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Cinema, incassi crollati

27 febbraio 2020, 05:01

Cinema, incassi crollati

MICHELE ZANLARI

Il racconto di una cosa che è andata perduta, per tappe semplici. Facciamo finta di essere uno spettatore in attesa di un film: semplice. Questo film non è un blockbuster, ma una piccola storia in cui ho riconosciuto qualcosa di importante per me; già meno semplice. In pochi passaggi: mi rendo conto di averne bisogno, lo aspetto. Il film esce nei cinema italiani la prossima settimana, ma oggi è ancora domenica - lo so, in realtà è giovedì - e attorno a me il mondo racconta di paesi isolati per precauzione. Ho il sospetto che accada il peggio, quindi telefono a una sala di Milano che proietta anche la mattina. Tutto bene, alle 11 ci sono 13 spettatori per vedere «Midsommar». È un horror d'autore e il cinema Beltrade ha dovuto aspettare l'uscita del bluray per proiettarlo in svedese, dato che la distribuzione non aveva mandato in stampa la copia in originale. Non mi fido, però, e chiamo i cinema d'essai della mia regione: Piacenza, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara. Parma… non è esattamente una città direzionale, va un po' a rimorchio. «Per ora siamo aperti, ma non verrà nessuno». Bologna chiuderà invece la giornata con buoni incassi. Gli altri no.

Pomeriggio, arriva la notizia che ormai si attendeva: chiusura totale dei cinema della Lombardia. Un disastro, dato che Milano è la seconda città d'Italia per numero di biglietti venduti. E se il mio film non uscisse più? La domenica si chiude con i decreti che fermano i cinema in altre quattro regioni e mezzo: Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Friuli. La mezza è la Liguria: le sale comunali devono chiudere, i privati no; inspiegabile. Scompaiono, di colpo, due terzi del mercato italiano. Trovo su Facebook le foto dei cinema chiusi, le colleziono come cartoline di un tempo passato. Qualche esercente si batte fino all'ultimo per resistere, altri chiudono volontariamente per limitare le perdite.

I grandi distributori - 01, Disney, Vision, Lucky Red, Universal, Medusa - spostano tutti i film in uscita, perché arrivare nei cinema ha un costo e i loro investimenti promozionali non possono andare sprecati. Tra questi, però, abbiamo detto che non c'è il mio film. Aspetto ancora. Percepisco un primo problema. Tante sale d'essai a conduzione famigliare sono già in difficoltà e la loro prospettiva è questa: 2 o 3 settimane di chiusura, un paio di mesi quasi senza pubblico, l'estate senza film, un settembre debole e, forse, qualche buon incasso ad ottobre. Sarà dura. Percepisco un secondo problema. Le finestre distributive sono sclerotizzate: i big escono sempre, mentre le opere indipendenti devono fare a botte nei mesi meno redditizi. Tipo marzo. E il mio film? Si mette male, perché scalando la data dei titoli commerciali rischiano di scomparire tutti i prodotti d'autore.

Gli incassi dei cinema, intanto, crollano del 70% - per forza, manca all'appello tutto il Nord - ma alcune sale d'essai reggono inaspettatamente. Hanno un pubblico affezionato che sembra dire a gran voce «non vogliamo arrenderci alla paura». Mi commuove un po'. Due soli distributori non annullano le uscite del 27 febbraio: un ragazzo coraggioso di Firenze che scommette su «La Gomera» di Corneliu Porumboiu e «Doppio sospetto» di Teodora Film, sempre in lotta contro certe regole del sistema. C'è anche il film che aspetto io? Forse sì forse no, ma ormai ho capito che il titolo non importa più.

Postille. L'Anec - l'associazione nazionale esercenti cinema - ha chiesto di attivare lo stato di crisi. Marche e Toscana (quest'ultima sotto elezioni e quindi per calcolo politico) potrebbero essere fermate già oggi. Il thriller belga «Doppio sospetto» doveva uscire in una decina di cinema nel solo nord Italia, mentre ora si ritrova con quasi 40 schermi al centro-sud, anche in città dove non arriva praticamente mai la proposta di film d'autore.

Epilogo. Aspetto il mio film, tutti ne aspettiamo almeno uno. Facciamo sentire, allora, la nostra voce per dire che ne abbiamo davvero bisogno. Io ne ho bisogno.

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