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Paolo Cozzolino

«A Parma in quarantena più di 300 persone. Ma non sono malate»

02 marzo 2020, 05:08

«A Parma in quarantena più di 300 persone. Ma non sono malate»

MONICA TIEZZI

In questo momento non ci sono nel nostro territorio focolai di coronavirus: tutti i casi di contagio sono riferibili a persone che hanno frequentato Codogno. Non nasconde la difficoltà Paolo Cozzolino, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl di Parma, ma spiega che sono in atto tutte le misure per contenere il coronavirus.

Cosa significa che a Parma non ci sono focolai?

Che la stragrande maggioranza dei casi sono riconducibili a persone che hanno frequentato, a inizio febbraio, Codogno: o l'ospedale del comune lodigiano o il locale da ballo meta di una comitiva di due scuole di ballo del comune di Parma. Anche i secondi contagi che stiamo osservando sono legati a queste persone: familiari, colleghi di lavoro o amici. Ci sono poi contagi circoscritti avvenuti nell'ambito medico ed infermieristico per il contatto con professionisti provenienti dalla Lombardia. Ma vorrei chiarire che l'ospedale Maggiore è ora in situazione di massima protezione.

Quante sono le persone in quarantena?

Al momento, a Parma e provincia, più di 300. Non significa che sono state contagiate, ma che per precauzione, per i contatti che hanno avuto, le teniamo sotto osservazione, telefonando quotidianamente per accertarci delle loro condizioni. Il tampone si esegue solo su persone sintomatiche, cioè che presentano febbre o affezioni alle vie respiratorie.

Quali sono le regole della quarantena domiciliare per il soggetto a rischio?

Dormire in una stanza isolata, arieggiarla frequentemente, consumare i pasti da solo, indossare la mascherina quando gli viene consegnato un pasto. Il bagno dovrebbe essere ad uso personale. Se non è possibile, disinfettarlo dopo l'uso della persona a rischio indossando guanti e usando varechina, o alcol o cloro.

Cosa ci dobbiamo aspettare nelle prossime settimane?

Credo che almeno fino a metà marzo il contagio si propagherà con velocità, ma poi mi aspetto un rallentamento. L'incubazione del coronavirus varia dai due ai 24 giorni, ma stiamo osservando che i sintomi si presentano prevalentemente dal nono all'11esimo giorno dai contatti a rischio. Quindi in questo momento vengono alla luce i “secondi contagi”, dopo la prima ondata che ha avuto contatti diretti con Codogno. Persone che hanno contratto il virus all'incirca fra il 16 e il 20 febbraio.

L'arrivo della primavera potrebbe aiutare?

Il caldo aiuta perché il virus sta nelle secrezioni e con la bella stagione raffreddori, tossi e bronchiti calano.

I consigli per proteggersi?

Oltre alle misure che ormai tutti conosciamo, come lavarsi bene le mani, non frequentare luoghi affollati. Da questo punto di vista, il locale di Codogno è stato un “massacro” perché la danza è un contatto stretto, molto più a rischio di un viaggio in treno o in autobus. Sono questi i suggerimenti che abbiamo dato anche ai rappresentanti delle aziende che abbiamo incontrato in questi giorni: evitare “rimescolamenti”, ad esempio invitando i dipendenti, in mensa, a stare in compagnia delle persone del proprio reparto. E diversificare i luoghi di lavoro di persone con funzioni apicali, per evitare che settori importanti restino senza dirigenti.

È ingiustificata la paura che si possano contaminare i prodotti alimentari?

Si. Il virus non si trasmette con il cibo, ferma restando la necessità di una normale igiene di alimenti e confezioni. Non si trasmette neppure tramite gli animali domestici. E non dà neanche fastidio al normale svolgersi di una gravidanza. Quello che stiamo osservando è quello che ci aspettavamo: un virus non particolarmente letale o aggressivo.

Come state fronteggiando l'emergenza dal punto di vista organizzativo?

Con senso di responsabilità, senza guardare orologio e cartellino. Abbiamo anche richiamato personale in pensione, che ha dato la propria disponibilità. In questo momento è particolarmente oneroso il lavoro telefonico perché ci sono tante persone a domicilio da monitorare e perché occorre fare indagini per ricostruire i contatti delle persone che si ritengono a rischio nei 10-13 giorni precedenti alla chiamata alle autorità sanitarie. Per questo abbiamo anche sospeso, fino al 4 marzo, il lavoro degli ambulatori vaccinali.

 

MONICA TIEZZI In questo momento non ci sono nel nostro territorio focolai di coronavirus: tutti i casi di contagio sono riferibili a persone che hanno frequentato Codogno. Non nasconde la difficoltà Paolo Cozzolino, direttore del Dipartimento di...

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