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CORONAVIRUS

Trasgressori, 43 indagati. Rischiano anche il sequestro dell'auto

17 marzo 2020, 05:08

Trasgressori, 43 indagati. Rischiano anche il sequestro dell'auto

GEORGIA AZZALI

Poca gente al lavoro durante il weekend (nonostante siano sempre meno i «forzati» in servizio), più gente in giro. L'assioma, purtroppo, vale anche in tempi di coronavirus. Le restrizioni rimbombano in tv, occupano paginate di giornali e inondano i siti, eppure i numeri sono più chiari di qualunque annuncio: 43 le denunce arrivate fino a ieri in procura (riguardanti i vari controlli fatti dalle forze dell'ordine la scorsa settimana tra Parma e provincia), di cui 31 relative solo al fine settimana. Persone fermate e che per giustificare il loro viaggetto si sono inventate un lavoro inesistente (o che non dovevano fare in quel momento della giornata), altre bloccate fuori dal comune di residenza senza validi motivi e qualche attività commerciale aperta nonostante il divieto.

Tutte informative inviate dalle forze dell'ordine che nelle prossime ore si trasformeranno in fascicoli penali. «Ogni caso andrà valutato, ma - spiega il procuratore Alfonso D'Avino - i reati che si possono ipotizzare sono il 650 del codice penale, ossia l'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, per quanto riguarda la violazione formale dei decreti, e il 483, ossia la falsità ideologica: in questo caso la pena può arrivare fino a 2 anni».

E tra i 43 denunciati, i tipi dalla scusa facile (e falsa) sono stati parecchi, magari nemmeno immaginando che la sanzione prevista è ben più alta di quella prevista per l'inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, visto che per questa violazione si rischiano non più di 3 mesi d'arresto o un'ammenda di 206 euro. Per quanto riguarda, poi, le attività commerciali, produttive e artigianali, chi si azzarda a tenere aperto, nonostante non rientri nelle categorie a cui è permesso, può andare incontro a una chiusura tra i 5 e i 30 giorni. Se però durante un nuovo controllo le porte dovessero essere ritrovate aperte, a quel punto si potrebbe arrivare al sequestro preventivo dell'attività.

Sequestro che potrebbe scattare anche per l'auto o la moto, se qualcuno fosse bloccato fuori dalle mura del comune di residenza e non riuscisse a dimostrare di avere un giustificato motivo. È uno dei passaggi della direttiva che D'Avino ha firmato ieri inviandola a tutte le forze di polizia. Quindici pagine: un vademecum per interpretare e soprattutto applicare le norme contenute nei decreti che si sono succeduti nei giorni scorsi. «Ovviamente il sequestro del mezzo va applicato nei casi obiettivi di spostamento illecito, qual è certamente lo spostamento fuori comune per il quale la persona non fornisce una giustificazione in linea con l’obiettivo della legge - spiega il procuratore -. In questi casi, poi, per evitare aggravi per l'erario, il mezzo sarà affidato alla stessa persona, che dovrà ritornare da dove era partito e tenere auto o moto a disposizione dell'autorità giudiziaria».

È chiaro che chi dovesse riprovarci rischierebbe un nuovo sequestro, oltre a un'altra denuncia. L'invito della procura a tutte le forze in campo è quello di continuare con controlli a raffica segnalando «con priorità» i reati, che poi i magistrati valuteranno. E l'epidemia colposa, l'accusa più grave di cui potrebbe macchiarsi chi se ne va in giro violando le regole? «Al momento non abbiamo casi che potrebbero configurare questo reato così grave», chiarisce D'Avino.

Untori che - nonostante tutti i richiami alla quarantena per chi è venuto a contatto con persone positive o, ancora peggio, sa di aver contratto il coronavirus - escono di casa senza farsi troppi problemi. Nei giorni scorsi un inserviente dell'ospedale di Sciacca, pur dovendo starsene in isolamento perché contagiato, è stato sorpreso tra le corsie del supermercato. Indagato per concorso in epidemia colposa, potrebbe rischiare fino a 12 anni: questa la pena massima, se il suo comportamento dovesse portare alla morte di persone contagiate.

Reato sicuramente difficile da provare, almeno nella forma aggravata. Ma sui tavoli delle procure stanno arrivando le prime denunce.