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I funerali

L'ultima carezza a Camilla Orioli: una pioggia di margherite

22 febbraio 2020, 05:07

L'ultima carezza a Camilla Orioli: una pioggia di margherite

MARA VAROLI

«Sei grande Cami, sei grande perché quello che ti è successo non è da bambini, ma da grandi». Hanno ragione le maestre della scuola d'infanzia di Pilastro, perché morire a 6 anni è innaturale. Solo il silenzio può accogliere la bara bianca, mentre attraversa la chiesa di Panocchia, troppo stretta per contenere quella interminabile catena di affetto e di mani che si allungano, in segno di pace. Quel silenzio vale più di mille parole, per dare un lungo abbraccio alla piccola Camilla Orioli, che non c'è più, per colpa di una meningite batterica.

Le porte sono aperte e il sole illumina il feretro colmo di fiori. Da una parte, mamma Sabrina, papà Alberto, il fratello Davide e i nonni; dall'altra il fratello Lorenzo, protetto da tutti gli amici e dai compagni di scuola, che lo sorreggono e non lo lasciano mai un'istante. «Sentite - continuano le maestre della materna -, se facciamo un attimo di silenzio la sentiamo. Sentiamo la risata della Cami». Sì, quella gioia spensierata che appartiene a una bambina, che ha i suoi pupazzi, il suo cane Dory, la sua adorata famiglia e tanta musica. La stessa che il coro intona con «Solo chi ama». E l'immagine di Camilla in un giorno d'estate riempie il cuore: «Ricordo quando passavi in paese - legge Margherita, l'amica di Bosco di Corniglio, da una pagina strappata dal diario -. Ricordo che giocavamo insieme a nascondino con quel tuo sorriso innocente, che faceva sparire ogni brutta cosa. Ricordo le tue ciabattine colorate». Accanto a suor Tilla, sull'altare ci sono don Gianni Caimi, don Raffaele Mazzolini e don Orlando Ruiz Mesa, che legge il Vangelo secondo Luca, dedicato alla figlia che sta per morire: «Non piangete - dice Gesù -, non è morta. Dorme».

«Ci ritroviamo nella preghiera in una casa immersa nel dolore - ripete don Raffaele -: Signore entra in questa casa e dona una luce di speranza. Così Maria, che ha accompagnato il figlio fino all'ultimo respiro. E così i suoi discepoli, che entrano nella casa. Ma i discepoli siamo noi tutti, vicini alla famiglia di Camilla, in questo momento di sofferenza. Anche noi possiamo essere una piccola luce che rischia di spegnersi quando il vento soffia forte, ma che sa donare una speranza più forte della morte. Non temete, abbiate fiducia, perché l'amore è grande: è la forza capace di trasformare le tenebre in luce». E di luce a Panocchia ce n'è davvero tanta: «La parola di Gesù - ricorda suor Tilla - fiorisce». Così gli amici di Pilastro, quelli di Corcagnano e quelli di Bosco e Corniglio si mettono in fila indiana e porgono una margherita alla bella «Cami», fino a formare intorno alla bara bianca un girotondo di lacrime e baci. Un girotondo d'amore, «lo stesso che ha sempre circondato la nostra piccola sorella. Perché le labbra - prosegue don Orlando - fanno fatica in questo momento a dire resurrezione, ma un giorno l'abbracceremo di nuovo».

«Mio padre dice che non c'è mai un tempo per morire - legge ancora Margherita - e per questo ci tengo a dire che i migliori se ne vanno. Adesso il cielo è più illuminato di qualunque altro cielo, perché splende una stella molto bella». Si ferma Margherita guardando il quadro con il ritratto di Camilla: «Che tu possa trovare la via della tua eterna giovinezza». Pensieri che avvolgono mamma e papà. Pensieri e foto che parlano di questa bambina e del suo mondo: «Sai Cami - proseguono ancora - oggi a scuola tutto parlava di te: i travestimenti, i pennarelli e sì anche la cucina, dove ti piaceva tanto giocare, ma forse un po' meno riordinare, come a tutti del resto». Una bambina, splendida, che ora canta tra gli angeli, mentre da lassù guarda i suoi compagni di prima elementare. La maestra della scuola di Corcagnano sussurra: «Basta chiudere gli occhi e ti riusciamo a vedere. Non è facile ora sorridere, perché è successo tutto troppo in fretta: buon viaggio dolce amica, sarai sempre con noi». L'applauso è spontaneo e dà significato a chi deve trovare il coraggio di dare una nuova e ultima carezza, sfiorando questo feretro troppo piccolo per essere vero. La famiglia ringrazia l'ospedale Maggiore con i medici e gli infermieri, e ringrazia i tantissimi amici. Che con la loro presenza hanno aggiunto calore a una cerimonia piena di sguardi che cercano un perché, senza avere risposte. La bara bianca se ne va verso il tempio di Valera e il saluto più bello è quello di altri bambini, che saltano e scivolano al parco giochi accanto alla chiesa: un saluto non preparato, naturale, come se tra quelle risate ci fosse anche quella della dolce Cami. «Il segreto? - chiude suor Tilla - è continuare ad aiutarsi e a volersi bene».

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