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DRAMMA IN A1

Travolta 21enne: il pirata della strada resta ai domiciliari

19 febbraio 2020, 05:05

Travolta 21enne: il pirata della strada resta ai domiciliari

PIERLUIGI DALLAPINA

Davanti al gip ha accettato di parlare e ha ammesso di aver investito una persona - dell'urto contro il corpo della ragazza però non ricorda nulla - e di non essersi fermato a prestare soccorso perché sotto choc. Ha giurato di essere molto dispiaciuto, ma alla fine le ammissioni e le scuse non hanno alleggerito la sua posizione: il 57enne che sabato, verso le 4.50, è rimasto coinvolto nell'incidente lungo l'A1 in cui è morta Madeline «Made» Mora, 21enne di Pilastro, resterà agli arresti domiciliari.

Così è stato deciso dal gip di Lodi, Francesco Salerno, al termine dell'interrogatorio di garanzia di ieri mattina fissato per cercare di ricostruire cosa sia avvenuto in quel tratto di autostrada all'altezza di Ospedaletto, nei pressi del Frecciarossa 1000 deragliato lo scorso 6 febbraio.

L'auto pirata era guidata da F.S., un 57enne di Bertonico, un comune del Lodigiano, che è anche risultato positivo alla cocaina. Le indagini sono coordinate dalla pm Sara Zinone della procura di Lodi e l'automobilista è ora accusato di omicidio stradale e di omissione di soccorso. Due accuse pesanti aggravate dal fatto di essersi messo al volante sotto l'effetto di stupefacenti.

Accompagnato dal suo legale, l'avvocato milanese Robert Ranieli, il 57enne ha raccontato al giudice la sua versione dei fatti su quel maledetto incidente dove ha perso la vita una giovane, solare e impegnata, di soli 21 anni. L'uomo ha detto di essere stato da solo in auto e di non essersi reso conto di aver travolto Madeline Mora, coinvolta in un primo incidente.

La 21enne era infatti a bordo, insieme ad altri tre giovani, di una Nissan Juke che all'altezza di Ospedaletto è uscita di strada mentre percorreva la corsia Sud. La comitiva era di ritorno da Milano, dopo aver trascorso la serata all'Alcatraz, quando l'auto, forse per un colpo di sonno del 26enne ecuadoriano che era al volante, ha sbandato, si è schiantata contro il guard rail, poi si è ribaltata prima di prendere fuoco.

I due passeggeri sui sedili posteriori, un marocchino e un ragazzo italiano, sono stati i primi ad uscire dal mezzo e ad aiutare il guidatore e Madeline, che era al suo fianco, a mettersi in salvo.

È in questo momento che si sarebbe verificato l'impatto mortale con la Punto, anche se dopo l'interrogatorio di garanzia sono emersi alcuni dubbi da chiarire il prima possibile. Il 57enne ha infatti ammesso di aver travolto un ragazzo - risultato poi essere il 26enne ecuadoriano - e di esserselo ritrovato sul cofano, ma di non essersi reso conto di aver investito anche la ragazza. Stando ad una prima ricostruzione della dinamica, Madeline sarebbe rimasta sdraiata sull'asfalto - malconcia ma in vita - dopo essere uscita dalla Nissan in fiamme.

«Il mio assistito - racconta l'avvocato del 57enne - ha detto che c'era molto buio e che stava andando piano, non faceva più dei cento all'ora. Ha riconosciuto di aver travolto un giovane, ma non la ragazza. Non si è fermato e ha sbagliato, ma era sotto choc. Lo è ancora ed è estremamente dispiaciuto». I dubbi sulla morte di Madeline potrebbero essere sciolti dall'autopsia fissata oggi pomeriggio all'ospedale di Lodi. Anche i familiari della 21enne originaria di Santo Domingo aspettano il risultato dell'autopsia per poter fissare la data del funerale.

Dalla Lombardia però non arrivano solo cattive notizie. Migliorano infatti le condizioni di salute del 26enne che sabato all'alba era alla guida dell'auto incendiata. Il giovane non è più ricoverato, in prognosi riservata, nel reparto di Terapia intensiva neurochirurgica dell'ospedale San Gerardo di Monza. Ora è in cura nel reparto di Ortopedia, con fratture agli arti: per la sua guarigione si parla di mesi, ma per fortuna può considerarsi fuori pericolo.

 

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