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Domeniche senza partite

E anche i bar si svuotano. «Nessuno davanti ai maxischermi»

02 marzo 2020, 05:02

E anche i bar si svuotano. «Nessuno davanti ai maxischermi»

«E come in quella pubblicità di qualche anno fa: toglietemi tutto ma non la partita. Altrimenti che domenica è?». L'omone appoggiato al banco del bar butta giù un sorso di birra e indica lo schermo del maxischermo. Ma la smorfia amara rivela che anche la pinta, oggi, non va giù bene come al solito. «La partita del Parma, intendo. Che guardare il Lecce non è la stessa cosa».

C'è febbre e febbre. C'è il coronavirus che spaventa l'Italia e mezzo mondo. E poi c'è la febbre del tifo, quella per cui la domenica è il giorno da dedicare alla squadra del cuore. Ora, una delle febbri sta cancellando l'altra. E con gli stadi chiusi anche i bar di Parma si scoprono deserti: perché che senso ha ritrovarsi davanti al maxischermo con gli amici se non ci sono i crociati per cui sgolarsi?

«L'emergenza del Covid-19 citocca da molto vicino - raccontano dietro il bancone del Bar Rustici, sul Lungoparma. - La domenica per noi è il giorno del pienone. Anzi, lo era». Prima della ordinanza e prima delle partite rinviate. Che hanno svuotato anche le sedie davanti al televisore. «Noi tra ieri pomeriggio e sera, avevamo sessanta avventori prenotati. Con il blocco della partita hanno disdetto tutti».

La riprova è che mentre l'Atalanta spadroneggia sul terreno dei salentini nel bar solo tre persone siedono davanti al video. «Siamo qui giusto per passare il pomeriggio - raccontano due ragazzi che, così come la maggior parte delle persone sentite, prima o sganciano la solita bomba. «Se si devono bloccare le partite per questioni di sicurezza va bene. Ma tutte le partite, non solo alcune».

«Altrimenti si falsa il campionato», è il commento che segue. A cui poi si aggiungono le altre valutazioni: «Altrimenti qualcuno ne trae vantaggio». E soprattutto «Altrimenti si crea allarme tra la gente».

La stessa gente che di solito affolla il Bar Gianni, storico ritrovo di supporter di via Duca Alessandro. «I clienti? Molti meno», si ammette oltre il banco mentre gli avventori, distrattamente, buttano l'occhio allo schermo. Ma soprattutto parlano tra di loro. «Forse c'è un po' di psicosi. Ma in particolare sembra mancare una strategia condivisa». E così, dai gol e dalla classifica si finisce per parlare di salute e ordinanze, strategie e quarantene. E persino le Coppe perdono appeal. «Quando c'è la Champions di solito c'è la folla. L'altra sera eravamo stranamente semivuoti», aggiunge il titolare del bar Primavera di via Zarotto. E anche ieri i clienti, bevuto in fretta il caffè, infilavano la porta senza aspettare i gol.

«Quella del calcio è la rappresentazione di quello che sta succedendo nel nostro paese», riflette un altro tifoso. Sembra che non si riescano a prendere decisioni, che non si trovi una strategia condivisa», è l'amara constatazione mentre anche la rosea Gazzetta resta abbandonata su un tavolo. «Alla fine ci rimettiamo tutti: il Parma, i gestori dei locali e noi tifosi. Tanto che bisogna fare il tifo perché passi presto la paura. E si possa tornare in tribuna e al bar».

lu.pe.

 

 

 

«E come in quella pubblicità di qualche anno fa: toglietemi tutto ma non la partita. Altrimenti che domenica è?». L'omone appoggiato al banco del bar butta giù un sorso di birra e indica lo schermo del maxischermo. Ma la smorfia amara rivela che anche...

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