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Ospedale Vecchio, 18 casette per i rondoni. Mayer: «Meraviglioso»

17 febbraio 2020, 05:01

Ospedale Vecchio, 18 casette per i rondoni. Mayer: «Meraviglioso»

Vittorio Rotolo

«It’s wonderful». Compiuti i primi passi all’interno del cantiere dell’Ospedale Vecchio, Edward Mayer - tra i massimi esperti al mondo di ornitologia - individua subito i nidi artificiali posizionati sui ponteggi.

«È meraviglioso», esclama. Ed ha ragione. Si tratta infatti di un intervento innovativo, che consentirà ai rondoni, ormai prossimi (in primavera) al rientro dall’Africa subsahariana, di ritrovare la «casetta» che si erano in precedenza costruiti, tra le fessure di un edificio ora oggetto di un corposo intervento di restauro. Diciotto i nidi artificiali sistemati sulle facciate dell’Ospedale Vecchio, dove resteranno per tutto il periodo dei lavori. Il passo successivo sarà la «chiusura selettiva» delle buche pontaie esistenti nello storico edificio: i fori verranno sostanzialmente ristretti, in modo da consentire l’ingresso ai rondoni, ma non ai piccioni. «Tutelare la nidificazione dei rondoni, è fondamentale» ribadisce Mayer. «Vi sembrerà incredibile, ma una famiglia di questa specie cattura qualcosa come 20 mila insetti al giorno. In Italia - rileva l’esperto - ho ragione di ritenere che si tratti del primo intervento di questo tipo, almeno su una tipologia di cantiere così ampia e complessa. Parma è una città davvero all’avanguardia, sul versante dell’eco-restauro. In questa città - prosegue Mayer - ho trovato un tessuto di associazioni ambientaliste vivo e propositivo, riscontrando la giusta sensibilità anche fra i progettisti. In altri paesi, queste pratiche sono consolidate da decenni». I naturalisti di Parma hanno chiesto all’amministrazione comunale di adottare provvedimenti specifici. «Il dialogo c’è. E lo dimostra lo stesso lavoro che, insieme ai tecnici di Parma Infrastrutture, è stato portato avanti proprio qui, nel cantiere dell’Ospedale Vecchio» premette Francesco Mezzatesta, coordinatore del Gruppo Rondini-Rondoni. «Ma la necessità - spiega - è dotarsi di una regolamentazione ben precisa. All’amministrazione abbiamo chiesto di non chiudere tutti i fori presenti nei muri dei centri storici, ma semplicemente di ridurne il diametro, in modo da favorire la riproduzione dei rondoni». I nidi artificiali erano stati posizionati anche sui ponteggi del Complesso di San Francesco, dove ora è stato concluso l’intervento di chiusura selettiva delle buche pontaie. «A San Francesco, circa la metà dei nidi artificiali sono stati abitati dai rondoni» racconta Andrea Beseghi, docente e coordinatore del progetto «Edifici Viventi», dopo il monitoraggio effettuato dagli studenti del liceo scientifico Ulivi. Che proseguirà anche nei prossimi mesi. «Gran parte dei nidi artificiali sono stati donati dal Centro italiano studi nidi artificiali» riferisce Laura Dello Sbarba, vice presidente di Ada Onlus-Associazione donne ambientaliste di Parma, accanto a Sara Malori, direttore dei lavori dell’Ospedale Vecchio. «Sia qui che a San Francesco - conclude Dello Sbarba - abbiamo trovato grande disponibilità, da parte di progettisti e maestranze».

 

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