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Funerali

Addio Alessia, piccola grande campionessa di vita

16 febbraio 2020, 05:07

Addio Alessia, piccola grande campionessa di vita

ROBERTO LONGONI

 

Bianca la maglietta della Magik e bianco e rosa il cuscino di fiori sul legno chiaro della bara. Bianchi anche i paramenti di don Nando Bonati, alleggeriti del viola del lutto. «Il bianco è la somma di tutti i colori. Sta a testimoniare tutte le sfumature dell'esistenza e la ricchezza di tutto ciò che ci ha lasciato Alessia nella sua breve vita». Spente le note iniziali dell'organo, la voce del parroco del Buon Pastore si fa strada tra i singhiozzi di chi occupa le panche e di chi, in piedi, è assiepato lungo le pareti circolari della chiesa. Altri sono fuori, tra i porticati che abbracciano il sagrato della piccola San Pietro della Crocetta.

È il giorno dell'addio ad Alessia Zambrelli, atleta e studentessa, morta sulla soglia della vita: lo spazio sembra non poter contenere tutto questo dolore concentrato. Lo si respira nell'aria, ci si sprofonda, ovunque si osservi: sguardi affogati nel pianto, occhi rossi, labbra strette. Unisce le Gazzelle, le piccole allieve di «Zambra», e i loro genitori, le allenatrici e i dirigenti, le compagne di squadra della Magik rosa e i ragazzi della Magik maschile, con le loro felpe blu, e i compagni di scuola del Bertolucci, gli insegnanti, i parenti e gli amici di Alessia, i nonni, la sorella Erica («Tata» per lei) e i genitori, Cecilia e Gian Luca, ex calciatore e allenatore di centinaia di ragazzi. Una delle sue due ragazze, campionessa anche per gli altri, gli è stata portata via.

Perché? Lo chiese lo stesso Cristo al Padre, poco prima di rendere lo spirito sul Golgota, ricorda il sacerdote. Don Nando si volta per un attimo verso il grande crocefisso appeso alle spalle dell'altare ed esorta ad avere fede e fiducia. O almeno a non chiudere le porte alla speranza, a portarne il germe con sé. Sa bene che, per quanto ci si affidi alle preghiere, gli sguardi dei fedeli sono intrisi di questa domanda. Perché? In mattinata, il sacerdote ha dato l'addio a una nonna di 94 anni. E ora ad Alessia, 18. «Qualcuno dirà che nemmeno la morte è giusta - mormora il parroco, allargando le braccia -. Non so».

Più che un funerale, a tratti, sembra una messa pasquale. Volta a celebrare più la Resurrezione che la Passione. Alessia, il suo calvario l'ha avuto, ma non gli ha mai permesso di essere più grande di lei. È già questo a renderla ancora viva. E così l'altare diventa una tavola. A prepararla, con l'ostia e il vino, vengono chiamate le amiche e un'allenatrice della Magik. Un ragazzo porta il calendario del 2020 realizzato dal Centro di oncoematologia pediatrica del Maggiore. Il sole del mese di luglio splende nel sorriso di Zambra con il pallone da pallacanestro. Non è una sfera di gomma piena d'aria, ma un piccolo pianeta abitato da sogni per lei che viveva di basket e scuola. «Quando allaccio le scarpe ed entro in campo mi sento libera - diceva Alessia -. Quando prendo la palla in mano volo». Luglio era il suo mese natale. Non c'è arrivata, ma quando si volterà quella pagina, lei sarà ancora lì a ricordare quanto valga la pena lottare giorno per giorno.

Per questo la gente affolla la chiesa. Per ringraziare e chiedere aiuto. C'è chi lo farà con uno sguardo e un abbraccio, chi prendendo la parola all'altare. Per dare voce a una poesia di Antonia Pozzi. «”E poi - se accadrà ch'io me ne vada” - declama con un filo di voce la professoressa Barbara Spotti - “resterà qualchecosa/ di me/ nel mio mondo-/ resterà un’esile scìa di silenzio/ in mezzo alle voci-/ un tenue fiato di bianco/ in cuore all’azzurro...». O leggendo lettere struggenti, come Pietro Ferrari, a nome della classe («Ti sei portata via un pezzo del nostro cuore»), o l'amica Laura (Lalla) Chierici («Hai amato ogni cosa e persona che ti stesse vicino»).

Altri hanno in tasca una lettera da consegnare ai genitori alla prima occasione. «Cara Alessia - scrive Francesco Cattellani, il prof d'italiano di Zambra - dopo aver voluto vivere la vita di sempre, dopo aver voluto restare con noi a tutti i costi, dopo aver regalato a tutti il tuo sguardo leggero e paziente, non ti scordare di noi. Ricorda a tutti noi di non cercare la via più facile, la giustificazione a ogni costo, il successo senza merito, la soddisfazione senza la fatica. Non possiamo più dimenticare quello che sei stata e quello che hai fatto, perché è ormai parte di tutti noi, tu sei diventata parte di noi, delle nostre quotidiane incertezze, delle nostre segrete infedeltà, delle nostre stupide pigrizie, delle nostre inevitabili mediocrità. E perciò, cara Alessia, tu non scordarti di noi». Verrà luglio, e lei sorriderà ancora dal calendario e dal suo altrove. Passerà luglio, Alessia resterà.

 

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