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AL BODONI

Il professor Gandolfi racconta il papà di Montalbano: «Camilleri, carismatico e immenso»

20 febbraio 2020, 05:01

Il professor Gandolfi racconta il papà di Montalbano: «Camilleri, carismatico e immenso»

CLAUDIA OLIMPIA ROSSI

Andrea Camilleri inedito, raccontato da chi lo ha guardato negli occhi, letteralmente, per anni. La sceneggiatura a parole, nell'inquadratura del rapporto medico-paziente tra l'oculista, luminare di fama internazionale, Stefano Gandolfi, direttore della struttura complessa dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, e lo scrittore, sceneggiatore, regista (malato di glaucoma) ha catalizzato l'attenzione degli studenti di 2ª e 5ª A e 5ª E dell'istituto Bodoni.

«Il commissario Montalbano» ha portato Andrea Camilleri, già settantenne, alla notorietà. In realtà, non lo sentiva molto suo. «L'uomo che ho conosciuto io - dice Gandolfi - è quello dei grandi interrogativi e dei pensieri sciolti. Carismatico, multiforme, dalla personalità immensa, se fosse qui vi consiglierebbe, con l'inconfondibile voce, di abbracciare le vostre idee restando aperti al confronto e cercando sempre il lato positivo, anche nelle persone. Io spero vorrete di leggere qualcosa di suo».

Era il dicembre 2014 quando Andrea Camilleri prenotò una visita con Stefano Gandolfi. Seguirono l'intervento a Parma, per stabilizzare la malattia in stato avanzato, poi frequenti controlli, anche a domicilio. «Ogni volta che torno a Roma - confessa l'oculista - mi viene un groppo in gola al pensiero di non poter andare a trovare il mio “monello” e sentire la sua opinione sugli avvenimenti. Le nostre conversazioni erano come gli incontri di tennis. Andrea si aspettava la giocata. Poteva essere uno scambio lungo o sotto rete».

Riferimenti letterari rimbalzano nel campo biografico. La platea, tra i banchi, ascolta ed interviene. Curiosità: l'autore immaginava un Montalbano filiforme, dai lineamenti aguzzi, ma l'empatia di Luca Zingaretti lo conquistò. «Un episodio dopo l'altro - prosegue Gandolfi - Camilleri ha intrecciato personaggi presi dall'esperienza di vita. Montalbano piace perché rappresenta la quintessenza della mascolinità italiana, il bambinone che fugge le responsabilità. Invece le donne di Montalbano, procaci e provocanti, non sono quelle di Camilleri. Lui è stato sempre al centro di un universo domestico femminile accudente: mamma, tata, moglie, suocera, figlie, perfino la gatta. L'amica di Montalbano, Ingrid, però, si riferisce ad una conquista svedese, come mi raccontò, troppo disinibita per piacergli del tutto. È l'unica donna empatica della serie televisiva. Camilleri dichiarò giunto il momento di passare il testimone al modo di pensare femminile, incline al compromesso, al pro bono pacis. Dal 2017 aveva perso la vista. Per lui fu una batosta tremenda. Però non smarrì la curiosità e il senso dell'ironia. Diceva che gli si erano acuiti gli altri sensi, anche l'olfatto, nonostante le narici bruciate dal tabacco. Scherzava sul fatto che la cuoca usasse troppo aglio».

Vedere con l'occhio dell'anima: un aspetto mutuato dall'Edipo re di Sofocle e confluito nel monologo «Conversazione su Tiresia».

Il Camilleri incontrato da Gandolfi scriveva già ricordando. Da quella profondità sconfinata nacque l'irresistibile operina «Il Pinocchio (mal) visto dal Gatto e la Volpe», anche interpretata con Gregoretti. Inoltre: «La casina di campagna», con le maioliche dell'infanzia raffigurate tra le pagine; «Parla, ti ascolto», sul senso dell'etica e della morale, stampato in sole duecento copie, per gli amici, mostrato in aula. Il “de” Andrea Camilleri, regia di Stefano Gandolfi, è un racconto «girato» alla sua festa dei novant'anni («Non ho l'umore nero del tramonto»), ricevimento stile «La grande bellezza», scegliendo parole sensibili per sciogliere l'imbarazzo di una giovane invitata, oppure mentre improvvisa un «corto» sull'incontro, in guerra, con il generale Patton, ma anche colto nell'ostinazione di voler tenere un gradino di marmo in bagno («Vedo poco ma cammino bene»).

Lo scorso luglio, in seguito ad una caduta, Andrea Camilleri ci ha lasciati. Solo un anno fa aveva partecipato, in collegamento, su RaiUno ad una campagna di sensibilizzazione della Società italiana Glaucoma, di cui Stefano Gandolfi è vicepresidente vicario. «Mi disse - ricorda il professor Gandolfi, che era ospite della trasmissione - di essersi sentito più utile in quei due minuti che negli ultimi due anni passati a scrivere libri. Avrebbe partecipato anche al prossimo congresso nazionale di S.I.GLA., che si terrà qui a Parma, nell'ambito delle iniziative come Capitale della cultura 2020, al Paganini dal 18 al 20 giugno, in veste di prestigioso testimonial dell'importanza di una diagnosi precoce e dei diritti degli ipovedenti, ma soprattutto come amico carissimo».

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