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Coronavirus

Un parmigiano residente a Codogno: «Noi, isolati in un paese spettrale»

22 febbraio 2020, 05:08

Un parmigiano residente a Codogno: «Noi, isolati in un paese spettrale»

MONICA TIEZZI

La cronaca, dai paesi lombardi «off limits» per il coronavirus, arriva da un parmigiano, trasferitosi da 15 anni a Codogno, epicentro italiano dell'emergenza. Francesco Collini, dipendente di un ente pubblico a Piacenza, ha casa proprio lì, nel paesone (quasi 16mila abitanti) in provincia di Lodi, scaraventato dal tran tran quotidiano alla ribalta mediatica. Ci vive con la moglie e le due figlie di 15 e 13 anni. Un'esistenza fino a ieri placida, e oggi all'insegna dell'incertezza. «Una situazione inedita, per tutti - dice - Speriamo bene».

Com'è andata la giornata?

Al lavoro come al solito, a Piacenza. Ma in ufficio continuavano ad arrivare messaggi di allerta sul telefonino. La comunicazione ha funzionato, e bene, sia sui canali istituzionali che su WhatsApp. C'è stata celerità nell'avvertire la popolazione. Sono tornato a casa alle 14 e il primo cambiamento è stato rinunciare al caffè al bar. Ho preso le figlie a scuola, le ho accompagnate a casa e poi ho caricato i miei tre cani in auto e ho raggiunto un comune vicino, ancora non soggetto a restrizioni. Ora sto passeggiando sull'argine del Po.

I suoi familiari?

Le scuole domani (oggi per chi legge, ndr) sono chiuse. Lo saranno anche lunedì e martedì, ma per la consueta chiusura di Carnevale. Le mie figlie hanno dovuto rinunciare al venerdì pomeriggio di sport: la più piccola va in piscina, la grande in palestra. Ma il complesso sportivo dove si trovano entrambe le strutture è stato chiuso. Quindi pomeriggio e serata in cameretta....

Sono preoccupate?

Lo sono di più io. A quell'età non si riescono a valutare bene i rischi, c'è una spensieratezza congenita. Comunque il Carnevale ce lo siamo giocato. La sfilata prevista domenica a Sant'Angelo Lodigiano è stata annullata e a Codogno, dove si era tenuta una sfilata domenica scorsa, ovviamente non è più prevista alcuna iniziativa.

Sua moglie cosa pensa?

Lei è casalinga, quindi in teoria meno condizionata. Ci siamo semplicemente detti: “In questi giorni non usciamo”. Per me invece le cose cambiano, e molto.

Che precauzioni adotterà?

Anzitutto, non più treno ma solo auto per gli spostamenti. E poi, ad essere sincero, non so se lunedì potrò rientrare al lavoro. Non sappiamo come comportarci. Ho chiesto consiglio a mio padre, medico in pensione, che ci ha invitato ad evitare luoghi chiusi affollati come centri commerciali o cinema. Ristoranti e bar sono già chiusi per un'ordinanza comunale. Lo stesso i negozi e il mercato del martedì.

Com'è l'atmosfera in paese?

Quando sono andato a prendere le mie figlie a scuola c'erano molti genitori, sembrava un giorno qualsiasi, traffico regolare. Ma poi sono passato davanti all'ospedale, presidiato da giornalisti, fotografi e cameramen. E il centro è semivuoto, anche se due supermercati su tre sono aperti.

Come si tengono i nervi saldi?

Più che allarmati siamo stupiti. Quando hanno iniziato a circolare le notizie sul contagiato di Codogno ho sperato in un errore, non immaginavo questo incubo. Viviamo in una zona particolare. Bella perché attorno è campagna, ed è stata scelta per viverci da molte persone che fanno i pendolari con Milano, o con Piacenza, che dista solo dieci chilometri, o Cremona, lontana una ventina di chilometri. Siamo tutti molto dinamici, ci spostiamo ogni giorno. È una condizione ad alto rischio di contagio. Cerchiamo di non pensarci troppo, ma l'occhio è sempre al telefonino, al sito del Comune o dei media locali, ai notiziari tg. Speriamo passi presto. E che tutti ne possano uscire indenni».

 

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