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PROCESSO

Mazzette Arpa, Lovati condannato a 4 anni e 3 mesi

13 febbraio 2020, 05:06

Mazzette Arpa, Lovati condannato a 4 anni e 3 mesi

GEORGIA AZZALI

Mazzette di qualche migliaia di euro, nessuna cifra stratosferica. Ma anche punte di Parmigiano e prosciutti. Eppure sarebbe bastato un pugno di banconote per aggiustare i controlli ambientali tra il 2007 e il 2008. A quasi nove anni dalla prima udienza del processo e a più di undici anni dai primi arresti è arrivata la sentenza (di primo grado) del dibattimento: 4 anni e 3 mesi a Marco Lovati, dipendente (sospeso) della sede parmigiana dell’Arpa (ora Arpae), per induzione indebita a dare o promettere utilità. Per diversi reati, poi, è scattata la prescrizione e in un caso il tecnico è stato assolto perché «il fatto non sussiste». Il collegio, presieduto da Gennaro Mastroberardino, ha riqualificato il reato di concussione (modificato dalla legge entrata in vigore nel 2012) in induzione indebita a dare o promettere utilità. A processo erano finiti anche Angelo Corradi, direttore dell'associazione Unima, e Paolo Francesco Zaccaria, ex sottufficiale della Finanza: nei loro casi la riqualificazione del reato di concussione ha fatto scattare la prescrizione. Per Zaccaria, che però è già stato condannato in via definitiva a 3 anni per induzione indebita a dare o promettere utilità in un altro filone della stessa inchiesta, il pm Paola Dal Monte aveva chiesto in questo caso l'assoluzione. Il tribunale ha poi riconosciuto ad Arpae, che si era costituita parte civile, un risarcimento di 50mila euro.

Un processo «infinito», con cambi di giudici che hanno fatto ripartire ogni volta il dibattimento da capo. E, ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio, i giudici hanno deciso di riqualificare la maggioranza dei reati in induzione indebita e in parte in corruzione, il che ha fatto scattare in diversi casi la prescrizione. «Siamo soddisfatti perché sono state accolte le nostre istanze, visto che avevamo chiesto la riqualificazione dei reati - sottolinea Gabriele Bordoni, difensore di Lovati -. Appello? Lo valuteremo, ma bisogna considerare che a giugno dovrebbero essere prescritti anche tutti gli altri reati».

Il primo blitz della Finanza era scattato nel dicembre del 2008. Sei gli arrestati, tra i quali lo stesso Lovati che, dopo aver ottenuto i domiciliari, ritornò in cella nel giugno del 2009, quando dietro le sbarre finì anche Zaccaria. Corradi fu spedito ai domiciliari durante il primo blitz, ma un paio di settimane dopo fu rimesso in libertà dal Riesame. Dal carcere ai domiciliari, e con il passare dei mesi tornarono poi liberi anche Lovati e Zaccaria. La maggior parte degli altri imputati ha deciso di patteggiare già nei mesi successivi, con pene comprese tra i 10 mesi e i 4 anni e 3 mesi. Lovati, il brigadiere della Fiamme gialle e Corradi scelsero invece la strada del processo ordinario.

Ruoli differenti nel contesto dell'indagine. Per quanto riguarda questo filone processuale, è sicuramente Lovati la figura centrale. Dodici i capi di imputazione (concussione e tentata concussione) di cui doveva rispondere, molti dei quali in concorso con altri imputati già usciti di scena con il patteggiamento. Due, invece, gli episodi contestati a Corradi e uno a Zaccaria.

Controlli pilotati nelle aziende. Accertamenti che potevano essere superati solo sborsando un po' di soldi, regalando qualche prodotto alimentare e a volte anche dei buoni carburanti. Era questo, secondo la procura, il sistema messo in piedi da Lovati e dai colleghi Fausto Allari, Enrico Sidoni, Beniamino Ghiretti e Roberto Carretta per convincere gli imprenditori ad essere generosi. E in tanti chinarono la testa.

 

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GEORGIA AZZALI Mazzette di qualche migliaia di euro, nessuna cifra stratosferica. Ma anche punte di Parmigiano e prosciutti. Eppure sarebbe bastato un pugno di banconote per aggiustare i controlli ambientali tra il 2007 e il 2008. A quasi nove...

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