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Busseto

Terrorismo, arrestato un tunisino a Busseto

12 febbraio 2020, 05:00

Terrorismo, arrestato un tunisino a Busseto

LUCA PELAGATTI

Il reato contestato è quello di aver addestrato potenziali terroristi. E anche se una simile accusa evoca scenari mediorientali o contesti da lontane metropoli è dalle nostre parti che sono scattate le manette.

Per la precisione a Busseto dove, nelle prime ore di ieri mattina, il personale della polizia di Stato ha arrestato un cittadino tunisino di 25 anni ritenuto vicino agli ambienti del terrorismo islamico. Ed evidentemente pericoloso.

Dell'inchiesta che ha portato al fermo per ora si sa molto poco. Il riserbo da parte degli investigatori della questura è assoluto e quello che trapela sono solo indiscrezioni.

Gli agenti sono comunque entrati in azione dopo una lunga indagine che ha sfruttato anche le tecnologie più moderne. Le stesse che personaggi di questo genere utilizzano per tenersi in contatto con chi è poi chiamato, concretamente, ad entrare in azione e compiere gli attentati.

Non è ancora chiaro se nell'abitazione dell'uomo siano state trovate armi, ma per l'intera giornata di ieri la casa è stata passata al setaccio così come sono stati acquisiti gli strumenti di comunicazione, cellulari e computer, in suo possesso. Con la speranza di arrivare ai complici e risalire ai terminali della organizzazione di cui faceva parte.

Al momento sembra che il blitz della polizia, coordinata dalla procura di Parma e di Bologna, abbia riguardato solo questo tunisino e che non ci siano stati altri arresti ma non si escludono sorprese. E solo nelle prossime ore, dopo le concitate fasi dell'arresto, si potranno avere maggiori dettagli.

Non è la prima volta che immigrati ritenuti vicini agli ambienti islamisti sono stati arrestati nella nostra provincia. Il primo caso a portare l'attenzione degli inquirenti su infiltrazioni jihadiste risale al 2003 quando ad Alberi di Vigatto vennero fermati due curdi iracheni ritenuti reclutatori del gruppo Ansar Al-Islam. Ovvero quelli che organizzavano il viaggio verso i campi di addestramento gestiti da Al Zarkqawi con cui comunicavano con telefoni satellitari Quattro anni dopo gli uomini della Digos fecero irruzione in un bilocale malmesso di via Imbriani. All'interno due quarantenni algerini, borsoni pieni di cd e dvd oltre a mucchi di strani fogli scritti in arabo dal contenuto inquitante: quei due infatti erano mujaheddin sfuggiti alle pulizie etniche e agli stermini in Serbia che viaggiavano con pachi di dischetti zeppi di materiale utile per formare nuovi combattenti.

Aveva lasciato invece tracce su Facebook della sua adesione all'Isis il marocchino di 30 anni fermato ed espulso dal nostro paese nell'agosto del 2016 dopo che grazie al monitoraggio della rete e dei tabulati telefonici erano emersi inquietanti manifestazioni di adesione ideologica all’autoproclamato Stato islamico e contatti con soggetti a rischio eversione.

Era invece riuscito a svanire prima dell'arrivo dei poliziotti Muhammad Majid, meglio noto come Mullah Fouad, un rifugiato curdo iracheno che per due anni ha abitato al sesto piano di un appartamento di via Garibaldi. Secondo il suo racconto era solo un poveraccio sfuggito alle strade di Saddam. Secondo i giudici milanesi, invece, era un professionista nel traffico di «uomini bomba», capace di esportare kamikaze, per colpire le truppe americane. Di lui nella casa rimasero solo alcuni abiti. E il racconto surreale dei vicini che sentiti dagli agenti sgranarono gli occhi: Un terrorista? Ma se era sempre così gentile».

 

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