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Luca Gatteschi

La passione azzurra del medico campione del mondo

22 febbraio 2020, 05:01

La passione azzurra del medico campione del mondo

SANDRO PIOVANI

Semplicemente un medico. Certo, al servizio dell'Italia campione del Mondo nel 2006 («ma per me è stato altrettanto importante l'Europeo 2008 vinto con le Azzurre»), per anni poi a seguire (e curare) quei campioni che hanno indossato la maglia azzurra. Ora medico dell'Italdonne. Classe '62, si occupa di nutrizione, di recupero, di insegnamento: il suo curriculum da solo riempirebbe l'articolo.

Appassionato e grande conoscitore di birra, forse la sua unica passione a tavola. Senza dimenticare la maratona. A ricordarglielo, sorride. Al fianco del suo amico Paolo Giordani (preparatore parmigiano che ha conosciuto proprio in Nazionale femminile), davanti al Go-Athletic Studio. Lo potete trovare negli ambulatori dell'Avis di Soragna, semplicemente al lavoro. Tutto questo per confermare come Luca Gatteschi sia semplicemente un medico. «Medico dello sport, semplicemente. Dove si fa un po' di tutto, dal mal di gola ai test in campo».

Calcio ed infortuni: l'alimentazione può favorirli oppure curarli?

«Difficilmente è la causa diretta. L'alimentazione può essere un fattore di rischio o un fattore adiuvante. Un'alimentazione mirata ti aiuta, sia a prevenire che a curare gli infortuni: pensiamo a tutti i fattori d'infiammazione. Il cardine resta un lavoro riabilitativo corretto. L'alimentazione è un piccolo importante ingranaggio».

I calciatori come rispondono alle vostre indicazioni?

«In Nazionale ho sempre lavorato con una popolazione già selezionata e chi sta in alto sta attento a tutto. Ed ormai anche nei club, in Italia ma anche all'estero, è la stessa cosa. Una corretta alimentazione può favorire una certa longevità nel calciatore».

E gli atleti dilettanti, amatoriali come recepiscono i vostri consigli?

«La difficoltà non è tanto o anche nell'aspetto mentale ma nel fatto che il dilettante o l'amatore fa anche dell'altro nella vita. Il professionista facilita il nostro compito: si alza, viene al campo e fa colazione con noi, fa allenamento e idem poi il pranzo. A casa cena soltanto. Un dilettante invece solitamente lavora, ha uno stile di vita completamente diversa. Con lui bisogna rivedere la teoria che è facilmente applicabile invece a un professionista».

Un medico dello sport quanto si sente parte della squadra, anche lei ha alzato quella Coppa del Mondo a Berlino, nel 2006?

«Chi lavora bene si sente parte della squadra. Per noi è un lavoro, ma è anche una passione importante. Vuol dire essere a disposizione della squadra o degli atleti h24, si cambia la propria organizzazione di vita in base a tempi e modi non scelti da te. Chiaro che ti deve piacere metterti in discussione ogni giorno, confrontarsi con situazioni mediche un po' esasperate. Con pressioni molto alte. E questo lavoro funziona solo se funziona lo staff medico, fisioterapico, tecnico».

Il calcio è cambiato nel numero di impegni e nella sua velocità. È cambiato anche negli infortuni?

«Non è che sono aumentate solo le partite ma è aumentata anche la velocità: tutto questo porta a una maggiore incidenza di traumi non da contatto. Senza dimenticare che c'è meno tempo per la preparazione estiva: adesso si inizia subito con impegni importanti. Vero è che si conoscono meglio, ora, i sistemi di prevenzione ma c'è meno tempo per tutto. E noi cerchiamo di lavorare sulla prevenzione che poi è un po' un'utopia. Perché non puoi mai prevenire un infortunio e vale per il calciatore ma anche per il maratoneta e per tutti gli altri atleti. Quello che si può fare è ridurre il rischio o cercare di creare delle situazioni che sappiamo essere associate agli infortuni. E questo significa far parte di uno staff: dare le giuste informazioni sul lavoro che si sta svolgendo. Bisogna comunicare sempre quello che si sta facendo, solo così si riduce il rischio di infortunio».

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SANDRO PIOVANI Semplicemente un medico. Certo, al servizio dell'Italia campione del Mondo nel 2006 («ma per me è stato altrettanto importante l'Europeo 2008 vinto con le Azzurre»), per anni poi a seguire (e curare) quei campioni che hanno...

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