è arrivato il primo provvedimento: una misura cautelare che di fatto vieta all’uomo, un 52 enne di Parma, di entrare in territorio langhiranese. Quindi il processo di primo grado – durante il quale la vittima è stata assistita dall’avvocato Michele Villani - con la condanna per stalking. «I carabinieri sono stati i nostri angeli custodi – ricorda la donna -: ci siamo sentiti sicuri con loro al nostro fianco». «Quella vicenda ha impegnato per diverso tempo tutti i miei uomini – ammette Merella – ci sentivamo responsabili dell’incolumità di questa famiglia e abbiamo investito tutte le nostre energie per mettere fine a questo incubo, senza naturalmente trascurare il resto della popolazione». «Il ringraziamento della vittima ci ripaga di tutti gli sforzi ed è segno tangibile che quello che abbiamo fatto ha dato un risultato – conclude Merella –, ma questa vicenda mi permette di fare due riflessioni: il buon esito delle indagini è dovuto anche al fatto che da parte delle vittime c’è stata massima collaborazione e fiducia nel nostro operato. E, naturalmente, l’importanza di denunciare questo tipo di reato, che rimane l’unico modo di mettere fine a quello che si può trasformare in un vero e proprio incubo».

 

BEATRICE MINOZZI LANGHIRANO Mesi di angoscia, di notti insonni, di terrore, con la paura che il cellulare suonasse e che sullo schermo apparissero insulti, avvertimenti, minacce. Messaggi anonimi - «Vi diamo fuoco vivi» oppure «vi bruciamo...

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