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Coronavirus

Pronto soccorso: spazi più grandi alla zona-covid

17 marzo 2020, 05:07

Pronto soccorso: spazi più grandi alla zona-covid

E' una marea umana quella che da giorni sommerge il Pronto soccorso. Un flusso ininterrotto di persone che bussano alle porte di via Abbeveratoia per chiedere aiuto. Per far fronte all'emergenza crescente - ieri l'ennesimo picco di accessi - l'ospedale Maggiore ha avviato, in tempi record, una riorganizzazione per ampliare gli spazi del cosiddetto pre-triage o triage respiratorio, la zona deputata all'accoglienza e valutazione dei casi sospetti di covid-19. Spazi più ampi, quindi, e naturalmente due percorsi separati per scongiurare potenziali contagi.

Entro oggi dovrebbe entrare in funzione la nuova ripartizione. Al piano rialzato, solitamente adibito a Pronto soccorso tradizionale, la zona-covid, molto più grande rispetto alla precedente, per rispondere alle richieste crescenti di pazienti con problemi respiratori; al piano sottostante il Pronto soccorso generale riservato alle altre patologie (dove, tra l'altro, in questi giorni si registra un numero ridotto rispetto alla norma di accessi).

«Vista l'elevata affluenza e il crescente numero di casi abbiamo invertito i locali in modo da destinare ai pazienti covid-19 spazi più ampi - spiega Annalisa Volpi, medico della Prima anestesia e rianimazione dell'ospedale Maggiore, coordinatrice del triage respiratorio -. L'ingresso resta posizionato tra l'accesso pedonale al Ps e la "camera calda", ossia l'ingresso per ambulanze e auto».

L'emergenza continua dunque e l'ospedale corre ai ripari per fronteggiare un'emergenza senza precedenti. Perciò la dottoressa Volpi non si stanca di ripetere raccomandazioni già sentite e altre rivolte a chi ancora non ha capito la gravità della situazione: «Oltre a invitare tutti a stare a casa il più possibile come da indicazioni dei decreti governativi, vorrei dire che è molto importante evitare di accedere alla zona dell'ospedale se non per motivi di reale emergenza. E soprattutto non venite in ospedale - dice rivolgendosi direttamente ai cittadini - se avete febbre o tosse, ma solo in caso di evidenti difficoltà respiratorie».

In prima linea da settimane, alle prese con turni massacranti da dodici ore al giorno senza riposi infrasettimanali, anche il primario del Pronto soccorso Francesco Scioscioli: «Stiamo reggendo a un impatto incredibile. Nemmeno noi avevamo immaginato una cosa del genere. Stiamo riuscendo a tenere in mano la situazione grazie all'impegno di tutta la squadra del Ps e non solo, medici, infermieri, personale ausiliario e militi del 118. Molti di noi, come il sottoscritto, da settimane non incontrano i loro cari per motivi di sicurezza. E' come essere in trincea. Le giornate sono lunghe, interminabili, infinite, senza sosta. Abbiamo a che fare con pazienti altamente infettivi, corriamo il doppio rischio di ammalarci e di indebolire le forze in servizio in ospedale. In 35 anni di professione in ospedale non ho mai visto un'emergenza come questa».

Possibile vedere la luce in fondo al tunnel? «Non nell'immediato. Alla fine della settimana o all'inizio della prossima, forse, potremo quantificare i benefici delle norme restrittive messe in atto. Il virus può avere anche 14 giorni di incubazione, quindi servono almeno 14 giorni da quando è scattato il diktat "tutti i a casa" per verificare».