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Il caso

«Tradito dal commercialista, ora ho la casa all'asta»

di Roberto Longoni -

12 febbraio 2020, 05:09

«Tradito dal commercialista, ora ho la casa all'asta»

Dodici anni. Fosse stato condannato per una colpa grave, ora avrebbe almeno diritto ai permessi. E invece lui, innocente, non ha nemmeno uno stacco dal chiodo piantato in mezzo ai pensieri e alla vita sua e dei suoi. Fisso il tormento, fissa l'ansia che gli ha scatenato perfino il diabete da stress. E poi le notti insonni: ma come puoi dormire, quando da un momento all'altro ti sparisce il tetto da sopra la testa? Questo il rischio: che la casa pignorata sia venduta. «La prima asta è andata deserta, ma alla prossima, con la base abbassata del 20 per cento, potrebbe non andare così. E allora verremmo sbattuti in mezzo alla strada».

Lui è Pietro Menghini, uno dei 40 gabbati da Alessandro Basoli, il commercialista «amico» che con i soldi dei clienti anziché pagare le tasse cercava di colmare l'abisso dei propri debiti. Era un lattoniere, Menghini, fino a quando precipitò in un mare di guai fiscali e finanziari: sarebbe diventato «gladiatore» (Ispanico è il suo soprannome) ed esperto di giurisprudenza, uno che parla di «fumus» e di articoli di legge come un tempo poteva parlare di viti e pluviali. Menghini ricevette la visita della Guardia di finanza il 19 maggio 2008. La contabilità era perfetta e i 740 regolari, peccato che nulla era stato trasmesso all'Agenzia delle entrate. «Ero un evasore totale: per quattro anni sconosciuto al Fisco» ricorda. In tutto, al 60enne di Pontescodogna, erano stati stornati 30mila euro. «La miccia per una bomba ben più grande: 12 anni di guai senza aver commesso nulla. Ora mi trovo con la ditta annientata, la dignità calpestata e una serie di complicazioni per me e i miei figli, di 24 e 21 anni, bravissimi, che si mantengono e mi aiutano. Mentre io non posso nemmeno avere un conto corrente».

Le Fiamme gialle si accorsero subito (anche perché il caso non era isolato) che l'evasore in realtà era una vittima. «L'omissione della presentazione della denuncia permise a Basoni di guadagnare tempo» spiega Menghini, aggiungendo che con il commercialista non ce l'ha più di tanto. «Doveva essere in grande difficoltà, per comportarsi in questo modo...». All'artigiano fu offerta la possibilità di usufruire di un'adesione con l'Agenzia delle entrate. Entro 60 giorni avrebbe dovuto versare 68mila euro per chiudere la pratica. Chiese i soldi in banca, e si sentì rispondere che un mutuo gli sarebbe stato concesso: non da 50mila euro come avrebbe voluto, ma da 230mila. «A condizione che chiudessi il mutuo della casa, liquidassi il leasing dell'autocarro e mettessi un'ipoteca di primo grado sulla casa». Anche Menghini pose una condizione: «Avere la somma entro la scadenza dell'Agenzia delle entrate. Invece... Mi venne versata a termine scaduto. Così, dall'oggi al domani, i 68mila euro diventarono 200.516. A questo punto mi ritrovai con le rate del mutuo da 1.300 euro e 3.160 euro al mese da versare a Equitalia. Con la rimanenza del mutuo, andai avanti due anni. Poi, cominciarono i pignoramenti».

Intanto, nel 2013, una sentenza scagionò l'evasore suo malgrado. «Basoni fu condannato a pagarmi 200mila euro che in realtà non vedrò mai. Ma la sentenza era civile, e quindi non sufficiente a cancellare le sanzioni». Seguirono due anni «senza i soldi per il gasolio né le monete per la merenda della bambina a scuola». Giorni in fuga nella rabbia, notti in auto, a dormire nei Boschi di Carrega. Il pensiero della «scorciatoia» lo ha tentato più volte, ma lui ha sempre reagito. Anche a suon di querele: denunciò per inerzia un funzionario dell'Agenzia delle entrate e, per usura, la banca. «Nel 2015 contattai le Iene, ed entro 60 giorni i 200mila euro mi furono ridotti a 56mila: rimanevano le sanzioni per l'omissione».

Alla fine, anche quelle furono tolte. «Il mio debito era di 28.600 euro. E io ne avevo versati 76mila... Intanto, però, la banca aveva avviato la procedura per la vendita all'asta della casa. Mi rivolsi anche a Paola Dal Monte: il sostituto procuratore mi ricevette con un alto ufficiale della Guardia di finanza. Da quell'incontro partirono le indagini con l'accoglimento delle querele. Inoltre, ottenni una sospensione dei termini per 300 giorni». Provvedimento replicato fino a coprire tutto il 2019. Ma ora la vendita è esecutiva. Il 15 gennaio la prima asta è andata deserta. «E io il 14 ho denunciato penalmente la banca, con la quale ho acceso il mutuo, e il notaio presente. Li ho querelati per falso, per aver sostenuto che io avevo ricevuto una somma che in realtà non mi era stata data, come invece afferma la postilla di esecutività aggiunta dal notaio. In realtà, il mutuo in questione è stato condizionato, e quindi l'esecutività non è prevista. Presto ci sarà la seconda asta, con il ribasso del 20 per cento sul prezzo base della prima. Se mi portano via la casa, sarebbe l'ingiustizia finale».

 

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