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IL CASO

Patteggia il marito-padrone. Ma adesso dovrà essere rieducato

27 febbraio 2020, 05:02

Patteggia il marito-padrone. Ma adesso dovrà essere rieducato

GEORGIA AZZALI

La religione? A suo uso e consumo. Con l'esegesi (aberrante) che più faceva comodo alle sue leggi da marito-padrone. «Le mogli devono fare quello che vogliono i mariti, lo dice anche la Bibbia»: eccolo il suo motto. E l'ordine che impartiva ogni giorno alla donna che gli stava accanto da anni. Così, davanti alla più piccola rimostranza si sentiva libero di insultare, umiliare e menare le mani, anche quando lei era incinta. Ivoriano, 34 anni, accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate, ha deciso di chiudere i suoi conti con la giustizia patteggiando: 1 anno e 6 mesi, la pena concordata. Potrà contare sulla sospensione, ma solo se porterà a termine il percorso rieducativo al centro «Liberiamoci dalla violenza» dell'Ausl di Modena, il primo servizio per il trattamento degli uomini violenti gestito da un'istituzione pubblica. La condizionale subordinata a questo tipo di percorso è una delle disposizioni inserite nel Codice Rosso, la legge entrata in vigore lo scorso agosto.

Un progetto rieducativo per insegnare ai maschi a relazionarsi con le donne. A capire ciò che di oscuro e irrefrenabile li spinge alla violenza. È la «risalita» che dovrà tentare anche il giovane ivoriano. Lui che già subito dopo il matrimonio aveva dettato le regole a cui la moglie doveva attenersi: uscite quasi esclusivamente con lui, nessun abito che potesse anche solo vagamente attirare qualche sguardo indiscreto e, in casa, sottomissione assoluta. «Devi fare quello che dico. Dove andremo a finire se le mogli non fanno quello che dicono i mariti», urlare ogni giorno.

Insulti e umiliazioni. Perché qualunque cosa facesse o dicesse, lei era senza alcun valore. Un oggetto, eppure un peso, perché anche la più banale obiezione non era ammessa. Perfino durante la gravidanza, tra marzo e dicembre del 2018, aveva continuato con le sue squallide prevaricazioni. Ingiurie, ma anche botte.

Una quotidianità scandita da chi voleva continuare a dettare legge in quella casa. Fino al 25 agosto scorso, quando gli insulti sono diventati ancora una volta pugni. Un colpo al volto che le ha lacerato un labbro e poi quelle mani sul corpo per strattonarla con violenza. Non era la prima volta, ma lei ha deciso che quella sarebbe stata anche l'ultima. Il labbro spaccato, i lividi sul corpo: i carabinieri avevano potuto vedere. E la sua denuncia aveva poco dopo convinto il giudice a far scattare l'allontanamento dell'uomo dalla casa e il divieto d'avvicinamento alla moglie. Un provvedimento che, dopo la sentenza di ieri, è venuto meno. Mentre lui - si spera - dovrà imparare a tenere a bada i suoi demoni.

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