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CORONAVIRUS

La Lori dimessa: «I miei 7 giorni murata viva agli Infettivi»

17 marzo 2020, 05:06

La Lori dimessa: «I miei 7 giorni murata viva agli Infettivi»

Nei giorni del coronavirus, esiste il lessico dei colpi di tosse. Messi insieme formano frasi che nel caso di Barbara Lori sono un po' al presente e molto al passato, perché, tolti loro, la voce è chiara ed energica. «Finalmente vedo la luce fuori dal tunnel» dice il neo assessore regionale alla Montagna, alle Aree interne, alla Programmazione territoriale e alle Pari opportunità. Dimessa dall'ospedale giovedì, finita la febbre, l'ex sindaco di Felino non può ancora dirsi del tutto guarita. Ma dal tunnel chiamato Covid-19 sta uscendo piano piano: l'aspettano al varco i due tamponi per accertare la negatività, quando anche la tosse l'avrà lasciata.

Barbara Lori è a casa. Non proprio la sua, dove l'aspettano il marito e i due figli a loro volta in quarantena, ma dalla madre. «Siamo entrambe in quarantena, dopo essere state ricoverate insieme - spiega -, nella stessa stanza degli Infettivi al Maggiore, fino a quando mia mamma, che non ha mai avuto la febbre alta come me, non è stata dimessa». Ora, su consiglio dei medici, madre e figlia trascorrono ancora le giornate separate. «Stiamo insieme solo per mangiare allo stesso tavolo: lei a un capo e io all'altro» dice, facendo intuire un sorriso al telefono.

La disavventura per Barbara Lori è cominciata quando proprio tutta un'altra sfida è partita, la sera dell'insediamento della giunta Bonaccini bis, il 28 febbraio. «Ero accanto a Raffaele Donini, a sua volta positivo e poi guarito in quarantena». Nonostante la febbre a 38,5-39, lei al piano di sopra, il marito e i figli di sotto, il neo assessore ha resistito una settimana in casa. «Ma poi il mio respiro si è fatto troppo pesante. Per fortuna la ventilazione forzata non si è resa necessaria. Ma sono stata sottoposta a terapie antibiotiche e antivirali. Cure vigorose: gli effetti collaterali si facevano sentire eccome». Più ancora che con il respiro affannoso, l'ex sindaco di Felino ha dovuto fare i conti con un fortissimo mal di testa. «Non mi permetteva nemmeno di pensare - ricorda -. Cercavo solo di riposare». Anche se, per scherzo, ora ammette di averlo fatto, un piccolo progetto. «Sono stata una settimana murata viva: io, che ho sempre avuto una vita così frenetica... Medici e infermieri erano bravissimi, ma come si può ben capire non entravano spesso. Non c'era nemmeno la televisione. Così, avevo anche preso in esame l'ipotesi di (ride, ndr) "evadere"». Altri pensieri, paura? «No, anche se dopo tanti giorni di febbre alta un po' di ansia ti viene. Piuttosto, ero preoccupata per casa». Niente da fare tutto il giorno, se non cercare di riposare. Sì, c'era il cellulare, e Dio sa quanti l'hanno chiamata, ma non sempre lei riusciva a rispondere. Le telefonate più difficili? «Quando mia figlia, che fa la prima media, mi chiedeva: "Torni stasera?"»

Intanto, a casa, il marito era alle prese con le lezioni on line della figlia («Specie nella prima settimana, qualche difficoltà c'è stata. Molte scuole hanno dato grande prova di buona volontà, ma non erano pronte a questa emergenza»). Un marito-padre alle prese anche con le necessità alimentari («Se l'è cavata con una cucina piuttosto minimalista, a vedere le liste della spesa che giravo a mia sorella»). Necessità che proseguono, almeno fino alle fine delle quarantene parallele. Dopo la doccia più «liberatoria» della sua vita, Barbara Lori si è sintonizzata con il resto d'Italia: lavora da casa. Si tiene in contatto con il resto della giunta, si fa inviare documenti. «Ho ripreso a studiare da assessore - sorride -. Non dico di aver perso quasi un mese, ma c'è da recuperare. Chi ha operato in questi giorni ce l'ha messa tutta. Non vedo l'ora di fare la mia parte».

rob.lon.