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MIGRANTI E LAVORO

Progetto Next, l'integrazione parmigiana che piace al Governo

18 febbraio 2020, 05:07

Progetto Next, l'integrazione parmigiana che piace al Governo

PIERLUIGI DALLAPINA

Da problema a opportunità. Riuscire a governare un fenomeno epocale come quello dell'immigrazione è difficile, ma possibile, e a Parma c'è chi ha dato vita ad un progetto che funziona e che potrà fare scuola nel resto del Paese. Il Governo ha già dimostrato nei fatti il suo interesse, spedendo in città - per la precisione nella sede della Number 1 logistics group da cui tutto è iniziato - il sottosegretario al Lavoro, Stanislao Di Piazza, per studiare l'idea vincente alla base di Next, l'iniziativa che sta già trasformando l'emergenza migranti in una risorsa per le aziende. Un'iniziativa diventata realtà grazie alle risorse stanziate da Fondazione Cariparma e all'impegno di chi, ogni giorno, ha a che fare con i rifugiati e i richiedenti asilo: Ciac, Caritas diocesana parmense e Caritas Fidenza- Fondazione Giberti onlus. Il progetto è pronto a fare il salto di qualità e ad offrire non solo un lavoro a chi scappa dalle persecuzioni, ma anche una casa grazie al coinvolgimento di Acer.

UN ESEMPIO PER IL PAESE

«Questa esperienza messa in pratica a Parma va molto avanti nel campo dell'integrazione. Il compito di chi governa è di portare ad esempio per altre realtà questi modelli virtuosi, perché solo attraverso un'integrazione economica delle persone possiamo creare integrazione e contribuire alla crescita complessiva di tutto il Paese», sostiene Di Piazza dopo aver studiato il progetto insieme ai suoi collaboratori e aver visitato, ieri mattina, il quartier generale della Number 1 allo Spip. «Next dimostra che quello delle imprese non è un mondo egoista che guarda solo alla massimizzazione del profitto», aggiunge il sottosegretario, che ha già invitato a Roma i vertici della Number 1 per provare a capire come esportare questo modello parmigiano di buona integrazione.

LAVORATORI CERCANSI

È dal bisogno di manodopera avvertito da questa grande azienda di logistica che Next ha iniziato a muovere i primi passi, dando una speranza a chi era in fuga. «La scintilla che ha dato vita a tutto il progetto è partita dal nostro bisogno di trovare lavoratori nella movimentazione delle merci», premette Renzo Sartori, presidente di un gruppo che fattura 292 milioni di euro e a cui fanno riferimento 3.650 dipendenti, tra diretti (400) e indiretti (3.250). «La formazione è la chiave principale per ottenere risultati», prosegue, sottolineando i risvolti umani di un'iniziativa nata da un'esigenza produttiva. «Per i ragazzi coinvolti nel progetto il lavoro è veramente importante, perché sanno che la dignità passa anche dall'avere un impiego».

LA GARANZIA DI UNA CASA

«Se togliessimo tutte le persone non italiane dalla logistica, il settore sarebbe al collasso», avverte Gianpaolo Calanchi, amministratore delegato della Number 1, per anticipare le nuove fasi del progetto Next. Se le fasi 1 e 2 sono realtà, grazie alla formazione e ad un impiego non solo nella logistica ma anche in altri settori, la fase 3 è un'idea che potrebbe presto passare dalla teoria alla pratica. «Vorremmo coinvolgere Acer, che ha molte case da ristrutturare, ma non sempre ha le risorse per farlo. Si potrebbe far risistemare gli alloggi dalle imprese edili, pagate dagli inquilini», ovviamente non persone qualsiasi, ma quelle che grazie a Next hanno imparato l'italiano e che hanno un lavoro. «Si potrebbe poi esportare questo modello nelle altre città in cui è operativa Number 1».

SQUADRA AFFIATATA

«Il nostro compito è ascoltare i bisogni di una comunità e, nei limiti del possibile, cercare di risolverli grazie a risorse e anche a progettualità», ricorda Gino Gandolfi, presidente di Fondazione Cariparma, uno dei protagonisti del progetto di integrazione made in Parma, già presentato durante l'assemblea di «Parma, io ci sto!».

«Vogliamo andare oltre la logica assistenziale», dice Stefano Baschieri della Caritas di Fidenza, mentre Luigi Iughetti, della Caritas diocesana, si augura che «anche altre realtà lavorative siano disponibili a fare come la Number 1 e a dare lavoro ai nuovi arrivati». Per Michele Rossi, direttore del Ciac, una vera integrazione sarà possibile solo con il superamento dei decreti sicurezza: «Bisogna ripristinare l'accoglienza integrata e diffusa».

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