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Caso Pesci

I testi della difesa: «Lucia? Borderline e problematica»

22 febbraio 2020, 05:06

I testi della difesa: «Lucia? Borderline e problematica»

ROBERTO LONGONI

Lucia senza bussola e senza rete. Lucia costretta a crescere troppo presto forse senza mai davvero crescere. Lucia fragile e borderline, incapace di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Al punto di potersi aspettare che «vada al mare con gli sci e in montagna con il canotto» esclama Simone Bertacca, lo psichiatra che nel 2018 era in servizio al Centro di salute mentale e la visitò. Aveva chiesto il suo aiuto per questioni di tossicodipendenza. «Ma i suoi problemi principali riguardavano i disturbi della personalità» chiosa lo specialista.

Al processo Pesci ieri è andato in scena un altro «processo». Quello alla personalità di Lucia (il nome è di fantasia), l'allora ventunenne che denunciò di essere stata vittima della notte degli orrori nell'estate del 2018. Era il 19 luglio, e lei entrata nell'attico dell'imprenditore parmigiano per consumare un rapporto consensuale e dietro compenso, raccontò di essere stata costretta a subire pratiche brutali sia da colui che l'aveva contattata che da un pusher subentrato in un secondo momento con dosi di coca. Per quella notte il nigeriano Wilson Ndu Aniyem, è già stato condannato a cinque anni e 8 mesi con rito abbreviato (ora a suo carico è in corso l'appello). Il proprietario dell'attico, Federico Pesci, 47enne ai domiciliari da un anno e mezzo, invece si trova alla sbarra, accanto agli avvocati Mario L'Insalata e Fabio Anselmo impegnati a difenderlo dall'accusa di violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate.

A sfilare davanti al collegio presieduto dal giudice Gennaro Mastroberardino, due psichiatri e un'assistente sociale. I tre, tutti testimoni della difesa, sono chiamati a ricostruire il quadro psicologico della giovane antecedente e di molto a quel 19 luglio. Una vita tutt'altro che facile, la sua. Aveva sei anni, quando un muratore venne accusato (e poi condannato) di aver abusato di lei in un centro estivo. Ma la sua famiglia, emigrata al nord dopo la chiusura della fabbrica nella quale lavorava la madre, era già seguita dai Servizi. Nella sua storia ci sono contatti con gli stupefacenti, fughe di casa, periodi allo sbando, tra emarginati intenti a spacciare e a farsi. «Da me - racconta Adelaide Pietropaolo, psichiatra del Sert, interrogata da L'Insalata - venne nel giugno del 2018, temendo ricadute nell'eroina e nella cocaina: era stato il dottor Bertacca a farla smettere. Lei mi raccontò di rapporti conflittuali specie con il padre, di aver vissuto per un periodo tra gli spacciatori, che avevano perfino provato a farle sposare qualcuno per fargli dare la cittadinanza».

A riportarla a casa fu un amico nordafricano, forse lo stesso che l'aveva accompagnata da Bertacca mesi prima. «Mi disse di fumare eroina». Era molto agitata quel giorno, e lo psichiatra cercò di metterla a suo agio. «Ma mezz'ora dopo lei mi toccò un braccio. Percepii una forte ipersessualità da parte sua: per questo chiesi a una collega di seguirla dopo quella volta». Ma nel dialogo rispondeva a tono? chiede Anselmo. «L'attenzione un po' vacillava, ma per il resto sì. Non ha dato risposte bizzarre, ma sembrava un po' sulle nuvole, non aveva la piena consapevolezza delle cose». E questo che cosa significa nel rapporto con gli altri, specie di sesso maschile? «Per uno psichiatra - sottolinea Bertacca - può essere una persona problematica, per un non psichiatra semplicemente una disponibile».

Nel 2010 Lucia, allora 13enne, venne coinvolta in un'altra vicenda. «Lei - ricorda Sonia Carpanese, assistente sociale del Comune - aveva raccontato di uno “scambio di attenzioni” con un ragazzino straniero di poco più grande, ma disse anche di non essere stata consenziente all'inizio. A 14 anni, denunciò un vicino di casa 36enne, dicendo di essere stata costretta a un rapporto sessuale». Ma fu lei a denunciare? chiede Donata Cappelluto, l'avvocato di parte civile. «No, fummo noi: sia nel secondo caso che nel terzo» risponde Sonia Carpanese. «Ma quelle vicende - interviene Anselmo - finirono archiviate dopo che la stessa Procura chiese la perizia psicodiagnostica per valutare l'attendibilità della ragazza». L'avvocato mostra il documento della richiesta datato il 29 agosto 2011 e protocollato 20 giorni dopo: «È la stessa Procura ad avanzare dubbi sulla sua credibilità». L'udienza si chiude qui: la difesa rinuncia al quarto testimone.

Per Anselmo e L'Insalata può bastare Anche per Donata Cappelluto, che nel quadro ricostruito in aula intravvede elementi favorevoli all'accusa. «Ci sarebbe l'aggravante della minorata difesa, se le difficoltà della mia assistita sono così evidenti. È come quando si hanno rapporti con minori: per cavarsela, non basta dire che non si sapeva - sottolinea l'avvocatessa -. Inoltre, la vicenda che coinvolse il ragazzino fu archiviata perché il rapporto avvenne tra minorenni divisi da una differenza d'età inferiore ai tre anni. Per la terza denuncia, faremo una verifica».

Di tutt'altro avviso Anselmo. «La ragazza è stata ascoltata tre volte dalla Squadra mobile e una dal pubblico ministero e nessuno si è mai accorto di niente - sottolinea il difensore -. E la parte civile? Rappresenterebbe consapevolmente un'incapace?» Nell'aula che si svuota aleggia una domanda: Pesci sarebbe stato avvantaggiato dalla fragilità di Lucia? O non se ne sarebbe nemmeno accorto?

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ROBERTO LONGONI Lucia senza bussola e senza rete. Lucia costretta a crescere troppo presto forse senza mai davvero crescere. Lucia fragile e borderline, incapace di prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Al punto di potersi aspettare che...

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