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Lutto

Addio a Veneri, il macellaio innamorato della sua Parma

23 febbraio 2020, 05:04

Addio a Veneri, il macellaio innamorato della sua Parma

Si sentiva un parmigiano del sasso e ne aveva tutte le ragioni. Claudio Veneri, deceduto nei giorni scorsi all'età di 77 anni, era infatti nato nel «Palazzone» di via Baganza e aveva trascorso la sua infanzia nei «capannoni» della Navetta dove risiedevano gli zii.

Figlio di un dipendente comunale e di una rezdóra, Claudio Veneri iniziò a lavorare fin da giovanissimo, come era abituale nella Parma del secondo dopoguerra.

Ma le esperienze di lavoro di Veneri potrebbero essere raccolte in un'antologia tante sono state le occupazioni svolte nel corso della sua vita. Iniziò come garzone di fornaio, poi fece il «lustrón», il saldatore e poi il commesso nella famosa macelleria Bocchi di strada D'Azeglio. Una volta impratichitosi nel tagliare bistecche e costate, decise di mettersi in proprio aprendo una macelleria in via Saffi dove divenne un punto di riferimento per tutta la strada grazie al suo carattere solare, simpatico ed estroverso.

Una volta ceduta la macelleria di via Saffi si spostò nei banchi- macelleria prima di un supermercato in via Montanara e successivamente di via Muratori e di via Volturno.

Collaborò anche con la moglie nel banco di frutta e verdura in Ghiaia del suocero Roberto Bonvicini, meglio conosciuto dagli operatori del mercato come «Bartino». Innamorato del calcio, in gioventù, giocò in diverse squadre amatoriali. E fino ad età avanzata continuò e dare due calci al pallone nei campetti del Parco Ferrari sempre e comunque con il cuore che batteva per il suo Milan.

Amava tantissimo Parma, le sue tradizioni ed il suo dialetto e, appena poteva, non mancava di fare una capatina al circolo Filippelli in quella zona in cui aveva trascorso gli anni spensierati della fanciullezza quando andava a fare il bagno e a « grottare» nel Baganza.

Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Irma, ai figli Sabrina e Cristian e alle adorate nipoti Donata, Diletta ed Asia. «Ti pensiamo – ha scritto in un commovente ricordo la figlia - nelle tue monellerie di bambino, a scorrazzare, ricciolino, sporco e felice nel greto del Baganza. Ti pensiamo a contatto con la gente, durante il lavoro e nella vita di tutti i giorni, con il tuo sorriso, con la tua ironia, con la battuta sempre pronta e la tua generosità. Ti pensiamo all'uscita di casa la mattina, mentre fischietti o canti una canzone con la tua bella voce, o mentre fai ginnastica, al ritorno dalla tua irrinunciabile camminata, chiacchierando e salutando i passanti, che quasi sempre conoscevi. Ti ricordiamo così bello, forte, simpatico e pieno di vita. Impossibile non averti voluto bene per chi ti ha conosciuto. Teniamo nel cuore tutto l'amore che ci hai dato, tutte le risate che ci hai regalato, tutte le vicende della tua vita un po' pazza che ci hai raccontato».

Lo.Sar.

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Si sentiva un parmigiano del sasso e ne aveva tutte le ragioni. Claudio Veneri, deceduto nei giorni scorsi all'età di 77 anni, era infatti nato nel «Palazzone» di via Baganza e aveva trascorso la sua infanzia nei «capannoni» della Navetta dove...

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