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Movida

I baristi: «Con altre limitazioni, costretti a chiudere»

29 febbraio 2020, 05:07

I baristi: «Con altre limitazioni, costretti a chiudere»

ANTONIO BERTONCINI

 

Amarezza, sconforto, stupore? Sono questi gli stati d’animo che si respirano in alcuni locali pubblici della zona di via Nazario Sauro quando arriva la notizia dell’esposto contro il sindaco Piazzarotti, firmato da quattro residenti, che lo accusano di omissione d’atti d’ufficio, e di aver causato addirittura «danni alla salute» dei cittadini, messi a dura prova dal ripetuto superamento dei limiti di decibel previsti dalla legge.

Tutto ciò, mentre già sono in atto una causa civile intentata contro il Comune con la richiesta del riconoscimento di 150.000 euro a ristoro dei danni subiti, e un esposto, presentato sei mesi fa, contro quattro locali insediati in zona per disturbo alla quiete pubblica.

«Trovo che questo accanimento a colpi di carte bollate abbia dell’incredibile – sbotta Matteo Ceresini comproprietario di Bread, uno dei locali nell’occhio del ciclone – sono quattro anni che siamo qui e da quattro anni siamo in lotta per le problematiche di rumore che molesterebbe gli abitanti della strada. Faccio notare – insiste Ceresini – che il nostro locale è assolutamente a norma anche per le emissioni acustiche. Il problema è quello che succede all’esterno, ma si tratta di poche persone che escono in strada per fumarsi una sigaretta, non è certo una movida. Certo non possiamo neppure pensare di ridurre gli orari: nei giorni feriali teniamo aperto fino a mezzanotte, il venerdì e il sabato sera fino all’una, mentre in via Farini si chiude alle due».

Del resto, i gestori del Bread hanno fatto il possibile: all’esterno ci sono due cartelli ben visibili: «Si pregano i gentili clienti di colloquiare a bassa voce evitando urla e schiamazzi che disturbino la quiete dei nostri vicini».

«E per un anno – ricordano i titolari Matteo Ceresini e Filippo Reggiani – abbiamo addirittura incaricato una persona di mantenere l’ordine al di fuori del locale, ma anche questo non è servito a placare gli animi, al punto che il Comune ci ha obbligato a togliere le mensole all’esterno, e soprattutto ci ha vietato di far uscire i clienti con alcoolici dopo le 22».

«Noi, ovviamente, ci siamo ribellati e abbiamo vinto il ricorso al TAR, salvaguardando le condizioni minime per lavorare. Ora se la prendono persino con il sindaco: eppure dal Comune non abbiamo certo avuto favori, anzi abbiamo subito limitazioni che il Tar ha ritenuto illegittime e controlli assidui persino nelle ore diurne».

Inutili, naturalmente, le richieste di ottenere uno spazio esterno in una strada pedonale, alle quali l’amministrazione non era pregiudizialmente contraria, ma la «guerra» in atto con i residenti ha sconsigliato ogni passo in questo senso.

In queste condizioni i due contitolari di Bread e il gestore Alessandro Caggiati (al quale è rivolto l’esposto dei residenti) ritengono sia difficile continuare a lavorare: «Via Nazario Sauro – constatano i tre soci del Bread - è diventata una delle strade più belle di Parma. Ma con i tempi che corrono siamo già tutti oggettivamente in difficoltà. E’ follia colpire i pochi esercizi rimasti. I locali servono, altrimenti il centro muore. Altro che «Parma 2020» città accogliente. La normativa a Parma è già molto restrittiva. Certo non possiamo fare gli sceriffi. Ma qui non è mai successo nulla, né risse, né discussioni, nessun problema di ordine pubblico. Se venissero imposte ulteriori limitazioni, saremmo costretti ad emigrare verso Milano o altre città. E nostro malgrado lasceremo Parma a chi vuole dormire!».

 

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