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Coronavirus

Nel laboratorio di Parma già analizzati 200 tamponi

29 febbraio 2020, 05:08

Nel laboratorio di Parma già analizzati 200 tamponi

MONICA TIEZZI

A tu per tu con il coronavirus. È la quotidianità faticosa, da domenica scorsa, di Paola Affanni, responsabile del laboratorio universitario per la sorveglianza virologica, in via Volturno, e dei suoi collaboratori: Maria Eugenia Colucci e Luca Caruso, impegnati con lei in laboratorio, e Licia Veronesi, che tiene i rapporti con Ausl e ospedale e risponde a chi telefona direttamente al laboratorio per avere informazioni sul virus.

È qui, in una delle due strutture di riferimento regionali per l'esame dei tamponi orofaringei (l'altra è il Creem del Sant'Orsola di Bologna) che arrivano quotidianamente i campioni da analizzare per verificare la presenza del Covid-19.

Professoressa Affanni, quanti tamponi avete analizzato finora?

Circa 200. I positivi sono 35, quindi il 17,5% del totale: 27 vengono da Parma, sette da Piacenza, uno da Reggio Emilia, che sono le tre province che copriamo, mentre il Sant'Orsola si occupa del resto della Regione, inclusa la Romagna. Sono 14, in tutta Italia, i laboratori accreditati come il nostro. Alcune Regioni ne sono sprovviste. Nella precedente pandemia, quella del 2009 per il virus A/H1N1, analizzammo 2.500 campioni.

Come riuscite a gestire questa mole di lavoro?

Restando in laboratorio dalle otto a mezzanotte circa. È un'emergenza, facciamo del nostro meglio, ma è chiaro che c'è bisogno di supporto, anche perché ogni giorno aumentano i campioni da analizzare. Per questo dovrebbe aprire a giorni un terzo laboratorio regionale di analisi a Pievesestina, Cesena.

Ci sono linee guida omogenee per il vostro lavoro?

I protocolli operativi erano già pronti quando è scoppiata la pandemia in Cina. Oggi applichiamo quindi le direttive dell'Istituto superiore di sanità, che ha anche il compito di validare i casi di positività riscontrati in tutta Italia.

Qual è il margine di errore dei tamponi?

La metodica è buona e i casi di false positività sono davvero pochi. La biologia molecolare è affidabile al 99%. Consideri anche che effettuiamo su ogni campione due test di amplificazione genica: di screening e di conferma.

È possibile effettuare di propria iniziativa un tampone per la ricerca del coronavirus?

No. Il tampone si esegue solo nei centri accreditati e l'indicazione deve arrivare da un medico di base, da un infettivologo o da un medico igienista.

Ci sono tamponi ad hoc per questo nuovo virus?

I “cotton fioc”, per intenderci, per prelevare materiale dalla gola, sono gli stessi usati per le altre forme di affezioni virali. Anche il terreno di coltura e di trasporto è lo stesso degli altri virus. Cambiano invece il protocollo operativo e reagenti, primer e sonde che identificano un pezzo specifico di genoma.

In cosa consiste il vostro lavoro?

La prima fase è l'aliquotazione del campione, ossia la suddivisione in provette; poi c'è l'estrazione dell'Rna, o acido ribonucleico; infine l'amplificazione dell'Rna con la ripetizione di cicli a varie temperature per poterlo “vedere”. Al momento ci limitiamo a dire se il virus è presente o meno, ma si potrebbe anche leggere la quantità di virus.

Quanto tempo occorre per avere un risultato?

Dalle sei alle otto ore, che implicano un continuo lavoro di controllo e manipolazione.

Quanto costa l'analisi di un tampone?

Per il coronavirus ancora non l'abbiamo calcolato. Con le nostre metodiche, il tampone di una “normale” influenza costa circa 200 euro.

C'è materiale a sufficienza?

Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo fatto un ordine di materiale, ad una ditta lombarda, per circa mille tamponi. Abbiamo tutti i dispositivi di protezione: guanti, paracamici e cuffie. Ma ci sono problemi con l'approvvigionamento di mascherine professionali, le FFP3.

Non vi sentite mai a rischio?

Solo la fase iniziale del lavoro presenta rischi. L'analisi del campione avviene in cappa a livello di sicurezza 3 e in cabine a pressione negativa. Siamo tranquilli.

È vero che, rispetto all'esordio in Cina, il coronavirus sarebbe già mutato?

Plausibile, perché la mutazione è tipica dei virus a Rna. Lo stesso accadde per l'A/H1N1, trasmesso dagli uccelli, ai maiali, all'uomo. E adattandosi alla specie umana, non è da escludere che il virus diventi più “buono” e meno pericoloso, così come è accaduto all'A/H1N1, uno dei virus che provocano l'influenza stagionale.

Chi ha fatto il vaccino antinfluenzale è più tutelato?

È meno a rischio di complicanze in caso di contagio da coronavirus, poiché non si verificano coinfezioni.

State anche coltivando il virus?

No, anche se abbiamo le competenze e gli strumenti per farlo. È una procedura lunga, che richiede più materiale, e non è escluso che in futuro ci venga chiesto. Sarebbe cruciale per le terapie e per trovare un vaccino.