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Ospedale

Morto il cardiochirurgo Tiziano Gherli

02 marzo 2020, 05:02

Morto il cardiochirurgo Tiziano Gherli

MONICA TIEZZI

È morto sabato a Milano, dove era ricoverato all'ospedale Niguarda per una lunga malattia, Tiziano Gherli, 71 anni, ex direttore del reparto di cardiochirurgia dell'Ospedale Maggiore ed ex professore ordinario e direttore della scuola di specializzazione in Cardiochirurgia dell'Università di Parma. La pensione era arrivata a fine ottobre 2019. Il funerale si terrà domani a Milano e la sepoltura avverrà nel cimitero di Lambrate. Gherli lascia la moglie Marisa e i figli Riccardo, cardiochirurgo all'ospedale di Alessandria, e Andrea, biologo nell'ematologia dell'ospedale Maggiore.

Tiziano Gherli era nato a Milano nel 1949 e nel 1974 si era laureato in Medicina e chirurgia all’Università di Milano, dove aveva conseguito la specializzazione in chirurgia generale, seguita da quella in cardiochirurgia all’Università di Padova.

La carriera accademica e professionale di Gherli era iniziata nel 1980 all’Università di Sassari, dove era rimasto – eccettuato un periodo di studio al dipartimento di chirurgia cardio-toracica dell’Università di Utrecht dal 1982 al 1984 – per 17 anni, fino a ricoprire l’incarico di direttore della scuola di specializzazione in cardiochirurgia.

Nel 1997 Gherli si era trasferito a Parma. All’Azienda ospedaliero-universitaria era diventato direttore della cardiochirurgia e all'Università di Parma aveva assunto l'incarico di direttore della scuola di specializzazione in cardiochirurgia. Era titolare dell’insegnamento di cardiochirurgia nella scuola di specializzazione in cardiochirurgia e di chirurgia cardiaca nelle scuole di chirurgia vascolare, chirurgia toracica, anestesia e rianimazione e cardiologia.

Gherli è stato anche past president del Collegio dei professori ordinari di cardiochirurgia, il cui attuale presidente, Mauro Rinaldi, ha espresso ieri il cordoglio suo e dei colleghi del Collegio. Nella sua carriera Tiziano Gherli ha firmato circa 290 pubblicazioni.

«Sono commosso per la notizia della scomparsa del professor Tiziano Gherli, stimato docente del nostro Ateneo e valente cardiochirurgo - dice il rettore dell'Università di Parma, Paolo Andrei - Desidero ricordarlo, oltre che per le indubbie qualità accademiche e professionali, anche per il suo temperamento forte e deciso, un tratto del suo carattere che ho potuto apprezzare e che ha caratterizzato anche gli ultimi travagliati mesi della sua esistenza».

«Se ne va un professionista che ha rappresentato la storia degli ultimi vent'anni della cardiorchirurgia di Parma, portandola ad elevati livelli di qualità. Livelli di qualità che sono oggi garantiti dalla squadra di professionisti che ha fatto crescere» commenta il direttore generale dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, Massimo Fabi.

«Una persona schietta, senza timori, che non amava vie diplomatiche» così ricorda Ovidio Bussolati, direttore del Dipartimento di medicina e chirurgia dell'Università di Parma, la figura di Gherli. «Gherli ha lavorato molto e bene come direttore della scuola di specializzazione in cardiochirurgia ed anche in una situazione difficile, nella quale l'ordinamento è cambiato profondamente, è riuscito a mantenere la scuola. Questo è uno dei suoi lasciti più significativi».

«Una personalità forte ma schiva ai riflettori mediatici “ad ogni costo”, di una durezza di superficie che si apriva con lo spirito di un buon padre di famiglia» ricorda Francesco Nicolini il suo «maestro», con il quale ha condiviso vent'anni di professione, e che ha preso il testimone di Gherli alla guida della cardiochirurgia del Maggiore. «Ha sempre tenuto alta la tradizione universitaria della “scuola” trasmettendomi con onore il senso dell’istituzione universitaria da servire e tramandare nel tempo. Ha diretto la cardiochirurgia di Parma introducendo settori innovativi ed aprendola ad una dimensione internazionale, al servizio dei pazienti. Mi lascia un’enorme e difficile eredità in questo settore in continua evoluzione, una pienezza di ricordi ed insegnamenti vivi ed un assordante vuoto umano e professionale».

Del carattere «forte», così lo definisce, di Tiziano Gherli parla anche Bruno Borrello, suo allievo e oggi specialista della cardiochirurgia del Maggiore. «È stato un maestro che mi ha dato fiducia. Il mio ultimo ricordo è di un mese fa. Nell’accompagnarlo a Milano in auto per una visita, gli ho confessato che mi mancava e mi sentivo in un certo senso orfano. Fare il cardiochirurgo non è semplice, ma lui ti metteva nelle condizioni di fare interventi grossi. “Adesso devi cominciare a crescere e camminare da solo, sei abbastanza forte da farlo”, mi ha detto. Lo ricorderò per sempre».

«Gherli era un uomo caparbio, corretto, irreprensibile che ha fatto grandi sacrifici per la professione e ha lavorato per i pazienti senza mai risparmiarsi - dice Antonella Vezzani, responsabile della terapia intensiva cardiochirurgica dell'ospedale Maggiore - Credeva nel futuro e nei giovani e sapeva riconoscere il valore delle persone. Oggi ci sentiamo orfani di un uomo che ha saputo trasmetterci la responsabilità di una professione che richiede importanti capacità professionali, ma anche sensibilità umana». «Le sue mani operavano con una fluidità disarmante, erano mani libere: da ogni dubbio, paura o esitazione. In sala operatoria dirigeva in armonia come i migliori direttori d’orchestra. “Per andare veloci, bisogna andare piano” mi diceva. E chi se la scorda più questa frase?» conclude Suad El Qarra, medico della cardiochirurgia.

 

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