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Sanremo, dietro le quinte con Cantarelli

14 febbraio 2020, 05:07

Sanremo, dietro le quinte con Cantarelli

PIERANGELO PETTENATI

Le polemiche, le critiche, i litigi, le dirette interminabili, le ore di chiacchiere e commenti, i social, i giudizi schizofrenici sulle canzoni e sui cantanti; anche quest’anno al Festival di Sanremo musicisti, addetti ai lavori e pubblico si sono divisi su tutto tranne che su una canzone: «Ho amato tutto» di Tosca.

Se l’interpretazione della cantante è stata fondamentale, è però indispensabile riconoscere tutti i meriti al suo autore, il parmigiano Pietro Cantarelli, non nuovo al Festival ma alla prima esperienza da protagonista: «Siamo arrivati a casa carichi di tanto affetto e un’ondata altissima di riconoscenza per noi che cerchiamo di portare lì un’emozione. Vedere che è arrivata così lontano e a così tanta gente per noi è il massimo. Le classifiche non ci interessavano, ma così in alto, la prima donna, con una canzone così, è davvero un grande risultato».

Soprattutto, è una canzone che è arrivata a tutti…

«Sì, le persone sono state davvero toccate. I numeri che sta facendo anche on line significa che in molti la stanno riascoltando più volte e questo era il nostro obiettivo. Mentre tornavo in treno da Sanremo ho trovato gente che parlava continuamente della canzone. Io ovviamente sono stato zitto, ma è stato un bel riconoscimento».

Che vita avrà ora questa canzone?

«Quando le canzoni iniziano in maniera positiva, poi vivono di vita propria. L’apparato che c’è intorno a Tiziana provvederà a promuoverla al meglio perché è il momento di spingere l’acceleratore. Sicuramente verrà adattata anche in francese, spagnolo e portoghese».

Come avete vissuto la settimana sanremese?

«Ero già stato a Sanremo per cui sapevo che ci sarebbe stata una baraonda incredibile di persone così sono arrivato preparato. Metà della giornata passava tra prove e incontri con Tosca per parlare dell’esibizione, rivedere quello che avevamo fatto mentre l’altra metà restavo isolato e tranquillo per mantenere la concentrazione».

Con gli altri cantanti e musicisti, il rapporto com’era?

«Sanremo è anche una bellissima occasione per rivedere tante persone che durante l’anno non vedi mai, a causa dei reciproci impegni. Soprattutto è stato bello vedere la stima da parte dei direttori d’orchestra e dei musicisti, anche di quelli che non conoscevo. Il loro supporto è stato fondamentale».

Non a caso, Tosca ha vinto proprio il premio assegnato dagli orchestrali...

«Probabilmente hanno riconosciuto un certo tipo di canzone senza tempo, perché poteva essere stata scritta tra vent’anni così come cinquant’anni fa. L’unico rammarico è che Tosca avrebbe meritato anche il premio della critica, un po’ per la storia del premio, per la filosofia che ha. Ho il massimo rispetto per Diodato, che conobbi agli esordi 5 anni e che ammiro per quello che fa, però aveva già vinto tanti altri premi. Va comunque benissimo così».

Parlando di orchestrali, sono vere le polemiche sui loro compensi?

«Sì, è assurdo che guadagnino così poco e che spesso vengano messi in condizioni di non poter rifiutare quell’ingaggio. Forse si potrebbe rinunciare a uno dei tanti ospiti che allungano enormemente la serata e premiare il lavoro degli orchestrali, che dal mese precedente sono impegnati dalla mattina fino a notte tutti i giorni per 50 euro al giorno».

Quali sono i suoi prossimi impegni? Sarà possibile vedere presto Pietro Cantarelli a Parma?

«Sono appena tornato a Parma ma sono già al lavoro per completare il disco di Samuele Bersani, dopodiché dovrò produrre due canzoni per il nuovo disco di Ornella Vanoni. Parteciperò a qualche apparizione promozionale di Tosca e appena possibile tornerò a suonare a Parma».

 

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