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Ricordo

«Pippo» Mendogni, il giornalista che aveva Parma nel cuore

di Gian Luca Zurlini -

01 marzo 2020, 05:03

«Pippo» Mendogni, il giornalista che aveva Parma nel cuore

 

GIAN LUCA ZURLINI

 

Per tutti noi era semplicemente «Pippo»: un nomignolo affettuoso che rende bene l'idea di come Pier Paolo Mendogni, l'ex condirettore della «Gazzetta» scomparso ieri a 84 anni compiuti da poco, fosse benvoluto da tutti.

Era andato in pensione nel 1998, ma in realtà era sempre rimasto a far parte di quella «Gazzetta» in cui era entrato nel 1977 dopo una lunga militanza al «Resto del Carlino», dove aveva iniziato a scrivere di sport a 16 anni. E «Pippo» ha continuato fino all'ultimo a scrivere nelle pagine della cultura con i suoi articoli sulle mostre e sull'arte, tanto esaurienti quanto chiari. Incontrandolo era normale che con un sorriso ti facesse i complimenti per un articolo. Un elogio che valeva come un premio. Ma era anche e soprattutto una vera memoria storica della città e dei suoi avvenimenti, tanto che scherzosamente noi gli chiedevamo come era Maria Luigia, visto che sembrava un suo contemporaneo per come ne conosceva la storia personale.

«Pippo» è stato un grande esempio di giornalista capace di essere cronista e profondo conoscitore della quotidianità della «sua» Parma, la città nel cui centro storico è nato e ha vissuto fino alla scomparsa, ma allo stesso tempo anche di essere studioso, saggista e critico. Il tutto con il dono di una scrittura chiara, semplice e lineare, in grado di far comprendere argomenti complessi senza arzigogoli. Un modo di scrivere che rifletteva il suo carattere: pacato, mai sopra le righe, ma allo stesso tempo deciso e autorevole nel momento giusto, Nessuno può dire di aver sentito «Pippo» alzare la voce in redazione per far rispettare una sua decisione. Anche se a lui ci si rivolgeva quando c'erano dubbi importanti. E lui, immancabilmente, faceva una scelta, che sapevamo essere quella giusta, in poco tempo.

Anche al ruolo di condirettore era arrivato in punta di piedi, scalando tutti i gradini in modo naturale. Partendo dal «Carlino» di Parma, nella redazione in fondo a via Cavour e poi in quella di via Angelo Mazza, dove era stato assunto subito dopo la laurea in giurisprudenza sotto la guida di Aristide Barilli prima e Benito Montan poi, dove era stato cronista di politica e di sport. Poi era stato chiamato dall'allora direttore Giovann Spadolini a Bologna per fare l'inviato di sport anche in serie A ed era diventato il «vice» di Italo Cucci che ieri lo ha ricordato in modo affettuoso: «È stato il mio vice in un momento in cui serviva competenza e saggezza. Era un bravo collega, un uomo buono e corretto. Lo ritrovai alla Gazzetta di Parma. Sempre amico». Nel 1977 arriva il momento della scelta: di fronte alla possibilità di sostituire Cucci alla guida dello sport del «Carlino» decide di rispondere alla chiamata della «Gazzetta», all'epoca in via Emilio Casa, voluto dallo storico direttore Baldassarre Molossi. E in poco più di 20 anni di lavoro ne diventò una colonna. In «Gazzetta» ha cresciuto e guidato un'intera generazione di giornalisti, buona parte dei quali ancora oggi è al lavoro in redazione. E da tutti ha saputo cavare fuori il meglio grazie alla sua pacata autorevolezza.

Una volta in pensione, si è potuto dedicare con maggiore assiduità alla sua grande passione per l'arte e ha aumentato la frequenza delle sue presenze nell'amata Bosco di Corniglio dove possedeva una casa. Numerosi gli incarichi che ha ricoperto in questi ultimi anni. È stato direttore della rivista Aurea Parma per 17 anni, dal 1998 al 2015, è stato socio della Deputazione di storia patria per le province parmensi, ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Museo bodoniano dal 1999 al 2004, è stato membro della commissione toponomastica comunale dal 1999 al 2012 e dal 2012 al 2017 è stato consulente del Museo Bocchi e membro del comitato scientifico della casa editrice Mup. Ha inoltre scritto diversi libri tra cui il Correggio a Parma, Il Medioevo a Parma, Il Duomo di Parma, Santa Maria della Steccata, Il Battistero di Parma, e ancora Arte a Parma nel Novecento fra cronaca e storia oltre a numerosi saggi inseriti in libri e riviste e una pubblicazione sulla Valparma.

Ma sullo sfondo rimaneva il legame indissolubile con i «suoi» ragazzi del giornale. E sull'andamento delle cose della «Gazzetta» si manteneva sempre informato. Proprio una settimana fa, quando l'ho incontrato in città per quella che non immaginavo allora sarebbe stata l'ultima volta, mi aveva risposto «insomma» alla consueta domanda sulla salute. In quella replica, data con un sorriso malinconico, c'era tutto «Pippo»: tranquillo e rassicurante anche in un momento evidentemente per lui purtroppo molto difficile, come solo le persone vere sanno essere. E con lui si può dire che Parma ha perso un «figlio» che l'ha amata e vissuta in profondità. I funerali di Mendogni, che lascia la moglie Gabriella e le figlie Francesca e Paola e 5 adorati nipoti, a cui la «Gazzetta» è vicina in questo momento di dolore, si terranno domani alle 13,45 partendo dal Maggiore per la chiesa di San Quintino, dove stasera alle 19 verrà recitato il rosario.