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MALTRATTAMENTI

«Se mangi carne di maiale, siamo dannati». E poi minaccia e aggredisce la moglie

03 marzo 2020, 05:06

«Se mangi carne di maiale, siamo dannati». E poi minaccia e aggredisce la moglie

GEORGIA AZZALI

Le amiche erano un pericolo. Anche se lei si limitava a uscire con loro un paio di volte al mese. Quando poi dalla borsa della spesa spuntava qualche fettina di maiale o una bottiglia di vino, si sentiva dire: «Così gli angeli non gireranno più in casa». Più che differenze culturali (lui tunisino, lei italiana), i primi allarmi di ciò che qualche tempo dopo avrebbe scavato un abisso tra loro. Un abisso di incomprensioni, poi uno stillicidio di umiliazioni e violenze. Fino alla scorsa estate, quando lei ha deciso di raccontare la sua storia alla polizia. E lui, 36 anni, qualche giorno fa è stato condannato a 2 anni per maltrattamenti. Il giudice ha anche stabilito per la donna un risarcimento in via equitativa di 3000 euro.

Dodici anni più di lui, un figlio nato da un precedente matrimonio, Katia (la chiameremo così) aveva creduto nelle promesse di quel ragazzo con tanta voglia di riscatto. Per tre mesi si era fatta mille domande sui suoi sguardi, sui suoi modi gentili, poi aveva deciso di cominciare una relazione. Due anni e mezzo per tentare di capire se i loro mondi avrebbero potuto incontrarsi, per scoprire le ricchezze delle loro differenze, fino a spazzare via ogni dubbio. Si erano sposati nell'agosto del 2011: matrimonio civile in Tunisia, tra i familiari e gli amici di lui.

Una scelta fatta insieme. E di cui lei era orgogliosa. Eppure tutto si è pian piano sfaldato dopo le nozze. I primi screzi sulle uscite con le amiche, sulle scelte alimentari: critiche e allo stesso tempo pretesti per cercare lo scontro. Anche perché lui aveva un modo tutto suo di interpretare la fede: a volte andava assiduamente in moschea, ma spesso passava serate e nottate fuori casa senza dare spiegazioni.

E la nascita di una figlia, invece di riavvicinare marito e moglie, aveva complicato ancora di più le cose. Il giorno del parto lui aveva trovato ogni scusa per rimanere lontano da Katia. Quando poi lei era tornata a casa, si era accorta che 500 euro erano stati prelevati dal suo conto. Erano soldi che sarebbero serviti per le necessità della bambina, eppure si era sentita rispondere: «Ho sbagliato, non piangere, non succederà più».

Ma il rapporto era già al capolinea. Era lei che doveva provvedere alla famiglia, mentre i pochi soldi che lui racimolava con qualche lavoro saltuario venivano fatti pesare come un grande sacrificio.

Cerca appoggio nelle amiche, Katia, ma quegli incontri rendono il marito sempre più violento. Tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016 la insulta sempre più spesso, la strattona e arriva anche a sputarle in faccia, a volte anche sotto lo sguardo dei figli. Ma se lei gli fa notare il turbamento soprattutto della bambina, lui piomba in cucina a prendere un coltello per minacciarla. E poi, come una furia, spacca soprammobili e oggetti.

Urla che spesso sentono anche i vicini di casa. Fino al 24 luglio scorso, quando una nuova discussione li mette uno contro l'altra. In mezzo, la bambina, che esplode in lacrime perché vede il padre strattonare la madre mentre cerca di portare a sé la piccola. Ma è l'ultimo affronto.

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