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Gara rinviata

Parma-Spal: parla il direttore operativo crociato Stefano Perrone

01 marzo 2020, 05:02

Parma-Spal: parla il direttore operativo crociato Stefano Perrone

SANDRO PIOVANI

Stefano Perrone si occupa di sicurezza sportiva. Uno dei professionisti più apprezzati in Italia tanto che nel suo curriculum personale non c'è solo il lavoro al Parma ma anche la collaborazione diretta con Federazione e Lega calcio nell'organizzazione (sempre in tema di sicurezza) di grandi eventi come la finale di Coppa Italia. Insomma uno che se ne intende. E quando si parla di sicurezza normalmente si intende quella dei tifosi, gli accessi, la sistemazione nei rispettivi settori, la gestione degli stewards e così via. Adesso però Stefano Perrone, in qualità di direttore operativo del Parma, si è dovuto forzatamente occupare di sicurezza sanitaria, di coronavirus e di prevenzione di possibili contagi. E non solo al Tardini. «Giovedì sera ci hanno annunciato le porte chiuse - spiega subito Stefano Perrone - e questa mattina (ieri ndr) ci hanno messo in preallarme sulla possibilità in extremis che la partita potesse essere rinviata, perché evidentemente si stavano studiando spazi adeguati per recuperare tutte le partite non giocate. Per cui il calendario, tra virgolette, era salvo e quindi hanno poi preferito questa scelta piuttosto che mandare in campo tante squadre di serie A a porte chiuse, per la prima volta nella storia del nostro campionato».

Una scelta precisa allora?
«Credo che ci sia stata un'implicazione anche di immagine del nostro calcio mi vien da dire a livello mondiale, visto che i diritti (televisivi ndr) della serie A sono stati venduti in moltissimi paesi. E' una decisione che protegge l'immagine del calcio ma credo che protegga anche i nostri abbonati e non parlo tanto di protezione economica visto che un eventuale rateo per un abbonato di curva al Parma è di 8 euro, piuttosto direi una protezione “morale” di un abbonato che perderebbe una partita della sua squadra».

In effetti il danno economico è minimo.
«Si, ripeto per un tifoso il danno economico non esiste di fatto. Un danno morale non poter vedere la partita. Da questo punto di vista comunque è una protezione anche per le società».

Certo che era una decisione che forse si poteva prendere con un po' d'anticipo.
«Questo non so, di certo sarebbe cambiata l'organizzazione dei club coinvolti. Ci si sarebbe mossi in modo diverso. Per esempio oggi (ieri ndr) avevamo già una trentina di persone al Tardini che stavano preparando i collegamenti tv, quindici persone delle pulizie al lavoro, i giardinieri che preparavano il campo... sono esempi banali per far capire come la macchina organizzativa era già in moto. Pur in modo molto, ma molto ridotto visto che comunque si stava preparando una partita a porte chiuse. Un evento assolutamente blando visti i numeri di persone previste. Però si salva il prodotto calcio e anche il prodotto Italia, perché parlando di coronavirus e far vedere stadi vuoti per motivi sanitari sarebbe stato un messaggio negativo molto forte».

Scusa la malizia, ma sarebbe stata la stessa cosa se a porte chiuse non ci fosse stata anche Juventus-Inter?
«Non sapremo mai rispondere. Abbiamo salvaguardato un prodotto, le società e i loro tifosi».

Come stavate preparando la gara a porte chiuse, sotto l'aspetto della sicurezza visto comunque che un duecento persone, a vario titolo, sarebbero state comunque al Tardini?
«Abbiamo seguito le linee guida date dalla Lega oltre a linee guida destinate alla salute scelte dalla società. Perché il Parma sta vivendo da venerdì scorso adottando misure di contenimento del rischio di un possibile contagio. Abbiamo sospeso l'attività del settore giovanile, abbiamo ridotto le possibilità di contatto al centro sportivo, annullate le riunioni interne ma anche esterne, ai dipendenti è stata data la possibilità di lavorare da casa oppure, per chi poteva, di mettersi in ferie. Abbiamo svuotato molto il centro sportivo, abbiamo isolato il più possibile lo staff tecnico e i giocatori, abbiamo applicato un protocollo sanitario. Ovvero misurazione della febbre, verifica dei contatti avuti. E anche sullo stadio si applicano misure similari: per cui tutti i lavoratori ospiti che sarebbero entrati allo stadio avrebbero dovuto firmare dichiarazioni sui contatti avuti nelle ultime due settimane, di non avere avuto attacchi febbrili e così via. Una tutela verso i lavoratori stessi. Poi sanificazione degli ambienti, dai bagni agli spogliatoi per arrivare agli impianti di condizionamento. Bar chiusi con distribuzione solo di acqua sigillata. I pasti per giocatori e arbitri tutti monoporzioni sigillate. Per ridurre le possibilità di contagio».

La squadra come ha vissuto queste norme di sicurezza?
«Tutta i nostri dipendenti, squadra compresa, erano contenti di vedere la società così attenta a questo problema, affrontato in modo rapido. E tutti hanno accettato e seguito queste regole con attenzione e consapevolezza».

Ora aspettiamo la trasferta di Genova?
«Aspettiamo le direttive regionali per capire cosa accadrà. Se ci saranno ancora restrizioni, naturalmente in Liguria, diventa complesso pensare poi di poter giocare una partita a porte aperte quando poi altri luoghi di aggregazione sono chiusi».

In ogni caso anche la prossima settimana sarà in “emergenza coronavirus”.
«Di certo noi proseguiremo con le procedure che ci siamo dati. Poi faremo valutazioni sul luogo dove faremo il ritiro a Genova: credo che quello che abbiamo attuato in casa, bene sarebbe portarlo anche in trasferta».

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SANDRO PIOVANI Stefano Perrone si occupa di sicurezza sportiva. Uno dei professionisti più apprezzati in Italia tanto che nel suo curriculum personale non c'è solo il lavoro al Parma ma anche la collaborazione diretta con Federazione e Lega calcio...

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