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CASSAZIONE

Delitto di Elisa, condanna definitiva per l'ex fidanzato: 30 anni

16 febbraio 2020, 05:06

Delitto di Elisa, condanna definitiva per l'ex fidanzato: 30 anni

GEORGIA AZZALI

Si era presentato elegante e curato. Perché quello sarebbe stato comunque l'ultimo incontro. L'ultimo incontro segnato dalla crisi, prima di riprendere il cammino accanto a lei. O l'ultimo incontro con la donna che aveva deciso di guardare oltre, di percorrere la sua strada, dopo quella relazione lunga tredici anni. Aveva già deciso, Luigi Colla: se quel 10 settembre 2016 Elisa Pavarani non avesse cambiato idea, non sarebbe uscita viva dall'appartamento di largo Carli. Colpita alle spalle con un coltello da cucina, poi almeno altri sette fendenti al torace e all'addome. A 39 anni aveva deciso di lasciarsi alle spalle quella storia ormai logora, ma l'addio era inaccettabile per l'ex fidanzato. Un omicidio premeditato (oltre che aggravato dalla minorata difesa) anche per la Cassazione, che ha scritto la parola fine sulla vicenda giudiziaria: 30 anni confermati per Colla, rinchiuso in carcere già poche ore dopo il delitto. La sola aggravante della premeditazione l'avrebbe fatto finire all'ergastolo, ma la scelta del rito abbreviato gli ha permesso di poter contare sullo sconto di un terzo della pena.

Era la sentenza che la famiglia, i parenti e gli amici di Elisa attendevano tra speranza e timori. Alcuni hanno deciso di andare a Roma, di seguire da vicino l'ultimo capitolo di questo processo dolorosissimo. «A nome della famiglia, vorrei ringraziare il pubblico ministero e i giudici, magistrati che hanno dimostrato grande attenzione e scrupolo - dice Maria Alice Stocchi, cugina di Elisa -. E vorrei esprimere un grazie di cuore all'avvocato Francesca Degli Antoni, che ci è stata sempre vicina dimostrando grande professionalità».

La ricostruzione dell'accusa ha retto fino alla fine. In particolare, non è stata scalfita l'ipotesi della premeditazione, basata essenzialmente sulle ricerche che Colla - 46 anni, operaio in una ditta di Parma - fa online a partire dal 3 settembre, una settimana prima dell'omicidio: digita sul pc le parole «omicidio volontario», «delitto passionale», «vizio parziale di mente» e «carcere di Parma».

Eppure, fin dal primo momento, pur confessando il delitto, Colla ha sempre sostenuto la stessa versione: «A un certo punto lei mi ha umiliato, abbiamo litigato, e io l'ho colpita». Il delitto d'impeto, la strada che gli avrebbe garantito una condanna quasi dimezzata. Ma il ricorso in Cassazione, presentato dall'avvocato Claudia Pezzoni, che però è subentrata nella difesa solo dopo l'appello, è stato dichiarato inammissibile.

Oltre alle navigazioni in internet, i risultati dell'autopsia hanno disegnato una scena dell'aggressione che escluderebbe l'omicidio d'impeto. Elisa viene colpita al torace e all'addome, ma le prime due coltellate sono scagliate quando è girata di spalle. Nessun segno di lotta né di resistenza, tranne una minima reazione dopo i due fendenti iniziali.

Elisa vittima del ricatto dell'«incontro chiarificatore». Ma dopo tredici anni insieme non avrebbe mai potuto pensare a quel disegno di morte. Era preoccupata per lui. Pensava addirittura potesse farsi del male perché la loro storia era finita. Mentre lui aveva già architettato tutto.

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