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BEDONIA

Il grido di dolore dei genitori di Simone: una lettera sul ponte

21 febbraio 2020, 05:06

Il grido di dolore dei genitori di Simone: una lettera sul ponte

MONICA ROSSI

BEDONIA Il dolore di un genitore per la perdita di un figlio è una ferita incurabile. Talmente profonda da non poter essere descritta con parole adeguate. Salvo forse quelle dello stesso genitore cui un destino maledetto e assurdo ha tolto l'affetto più prezioso.

Sopravvivere ai propri figli è straziante e «contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro (...) è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d`amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere», disse a suo tempo Papa Francesco quando a giugno del 2015, in vista del sinodo di ottobre di quello stesso anno, affrontò proprio il lutto che colpisce le famiglie.

Sentimenti che ritroviamo proprio nella lettera che i genitori di Simone Filiberti hanno affisso al parapetto che non ha protetto il loro ragazzo, precipitato con la propria auto nelle acque gelide del Taro delle Piane di Carniglia quella maledetta mattina del 4 dicembre 2019.

Un profondo grido di dolore, ma anche un forte j'accuse. I genitori di Simone giustamente pretendono risposte e la loro richiesta di giustizia non può certo cadere nel vuoto. «Dimenticare questa tragedia mai! - scrivono Marita e Franco Filiberti su un semplice foglio a quadretti che ben racconta il loro strazio -. Dimenticare il giorno 4 dicembre 2019 mai. Dimenticare Simone mai e poi mai. Dimenticare quanto è successo, mai il dolore una madre dimenticherà. Dimenticare chi per incuria e menefreghismo non ha fatto i lavori che andavano fatti, come la pulizia della cunetta deviando l'acqua. Dimenticare chi ha pitturato il parapetto marcio e arrugginito invece di metterlo a norma mettendo un guard rail per la sicurezza, mai! Dimenticare che neanche il sale è stato sparso...»

È il grido nero su bianco di una mamma e di un papà che non si danno pace. Due anime straziate che ricordano: «Simone è morto. Avendo avuto più competenza non sarebbe successo. Vergogna per chi amministra e per chi doveva fare il suo lavoro. Voglio dirvi che avete rovinato una famiglia per sempre. Morire a vent'anni nel più bello della sua vita. Tutto questo si poteva evitare».

Per Marita e Franco è inaccettabile che il loro ragazzo abbia fatto un volo di circa 15 metri «finendo nel Taro nell'acqua gelida di un giorno d'inverno». «Provate a pensare se tutto questo fosse successo ai vostri figli», scrivono a fine lettera: «Non doveva succedere. Per dei genitori c'è d'andare fuori di testa», concludono.

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