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LUTTO

Addio a Giorgio Olivieri, lo «sceriffo»

07 febbraio 2020, 05:08

Addio a Giorgio Olivieri, lo «sceriffo»

LORENZO SARTORIO

Era da tempo che non lo si incontrava più nelle strade principali e nei borghi del centro storico e «de dla da l'acqua». Infatti, a piedi o a bordo di una scalcinata biciclettina, non si poteva non notarlo con quel look un po' stravagante e con quelle magliette che indossava solo lui. Ma sempre e comunque con la sua inseparabile macchina fotografica a tracolla e quel sorriso buono e simpatico che lo rendeva un personaggio gradevole.

Giorgio Olivieri, in arte «lo Sceriffo», classe 1944, è deceduto ieri dopo una lunga malattia che lo aveva strappato dalla scena, ossia dai borghi di quella Parma che ha amato tantissimo.

Montanaro, originario di Vigolone di Calestano, giovanissimo, si trasferisce con la mamma e la sorella in Belgio dove il padre fa il minatore come tanti nostri valligiani. Dopo pochi anni, avendo perso la mamma, Giorgio, fa ritorno nel natio borgo della Val Baganza con il padre e la sorella. A Calestano il padre, dopo avere fatto l'elettricista, prende in gestione un distributore di benzina dove si avvale della collaborazione del figlio.

Sono anni non certo rosei dal punto di vista economico per la famiglia Olivieri. Però Giorgio, più che l'elettricista o il benzinaio, ha in testa altre cose. A lui piace la musica, la mondanità, lo scattare foto. Gli piace agghindarsi in modo un po' strano come, ad esempio, indossare gli abiti da cow boy con relativo cinturone, pistola scacciacani nel fodero e l'immancabile stella da sceriffo puntata sul petto. Con questo look gira festival e balere, sagre e ritrovi quindi, quel soprannome, gli si attacca addosso come un francobollo alla cartolina.

Oltre la pistola finta, la sua arma preferita è la macchina fotografica che tiene a tracolla come una reliquia e con la quale inizia a scattare foto a cantanti alle prime armi ed in seguito a voci famose del «liscio», ad aspiranti attricette o a miss in attesa di gloria e di fasce importanti. Non ancora ventenne Giorgio approda a Parma trovando ospitalità nella redazione del Resto del Carlino a quei tempi in borgo Angelo Mazza. Inizia come strillone al pari dei colleghi «Peo», Dalmazio, Elico e «Ciclope» per poi scattare qualche foto ad eventi musicali che il quotidiano gli pubblica.

Inizia l'epopea d'oro per lo Sceriffo che, finalmente, entra in quel mondo che ha sempre amato: belle ragazze, musica, spettacolo e ballo.

Negli anni settanta il felice sodalizio con una delle regine del «liscio», Bruna Lelli, che gli consente di seguire la cantante nelle sue tourneè. Il panorama dei cantanti conosciuti da Giorgio è vastissimo : da Gianni Morandi a Luciano Tajoli, Dori Ghezzi, Peppino Gagliardi, Marisa Sannia, Nilla Pizzi, Orietta Berti, Albano, Titti Bianchi ed una delle sue preferite, Cristina D'Avena. Le sue foto appaiono su vari giornali e copertine di dischi a testimonianza che Giorgio è entrato nel giro.

Però un fatto molto increscioso che gli capitò nel 1974 e che non dimenticò mai fu l'aggressione subita a Milano dove un banda di malviventi lo picchiò selvaggiamente rubandogli la macchina fotografica che gli fu donata grazie ad una sottoscrizione alla quale aderirono anche altri colleghi fotoreporter. Fino a pochi anni fa lo si vedeva ancora transitare nel cuore della città magari da Filippo in via Mazzini o al bar Pulcinella di piazzale Picelli per mangiare un panino. Era un po' invecchiato, ma ancora sorridente, con quel viso da eterno fanciullo e quella parlata dialettale ariosa che tradiva le sue origini montanare. Con lo Sceriffo Parma perde uno dei suoi ultimi personaggi caratteristici, una delle sue anime più belle e simpatiche che francamente, oggi, non si troverebbero a proprio agio in un mondo dove è tutto indifferenza e noia.

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LORENZO SARTORIO Era da tempo che non lo si incontrava più nelle strade principali e nei borghi del centro storico e «de dla da l'acqua». Infatti, a piedi o a bordo di una scalcinata biciclettina, non si poteva non notarlo con quel look un po'...

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