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L'infettivologo Carlo Ferrari

«Il contagio del virus si può rallentare. E presto arriverà il vaccino»

25 febbraio 2020, 05:04

«Il contagio del virus si può rallentare. E presto arriverà il vaccino»

MONICA TIEZZI

Sono quattro, due provenienti da Piacenza e due del Parmense, le persone affette da coronavirus e ricoverate all'ospedale Maggiore: quelle da Piacenza, un uomo e una donna che presentano comorbilità importanti, sono in condizioni serie nella terapia intensiva; i parmigiani, un uomo di Lesignano e una donna di Monticelli, si trovano nel reparto di malattie infettive dell'ospedale Maggiore, diretto da Carlo Ferrari.

Professor Ferrari, qual è la situazione dei due contagiati parmensi?
L'uomo sta discretamente e la febbre reagisce agli antipiretici. Lo teniamo monitorato per il rischio che possa sviluppare problemi polmonari, che è la caratteristica di questo tipo di virus. La signora al momento non ha febbre e sta decisamente meglio.

Perché i familiari sia del lesignanese che della signora di Monticelli non sono stati sottoposti al tampone per la ricerca del Covid-19?
Credo che lo saranno, in base ai protocolli dell'Igiene pubblica. Per ora restano in isolamento a casa perché il ricovero ospedaliero è previsto solo in caso di sintomatologia. Anche i nostri ricoverati sono sottoposti a tampone solo se ci sono sintomi respiratori, dati epidemiologici o se sono stati a contatto, ripetuto e costante, con una persona positiva.

Quante persone, passate nel vostro reparto, sono state sottoposte al tampone da quando è scattata l'emergenza?
Una decina.

Ancora non siamo risaliti al paziente zero dell'epidemia italiana. Sarebbe ancora importante trovarlo o il contagio è andato troppo oltre?
Sarebbe utile per capire come si muove il virus e la sua capacità di replicazione, ossia quante persone vengono infettate da un singolo portatore. Ma, per le dimensioni che ha assunto il contagio, temo che ormai sia irrilevante.

Si può contenere il contagio in Italia?
Contenerlo in modo completo no. Servirebbe un vaccino. Ma si può fortemente rallentare la sua diffusione.

Chi è stato contagiato, ed è guarito, può nuovamente prendere il virus e reinfettare?
In linea teorica no perché con l'infezione vengono prodotti anticorpi neutralizzanti che teoricamente potremmo purificare ed usare come terapia per i malati. In realtà i virus mutano: quindi il coronavirus con il quale abbiamo a che fare oggi potrebbe non essere più lo stesso in futuro, così come accade per i virus influenzali.

Cosa vuol dire che il virus muta?
Che cambia molto rapidamente, creando continui errori di duplicazione dei nucleotidi, perché è incapace di correggerli. Le mutazioni, purtroppo, possono essere un meccanismo negativo per noi, perché, anche casualmente, i virus mutando possono acquisire la capacità di riconoscere nuovi recettori cui agganciarsi per entrare nelle cellule ospiti e quindi ottenere nuove capacità di infettare. Addirittura fino al cambio di specie, da animale a uomo, come pare sia successo con questo nuovo coronavirus.

È vero che il Covid-19 è letale quanto una «normale» influenza stagionale?
No. Però è vero che è meno letale, ad esempio, della Sars e che i decessi, su base mondiale, si attestano sul 2%. Se consideriamo che il numero di infetti dei quali siamo a conoscenza rappresentano, secondo le stime, il 5% del totale, arriviamo ad una letalità dello 0,1%. La mortalità di un'influenza stagionale è dello 0,01%.

Ma cos'è esattamente un virus?
È un parassita intracellulare obbligato, cioè per poter sopravvivere e replicarsi ha bisogno di un organismo, animale o umano. La cellula che lo ospita fornisce al virus una serie di proteine, gli enzimi, che gli consentono di vivere. Ciò perché i virus non producono energia e non sintetizzano proteine al di fuori della cellula ospite ed inoltre, per entrare nella cellula, devono trovare un recettore. Questo è un punto fondamentale per capire le infezioni.

Cos'è un recettore?
È la proteina che apre al virus un varco nella cellula ospite. Individuato il recettore adeguato, il virus riesce ad infettare la cellula e diventa patogeno. Il nuovo Covid-19 è un virus a Rna ed ha una grande capacità di mutare.

Quando avremo un vaccino?
Sono fiducioso: potrebbe essere questione di pochi mesi. Per essere efficace un vaccino deve basarsi su parti conservate delle proteine virali comuni a tutti i ceppi di virus. Ci sono zone che restano sempre identiche di cui il virus non può fare a meno, perché indispensabili per il suo ciclo vitale e all'interno delle quali le mutazioni non sono tollerate: su queste si basano i vaccini. Le sequenze isolate vengono inserite in banche dati internazionali. Oggi esistono piattaforme tecnologiche che, in base alle sequenze del virus, possono essere rapidamente utilizzabili per produrre nuovi vaccini. Un'evoluzione straordinaria, che lascia ben sperare.

MONICA TIEZZI Sono quattro, due provenienti da Piacenza e due del Parmense, le persone affette da coronavirus e ricoverate all'ospedale Maggiore: quelle da Piacenza, un uomo e una donna che presentano comorbilità importanti, sono in condizioni...

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