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CORONAVIRUS

Serie A a porte chiuse?

24 febbraio 2020, 05:01

Serie A a porte chiuse?

PAOLO GROSSI

TORINO

L'emergenza e la conseguente sospensione di alcune gare della 25esima giornata potrebbero creare in prospettiva parecchi problemi al calendario della serie A. Già sabato sera, all'annuncio che era stata rinviata Inter-Sampdoria, si era provato a calcolare quando rigiocarla.

Nel caso in cui l'Inter avanzasse fino alla semifinale di Europa League e riuscisse a rimontare il Napoli nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, conquistando la finale, la prima data disponibile in infrasettimanale sarebbe addirittura mercoledì 20 maggio, cioè alla vigilia dell'ultima giornata di Serie A. In caso di eliminazione in Coppa Italia, invece, la prima data infrasettimanale disponibile sarebbe mercoledì 13 maggio, il giorno della finale di Coppa Italia.

Ma parlando di Inter, ancora non si sa dove si giocherà la sfida ritorno di Europa League con il Ludogorets prevista per giovedì prossimo. A questo punto le ipotesi sono due: le porte chiuse o il campo neutro. Il club bulgaro ieri con una nota ufficiale ha chiesto delucidazioni in merito sia all' Uefa che alla società nerazzurra sulla situazione in Lombardia e a Milano dove, si legge «in questi giorni sono stati segnalati casi di infezione da coronavirus. Più di 600 tifosi dovrebbero sostenere la squadra a San Siro giovedì e molti di loro hanno già acquistato i biglietti aerei e ci sono viaggi organizzati in autobus dalla Bulgaria all'Italia».

Insomma, ci sono cospicui problemi logistici (rimandando alle altre pagine del giornale per quelli sanitari) dietro queste improvvise sospensioni.

Tanto che, per venire a Torino-Parma, che ci interessa più da vicino, le due società non hanno nemmeno abbozzato una data per il recupero dopo l'ufficializzazione del rinvio. Come lo si potrebbe fare in una situazione come quella di queste ore, in continua evoluzione? La sensazione è che se nei prossimi giorni l'emergenza dovesse aggravarsi l'unica via d'uscita potrebbe rivelarsi far disputare le partite a porte chiuse. Una decisione non certo semplice, perché anche qui si innescherebbero problematiche legate agli abbonamenti stipulati, ai biglietti già acquistati, ai viaggi e agli alberghi prenotati dai tifosi che che, volenti o nolenti, restano un po' il motore del calcio professionistico anche se sempre più pressati a tifare dal divano invece che dagli spalti.

Lo ha ammesso anche Giovanni Malagò, presidente del Coni: «il discorso delle porte chiuse è stato preso in considerazione ma ci sono delle problematiche: la prima è che a cominciare dall'Inter ci sono 70mila biglietti venduti e la società si sarebbe dovuta far carico delle spese. La seconda è che qualche gruppo di tifosi, magari quelli delle curve, potrebbe decidere di andare lo stesso verso lo stadio rappresentando un problema di ordine pubblico. E comunque è un tema che riguarda esclusivamente le prefetture».

Intanto in serata i provvedimenti che hanno fermato le attività scolastiche e sportive in tutta l'Emilia Romagna fanno ritenere che anche alcune partite di domenica prossima in primis Parma-Spal, Milan-Genoa e Sassuolo-Brescia, possano essere a rischio. Succede però che il prossimo sia anche il week end di Juventus-Inter. Ovvio che che la salute pubblica avrà sempre la meglio su ogni considerazione sportiva, ma è facile capire come certe decisioni siano complicate.

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