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la recensione

Il luna park di Virginia Raffaele strega il Regio

11 febbraio 2020, 05:03

Il luna park di Virginia Raffaele strega il Regio

MARGHERITA PORTELLI

Istrionica, bellissima, luminosa come un luna park. Virginia Raffaele calca il palco del tempio della lirica con quel sorrisone irresistibile che da ragazzina sfoderava tra luci e suoni da baraonda: «Vuole sparare? Si vince sempre!». Attrice, conduttrice, imitatrice insuperabile, la Raffaele ha strappato applausi e risate a volontà, ieri sera al Teatro Regio, con «Samusà» (questa sera in replica alle 21, sempre al Regio), lo spettacolo-racconto sulle sue origini con cui è tornata a teatro, dopo il grande successo di «Performance» (2015) e dopo anni intensissimi di piccolo schermo, culminati con la conduzione del Festival di Sanremo nel 2019. Uno sketch dopo l’altro, Virginia canta, balla, intrattiene e diverte, fra i ricordi della sua infanzia reale, quella trascorsa al luna park dell’Eur, e il suo solito, splendente, smalto comico. Ogni gag è cucita perfettamente all’altra, due orette filano via in un batter d’occhio, e gli spettatori si divertono come da bambini fra autoscontri e ottovolanti. Sembra quasi di sentire il profumo di croccante e zucchero filato.

«Samusà», diretto da Federico Tiezzi e scritto dalla stessa Raffaele (con Giovanni Todescan, Francesco Freyrie, Daniele Prato e Federico Tiezzi), è un esperimento tutto nuovo, in cui la Raffaele ha volutamente deciso di rinunciare ai suoi personaggi di maggior successo (da Belen alla Ferilli, dalla criminologa Bruzzone a Donatella Versace), per regalarci una gamma di risate tutta nuova. A Parma per la sesta edizione di «Tutti a Teatro», lo spettacolo ha debuttato lo scorso weekend a Vignola e ora entrerà nel vivo di una tournée di un paio di mesi. «Io sono una giostraia, la mia è stata un’infanzia al contrario: tutti i bambini pregavano i genitori perché li portassero al luna park, io li pregavo per stare a casa. Avrei dato tutto per starmene in cucina con mia mamma che tirava i piatti a mio papà perché si faceva la segretaria – ha dato il benvenuto la Raffaele -. Poi, a un certo punto, me l’hanno chiuso, il luna park. Un po’ alla volta eravamo rimasti sempre meno, eravamo passati di moda. Ora mi manca tutto: le domeniche vuote a sbuffare, le domeniche piene a caricare i fucili con mia madre, i rumori delle giostre». Sul palco in compagnia di tre bravissimi acrobati, la Raffaele ha arricchito il suo racconto con intermezzi trascinanti (nei panni di una Patty Pravo Brucaliffo è magnifica) e con ogni tipo di ballo (dalla robot dance al tip tap). E se succede che addirittura il Papa vada in visita al «LunEur» per benedire il tiro a segno, sarà perché i giostrai «sono figli del freddo e dei malintesi, ma, per scaldarsi, hanno le tasche piene di umanità» oppure per cervellotiche cospirazioni che nemmeno il più fantasioso dei complottisti? La «lobby dei libri di testo» non lascia spazio a dubbi. E in una veloce disamina dei vari «tipi da luna park», impersonati magistralmente uno in fila all’altro, saltano fuori le debolezze del mondo di oggi: la paura del diverso, la diffidenza, la solitudine. Meravigliosi i costumi e naturalmente magiche le luci. Alla fine, non rimane che la voglia di farsi un giro sulla ruota panoramica o sulla nave pirata, con un sorriso che non riesce più a spegnersi e un po’ di inevitabile nostalgia nel cuore.

 

MARGHERITA PORTELLI Istrionica, bellissima, luminosa come un luna park. Virginia Raffaele calca il palco del tempio della lirica con quel sorrisone irresistibile che da ragazzina sfoderava tra luci e suoni da baraonda: «Vuole sparare? Si vince...

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