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Lutto

Addio a Vincenzo Zoni: la vita di Colorno è passata nel suo bar

26 febbraio 2020, 05:02

Addio a Vincenzo Zoni: la vita di Colorno è passata nel suo bar

COLORNO Colorno piange Vincenzo Zoni, storico proprietario del «Caffè della Posta» che ha guidato per tanti anni nel cuore del paese, in piazza Garibaldi davanti alla Reggia, facendo divenire il proprio locale un luogo di incontro per generazioni.

«UNA POLIFONIA DI VOCI»

«Aveva creato uno spazio che era una polifonia di voci - raccontano Stefano e Alessandra, i figli di Zoni, scomparso ad 83 anni -. Il Caffè era stato acquistato da suo padre, Alfredo, negli anni Cinquanta. Esisteva però da molto più tempo, era il luogo di scambio della posta, fin dalla fine dell'Ottocento. In questo luogo ci si incontrava per i più svariati motivi. Si potevano leggere tutti i giornali, di tutti gli schieramenti politici, nessuno escluso. Lì si viveva la piazza: giovani, anziani, uomini e donne si trovavano per un caffè, un gelato, una grappa, ma soprattutto per vivere il paese». Le feste, le cerimonie, le partite di calcio, una riflessione su ciò che era accaduto il giorno prima, o sul senso della vita, erano il sottofondo di un incontro conviviale al Caffè della Posta. Il martedì, il venerdì e la domenica c'era anche il mercato del bestiame, dei terreni, delle abitazioni, dove i mediatori mettevano in contatto il venditore con il compratore. «Il bar era frequentato anche dai primi stranieri, immigrati dai paesi del Maghreb, negli anni Ottanta», ricordano ancora i figli.

FACILE SOCIALIZZARE

Anche per loro era facile socializzare in quel luogo con gli abitanti di Colorno e approfondire una conversazione con Giuliana, l'amata moglie di Vincenzo, sul significato delle loro migrazioni. Il Caffè della Posta era anche il punto di riferimento - dalle prime luci del mattino fino a tarda sera, sabati, domeniche e festivi compresi - per chi si trovava di passaggio per partecipare a manifestazioni sportive o per andare a fare un weekend verso il lago di Garda.

SPORT E TRAMEZZINI

Ma anche per i ragazzi del paese che, inverno o estate che fosse, dopo la classica partitella a calcetto sapevano che avrebbero trovato il bar aperto per rifocillarsi con i panini e i tramezzini preparati da Giuliana. «Vincenzo era il barista attento e l'uomo equilibrato che faceva da mediatore quando qualche discussione rischiava di degenerare in lite. Aveva creato una novella agorà, un luogo dove fare comunità. O semplicemente uno spazio dove ritagliarsi una pausa dal ritmo soffocante della quotidianità. È stato un padre amorevole. Pur essendo nato in un periodo in cui il padre era la figura autoritaria della famiglia, ha vissuto in modo diverso».

«Ha rivestito il suo ruolo educativo con fermezza, ma anche e soprattutto con una capacità di comprensione nei confronti dei figli, di sua moglie e degli amati suoceri, rara. La sua intelligenza emotiva lo ha reso un marito, un papà e un uomo eccezionale, perché ha saputo rispecchiarsi negli altri e comprenderli profondamente».

c.cal.

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