Sei in Gweb+

Terrorismo

Video di stragi e corsi per costruire le bombe: la vita segreta del 25enne tunisino

13 febbraio 2020, 05:01

Video di stragi e corsi per costruire le bombe: la vita segreta del 25enne tunisino

LUCA PELAGATTI

 

Aveva memorizzato come si preparano le molotov, schedato gli ingredienti per una bomba da preparare in casa, catalogato le tecniche degli 007: quelli che lottano a mani nude e che sanno svanire nel nulla. Per ricomparire e colpire altrove.

Il tutto in quella casa modesta nella Bassa, a due passi da Busseto, una di quelle vecchie cascine dove ti aspetti al massimo che ci siano quaderni a quadretti con le ricette della nonna. E dove invece, nella memoria di un cellulare, si ammassavo inni alla jihad, video di attentati, esaltazione dei mujaheddin che fanno esplodere gli infedeli. Che poi potremmo essere un po' tutti noi.

Iniziano ad emergere dettagli sull'arresto di Mounir Barhoumi, il 25enne tunisino bloccato martedì mattina in un cantiere di Busseto dagli uomini della polizia di Stato dopo che a suo carico la procura di Bologna aveva messo insieme un corposo fascicolo che lo descrive come un simpatizzante del terrorismo di matrice islamica. E che lo accusa di autoaddestramento con finalità terroristica.

Secondo quanto affermato nel decreto di fermo dal Pm Antonella Scandellari l'uomo, arrivato in Italia dalla città tunisina di Jendouba nel 2010 per ricongiungersi con il padre, avrebbe frequentato siti e chat legate al mondo islamista e avrebbe avuto contatti con persone ritenute vicine a quel mondo. Quelle, per capirci, che come lui stesso aveva scritto in alcuni appunti, omaggiano «Allah con la morte» e sono pronti ad innalzare con il proprio sangue «la parola di Allah che sarà suprema».

Farneticazioni e fantasie di una mente disturbata? Secondo quanto scritto dagli investigatori non sarebbe così. E anche se a suo carico non esistono precedenti, se ufficialmente si tratta solo di un muratore al di sopra di ogni sospetto, negli ultimi mesi a suo carico da parte di Digos e polizia postale sarebbero stati raccolti indizi pesanti.

Barhoumi avrebbe infatti scaricato in «50 giorni una quarantina di video» che mostrano video di attentati, esecuzioni e discorsi di predicatori che incitano alla jihad. Già questo sarebbe inquietante: ma secondo gli investigatori ci sarebbe ben di più. Come le circa duecento schede di «consigli e istruzioni» per realizzare ordigni artigianali» e le lezioni di tecniche di combattimento oltre a materiale utile per diventare un esperto nell'eludere gli inseguitori ed evitare la cattura. Il tutto inframmezzato da testi manoscritti inneggianti al martirio.

Una mole di materiale che ha spinto la Procura ad emettere l'ordinanza di custodia cautelare che ha aperto per il tunisino le porte di via Burla, dove si trova tutt'ora, mentre oggi si svolgerà l'udienza di convalida.

«Sarà l'occasione anche per parlare con il mio assistito - si limita a dire l'avvocato difensore del tunisino, Roberto Filocamo che lo segue da alcuni mesi, cioè da quando per la prima volta le forze dell'ordine sono andate nella casa della frazione Sant'Andrea per una perquisizione. Che ha permesso di raccogliere quei materiali riassunti nel decreto di fermo.

Un corposo documento in cui gli investigatori sottolineano la differenza con altri casi avvenuti in Italia e che prevedevano una sorta di indottrinamento attraverso la frequentazione di moschee o luoghi di riunione.

«In questo caso invece - prosegue il pm - gli indizi a carico del tunisino vanno valutati tenendo conto della jihad globale che porta gli aspiranti mujahidin a cercare, per la loro formazione e addestramento, contatti e incontri sul web». Una palestra virtuale, e quindi molto difficile da controllare, in cui con cautela da tempo si stanno infiltrando gli uomini delle forze dell'ordine che tengono d'occhio gruppi come «L'esercito del Califfato» o «I Nasheed dello stato islamico». E già i nomi scelti spiegano il tono degli scambi che avvengono tra quei cellulari. In particolare pare che ad incastrare il 25nne sarebbe stata la frequenza di un gruppo radicato in centro Italia ritenuto uno dei più attivi.

Ora, ovviamente, le indagini proseguono e si sta lavorando con impegno per scoprire contatti e legami del tunisino. E scoprire se quel predicare azioni violente fosse solo una posa. O nascondesse un progetto concreto da mettere in pratica.

LE REAZIONI POLITICHE

Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale della Lega Emiliano Occhi che ha espresso un «plauso alle forze dell’ordine ricordando che non bisogna mai abbassare la guardia. Il terrorismo islamico spesso è silente e installa le proprie basi operative lontano dai contesti di azione proprio per dare meno nell’occhio».

«Ringraziamo le forze dell'ordine per la brillante operazione - ha aggiunto - Francesca Gambarini, del comitato nazionale di Cambiamo! -

e prendiamo atto che il pericolo del terrorismo non è scomparso o diminuito ma, anzi, è molto più vicino a noi di quanto si possa pensare. . Chiediamo al Governo di non abbassare le guardia e intensificare i controlli».

 

LUCA PELAGATTI Aveva memorizzato come si preparano le molotov, schedato gli ingredienti per una bomba da preparare in casa, catalogato le tecniche degli 007: quelli che lottano a mani nude e che sanno svanire nel nulla. Per ricomparire e colpire...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal