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Intervista

Djivas: «Così la Pfm celebra De Andrè»

17 febbraio 2020, 05:02

Djivas: «Così la Pfm celebra De Andrè»

PIERANGELO PETTENATI

Venerdì alle 21, al Teatro Regio di Parma, a distanza di 40 anni (e a 20 dalla morte di De André), la Pfm torna per riproporre le canzoni dello storico tour che fecero insieme al cantautore genovese a cavallo tra il 1978 e il 1979. Del significato di allora, così come di quello attuale, ne parla il bassista Patrick Djivas: «Quei concerti e quei due dischi sono rimasti nel cuore degli italiani. De André era talmente dentro ognuno di noi che questa cosa resterà per tutta la vita. Sono passati 40 anni ma credo che fra altri 40 lo si ascolterà ancora».

Qual è il segreto di questo concerto?

«Anche i più giovani, come ne vengono tanti a questi concerti, trovano in queste canzoni le risposte o comunque i suggerimenti ai dubbi di ogni giorno. Il lavoro che ha fatto Fabrizio è stato straordinario e noi abbiamo cercato di farlo arrivare attraverso la musica, che è il veicolo più immediato per arrivare alla gente».

Come siete riusciti a prendere queste canzoni, già così forti, e farne un qualcosa di nuovo, altrettanto forte anche se completamente diverso?

«Il lavoro di De André è sempre stato basato quasi esclusivamente sui testi ci lavorava talmente tanto, era talmente pignolo e scrupoloso in ogni dettaglio che alla fine erano perfetti. Ma era anche un musicista, un artista di qualità e le sue musiche erano belle. Quello che forse tralasciava, come un po' tutti i cantautori, era il modo di vestire questa musica. Noi abbiamo cercato di fare con la musica quello che lui faceva coi testi, mettendo e cambiando le note fino ad arrivare al massimo, finché non potevamo fare meglio di così. Per fortuna avevamo musicisti molto eclettici, capaci di suonare e mescolare di tutto».

Per questa celebrazione riascolteremo le canzoni com'erano allora o ne avete approfittato per portare qualche cambiamento?

«Sono molto simili a com'erano. Questo è un anniversario, non una rivisitazione. Ovviamente, è passato del tempo per cui abbiamo riascoltato i dischi per riprodurre tutte le atmosfere e i dettagli di allora. E siamo rimasti sorpresi per la precisione e la cura che avevamo messo. Può cambiare qualche parte individuale perché ci sono musicisti diversi e gli stessi musicisti sono cambiati, ma l'arrangiamento corale è rimasto com'era. Tranne la parte centrale, dove facciamo “La buona novella”; lì ci sono cose che in molti non hanno mai sentito ma è una parte che fa impazzire la gente».

Il film ritrovato su quei concerti vi fa concorrenza o vi aiuta?

«Sicuramente ci aiuta. Il film non è perfetto dal punto di vista delle immagini perché le luci non hanno niente a che vedere con quelle di oggi e la qualità delle riprese lascia a desiderare, però il suono è fantastico. È stato registrato così, con 2 tracce e senza alcun intervento a parte un'equalizzazione. È esattamente come abbiamo suonato quella sera, mentre non sapevamo di essere registrati. I dischi dal vivo di oggi sono quasi interamente rifatti in studio e anche dal vivo c'è un sacco di roba suonata dai computer. All'epoca stavi ben attendo a non fare errori perché andare a correggere un 24 piste analogico era molto complesso per cui dovevi stare attento a non fare errori; quella sera non lo sapevamo e ci siamo lasciati andare senza pensare, ma è venuta una fuori una parte musicale superiore al disco. E poi c'è la voce di Fabrizio che è spettacolare, lui canta con una determinazione e una gioia incredibile. Io di solito sono molto critico sulle cose che faccio, ma quando l'ho visto sono rimasto io stesso molto colpito».

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PIERANGELO PETTENATI Venerdì alle 21, al Teatro Regio di Parma, a distanza di 40 anni (e a 20 dalla morte di De André), la Pfm torna per riproporre le canzoni dello storico tour che fecero insieme al cantautore genovese a cavallo tra il 1978 e il...

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