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LUTTO

È morto Luca Aroldi, presidente del Collecchio softball

14 febbraio 2020, 05:07

È morto Luca Aroldi, presidente del Collecchio softball

ANDREA PONTICELLI

COLLECCHIO Sotto shock il Collecchio softball, in lacrime il mondo dei diamanti piccoli, un vuoto enorme nell'ambiente dei subacquei.

È morto ieri, improvvisamente e prematuramente a 60 anni, Luca Aroldi, presidente della società collecchiese del batti e corri al femminile e anche socio fondatore della Sub Center Parma, società che ha portato nelle profondità marine migliaia di persone, la gran parte guidata e istruita proprio da Luca.

Nel softball lascia un vuoto, bene espresso da Carlo Levati, a sua volta presidente del Collecchio ma nel settore baseball: «ne parlo come se fosse ancora insieme a me. In queste ore mi sembra quasi di vederlo parlare con me e con tutti i nostri dirigenti sulle idee e sulle iniziative migliori per sviluppare il batti e corri e per dare ancora più visibilità ai nostri due sport. Dovremo abituarci, e faremo molta fatica, all'idea di non averlo più con noi: ma resta in me e in tutto il consiglio il ricordo bello e trasparente di un uomo che prima di essere dirigente era soprattutto un amico».

Ecco, Luca voleva bene al softball e di riflesso a chi se ne occupava con diversi incarichi sui diamanti piccoli. Lo dimostrava soprattutto quando accoglieva con un sorriso chi arrivava a Collecchio - sia i giocatori sia i dirigenti federali - per partecipare in estate ai tonei giovanili, il Bruni, il Piccolo Colle e il Romeo Trophy.

In queste ore di lutto e di ricordi Giorgio Acerbi, dirigente del Collecchio softball, lo rivede durante questi tornei «sempre in prima fila per coordinare le centinaia di volontari impegnati nel lavoro organizzativo: aveva successo proprio grazie alla sua presenza».

Aveva il batti e corri nel sangue e nel suo dna. Logico: suo padre Valter era un pioniere. Aveva giocato negli anni Cinquanta-Sessanta anche in serie A, poi negli anni Settanta - da dirigente della Montebello - era diventato ancora più popolare quando proiettava nel salone parrocchiale della società gremito di appassionati i primi filmini di baseball americano.

In questo terreno è germogliata la passione di Luca per il batti e corri. Prima come giovane giocatore della Montebello, in campo da 12 a 19 anni: ma aveva dovuto smettere quando la sua squadra non è più esistita perché tutti i suoi giocatori sono dovuti partire per il militare.

Poi come dirigente del softball: una folgorazione nata grazie a sua figlia Elena. Quando ha cominciato a giocare nelle Ragazze del Collecchio lui, da buon papà, si è subito offerto per il ruolo di dirigente accompagnatore, un compito dove non è facile trovare persone disponibili a perdere ore di sonno e di lavoro.

Ha mosso in questa giovane formazione i primi passi sul cammino poi sfociato nella nomina a presidente del Collecchio softball, nel 2014.

Levati lo ricorda mentre «da dirigente ricopriva questo incarico con la soddisfazione di lavorare per il bene del softball; con la felicità di vedere la nostra squadra giocare da alcuni anni nella massima serie; e da papà, con l'orgoglio di vedere le sue due figlie con un grande futuro nel softball parmigiano».

Elena è adesso lanciatrice nella Crocetta in A2, Silvia gioca nelle giovanili del Collecchio e fa parte anche della nazionale Under 15: suscita adesso una grande commozione rileggere i suoi post su Facebook dedicati alle figlie e alle loro imprese sui diamanti piccoli, e quasi vien da piangere ripensando al suo orgoglio di papà quando chiamava la minore Silvietta.

Lo stesso sentimento d'amore e di commozione avvolge adesso tutto il mondo dei sub parmigiani.

Faceva parte della Sub Center Parma: insieme agli altri istruttori della società fondata nel 1982 ha fatto ammirare a migliaia di persone l'immenso spettacolo delle profondità marine, fedele soprattutto a un motto: «tutti possono diventare sub, non occorre essere dei superuomini». Non lo era lui per primo: ci ha insegnato la bellezza di tuffarsi in mare e di amare il softball.

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