Sei in Gweb+

Intervista

Raina Kabaivanska: «Gli anni d'oro con la Callas e la Tebaldi»

03 marzo 2020, 05:01

Raina Kabaivanska: «Gli anni d'oro con la Callas e la Tebaldi»

ILARIA NOTARI

Talento, personalità e carisma sono gli elementi su cui ha fondato oltre cinquant’anni di carriera. La bellezza, della donna e della persona, ha fatto il resto. Raina Kabaivanska, soprano, forse l’ultima vera primadonna del teatro d’opera, sarà ospite di un incontro (originariamente fissato per sabato 7 marzo alle 16 al Museo Renata Tebaldi di Busseto, ma rinviato per le note ragioni al 18 aprile sempre alle 16) occasione per ripercorrere con Giancarlo Landini e Sabino Lenoci della rivista «L’opera», una carriera internazionale che oggi ha trovato la sua naturale evoluzione nell’insegnamento.

Dotata di voce e temperamento la Kabaivanska è prima di tutto un’artista che è stata capace di emozionare il pubblico dei più importanti teatri del mondo. Singhiozzante al fianco di chi scrive, all’Arena di Verona in occasione di una Butterfly, uno spettatore al culmine dell’emozione e con il viso rigato dalle lacrime disse «sono trent’anni che mi fa piangere così!». Qualche giorno fa, in un’intervista, anche il maestro Leone Magiera ha confessato che durante i concerti in cui accompagnava al pianoforte la Kabaivanska sentiva i brividi lungo la schiena. Con Parma la signora Raina ha intessuto un rapporto speciale. Beniamina del pubblico, al Regio ha cantato tutti i suoi cavalli di battaglia, Tosca, Butterfly, Trovatore, Adriana Lecouvreur, ma anche Wally e Francesca da Rimini. Per questo le è stata conferita la cittadinanza onoraria dal sindaco Ubaldi, e Carlo Fontana, nel 2014 da amministratore del Regio, volle festeggiarla in teatro in occasione dei suoi 80 anni. Durante la sua ultima recita italiana di Tosca, il pubblico del Regio le ha dedicato uno dei rari applausi di sortita, riservato ai divi e beniamini, quello per intenderci che il pubblico fa quando l’artista entra in scena e prima ancora che apra bocca. A lei poi, l’onore nel 1980 di cantare al recital per i 150 anni dall’apertura del Teatro Regio di Parma.

Signora Kabaivanska, nel suo caso si può ben dire “vissi d’arte”. Da studentessa di canto in Bulgaria all’incontro con la Tebaldi e la Callas, come andarono le cose?
«Ero studente in Conservatorio a Sofia quando un amico ingegnere mi disse che aveva costruito una radio che prendeva illegalmente le stazioni occidentali. Noi potevamo ascoltare solo la radio di Sofia e quelle dell’Unione Sovietica. Salimmo nella sua cameretta e captammo una stazione dove una voce femminile cantava Bellini poi Rossini, Verdi e Wagner. Un fenomeno. Alla fine del concerto scoprii che quella voce incredibile arrivava dall’Italia. Ecco, in quel momento nacque il mio desiderio di voler studiare in Italia. Quando mi diplomai, con pieni voti, ebbi una borsa di studio per il Bolshoi di Mosca. Andando dal “despota” che poteva decidere i destini, gli dissi che invece io volevo andare in Italia. Era come una bestemmia ai tempi del Comunismo. Mi chiese perché volessi andare in Italia e io risposi: perché lì si canta bene! Mi accontentò e così partii a 23 anni sull’Orient Express, ma non quello del film, quello vero, sulle panche di legno della terza classe e con una valigia di salumi, formaggi e zuppe in scatola perché mia madre era convinta che qui all’Ovest, si facesse la fame. Arrivai a Milano e scoprii che quella voce che avevo sentito era la Callas. Era un periodo stupendo, nel pieno della rivalità Callas-Tebaldi, quando Maria era la regina della Scala e la Tebaldi del San Carlo di Napoli. Erano anni d’oro in cui l’opera era una cosa da prima pagina. Per fortuna oggi la lirica rimane ancora in prima pagina sulla Gazzetta di Parma... Mi precipitai in galleria alla Scala e vidi Francesca da Rimini con la Olivero e Del Monaco. Poi ci fu un grande evento, il ritorno della Tebaldi alla Scala con Tosca. Mi precipitai di nuovo in seconda galleria per vederla e sentii quella voce veramente divina. Era la voce più bella del mondo, rotonda, era come un tortellone morbido e buonissimo. Lei era una donna alta e bellissima. Così dopo aver visto la Callas in Medea con Bernstein, scopri scoprii la Tebaldi. Ma non si possono fare paragoni perché erano molto diverse e uniche tutte e due. Della Tebaldi rimasi impressionata dalla voce per come “passava” l’orchestra inondando di bellezza la sala. La voce della Callas non è mai stata bella ma era eccezionale nell’insieme».

Incontrò sia la Tebaldi a Parma che la Callas quando fece la regia de «I vespri siciliani» a Torino.
«Sì, feci un concerto al Farnese e Renata venne a sentirmi. Ci salutammo cordialmente durante la cena di gala. La vidi di nuovo al Metropolitan, cantava Adriana Lecouvreur. Aveva già cambiato modo di cantare, perché credo avesse un nuovo maestro. Poi finì la carriera al Met dove avevano il culto della Tebaldi. Conobbi invece bene la Callas durante I vespri siciliani a Torino. Seduta sul letto in albergo volle insegnarmi la parte ma non mi servì molto perché purtroppo la voce non era più quella dei tempi d’oro».

Dopo una trionfale Tosca a Vienna con Pavarotti, nel 1989 a Parma, le conferirono il «Verdi d’oro» in un Teatro Regio esaurito in ogni ordine. Lei ha cantato tantissimo Verdi: Don Carlo, Vespri, Ernani, Falstaff, Traviata, Forza del destino, Otello, Trovatore e molto altro ancora. Che opinione si è fatta del Bussetano?
«Dopo il debutto alla Scala mi si sono spalancate le porte del Covent Garden e del Metropolitan. Per un periodo sono stata la Desdemona di riferimento. Ho iniziato giovanissima a Londra dove mi sono trovata a cantare Otello con Solti sul podio, Del Monaco e Tito Gobbi. La segretaria di Ghiringhelli (storico sovrintendente della Scala, ndr) mi confidò che dopo la prima prova di Londra, Del Monaco chiamò a Milano per dire “questa ragazza è un grande talento”. Ho cantato Otello con tutti i tenori possibili. Ernani in apertura della stagione scaligera con Cappuccilli e Domingo, mentre Forza l’ho cantata spesso con l’adorato Carlo Bergonzi e Boris Christoff. Trovatore diretta da Karajan a Salisburgo e in molti altri teatri. Traviata poco perché mi arrampicavo sugli specchi nel primo atto. Le agilità non c’erano ed è per questo che non ho mai accettato il ruolo di Lady Macbeth: è questo il mio unico rimpianto. Adesso le agilità mi vengono bene mentre faccio lezione ai miei ragazzi (ride, ndr) perché adesso so come si canta. Adesso mi verrebbe bene tutto! Insegnando si impara. Amo Verdi. Scrive proprio per la vocalità. Lui sa come si canta. Mi colpisce ogni volta quando leggo le annotazioni di Verdi specie i “portamenti”. In Puccini hanno un carattere emozionale, sono come un singhiozzo, un sospiro, cioè svelano uno stato d’animo, Verdi invece aiuta vocalmente».

Oggi lei insegna. Cosa ricorda della sua maestra Zita Fumagalli. E’ vero che teneva molto ai pianissimi che poi sono diventati i suoi cavalli di battaglia?
«Era una persona generosa, comprava da mangiare pizzette e panini per gli allievi cosa che ora io faccio per i miei ragazzi ad ogni lezione. Mi ha insegnato a cantare all’italiana, era stata una grande interprete di Butterfly, tanto che ho iniziato studiando quel ruolo, forse in un modo poco ortodosso. Di solito non si parte con un ruolo così pesante. Lei aveva un repertorio verista, aveva cantato le prime opere di Mascagni e Leoncavallo. Mi ha insegnato che il canto è dare. Senza amore non si canta. Se tu insegni con amore l’altro apprende. Questo non significa non essere severi. Se un allievo non è portato, gli suggerisco di lasciare perdere. E’ fondamentale però insegnare con affetto ed emozione perché la musica è questo. Con la signora Fumagalli lavoravamo molto sulla tecnica, la dizione e mi bacchettava per i pianissimi. Dopo, è vero, mi sono riusciti piuttosto bene».

Con il pubblico di Parma ha avuto un rapporto speciale…
«E’ vero. E’ rimasto l’ultimo baluardo della lirica, dove non tutto passa. Al Regio ho cantato tutto il mio repertorio e con questo pubblico esigente c’è stato feeling. Qui ho tenuto a battesimo Carreras nella Tosca e sempre in Tosca debuttò Leo Nucci come Scarpia al posto di Bruson. Durante una recita ci fu del brusio poco prima della “lama”, l’acuto del terzo atto. Mi arrabbiai molto, perché era un attimo distrarsi, e alla fine non volevo uscire per gli applausi. Così arrivò il costumista Pier Luciano Cavallotti che mi portò fuori in braccio e lì venne giù il teatro per gli applausi!».

ILARIA NOTARI Talento, personalità e carisma sono gli elementi su cui ha fondato oltre cinquant’anni di carriera. La bellezza, della donna e della persona, ha fatto il resto. Raina Kabaivanska, soprano, forse l’ultima vera primadonna del teatro...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal