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Coronavirus

Vite in trincea: il racconto di medici e infermieri

18 marzo 2020, 05:08

Vite in trincea: il racconto di medici e infermieri

LUCA PELAGATTI

«Gli applausi della gente? Servono anche quelli, regalano una grande emozione. Ci aiutano ad andare avanti».

Carlotta Saccenti, dirigente medico del centro operativo Pronto Soccorso del Maggiore, in questi giorni sa cosa sia la fatica. E sopratutto sa che ogni giorno non sarà uguale a quelli che lo hanno preceduto.

«E' così, siamo nella condizione di dover, ogni volta, adattarci alla situazione, trovare le risposte giuste ad un afflusso sempre maggiore, riorganizzarci al meglio», racconta dopo aver sfilato il camice. Sapendo che però prestissimo dovrà infilarlo di nuovo.

«Siamo per fortuna una bella squadra e per di più possiamo contare sulla fondamentale collaborazione dei colleghi di altri reparti. Ma quello che rende la situazione difficile sono i numeri: mai visti prima».

Ottanta accessi per il triage respiratorio nel primo pomeriggio di boom sono diventati 100 ieri. E di fronte a questo assalto di persone che chiedono aiuto occorre inventare una risposta sempre nuova. Sapendo che comunque domani potrebbe non essere per nulla meglio. E che chissà quando l'onda inizierà a calare.

«Chi arriva denuncia sempre gli stessi sintomi: febbre alta, tosse, difficoltà respiratorio, astenia. E noi dobbiamo trovare il modo di accoglierli tutti, fornire a tutti la giusta assistenza, gestire gli esami ed eventualmente smistarli verso le diverse aree». Tutto questo con una protezione ingombrante addosso che rende i medici simili ad astronauti. Perché in questi tempi anche proteggersi e proteggere i pazienti è una fatica in più.

«E' uno sforzo ulteriore per noi ma si tratta di un carico psicologico anche per i contagiati. Si trovano davanti persone senza volto, figure non riconoscibili. E questo crea ulteriore stress».

Ma, nonostante questo la gran parte di loro mantiene la calma, cerca di collaborare. «Capiscono che stiamo facendo del nostro meglio, che stiamo facendo di tutto per aiutarli. Ma sono comunque soli, soli e spaventati. Come è normale in un simile contesto».

E quando ogni cosa è nuova, come in questo caso, è difficile persino capire le proprio reazioni. «Sapere che ci sono i cittadini che ci ringraziano è davvero importante, il loro tifo ci sostiene», conclude la dottoressa Saccenti. Già un ideale abbraccio, anche se da lontano, in giorni come questi può servire. «Noi pensiamo ai loro familiari. E' bello sapere che loro pensano a noi».

 

L'INFERMIERA

«Faccio l'infermiera al pronto soccorso da 14 anni e siamo abituati all'emergenza, alla frenesia. Ma questo è davvero qualcosa di straordinario, di unico». Paola Frati, mentre parla trasmette la passione per il proprio lavoro. Ma racconta anche che il contagio ha cambiato tutte le regole. «Abbiamo in pratica diviso il pronto soccorso in due: da una parte chi arriva con i sintomi del Covid, dall'altra i rimanenti pazienti. Che in questi giorni, per fortuna sono in calo». Ma non c'è tempo comunque per riprendere fiato.

«Eppure noi del pronto soccorso siamo abituati a fare più cose contemporaneamente, è parte del nostro lavoro. Ma pure così abbiamo bisogno di un aiuto». Un supporto che arriva anche grazie ai colleghi di altri reparti che hanno sospeso la loro attività ordinaria. E si spostano in prima linea. «Passiamo dal triage respiratorio a quello normale, ci facciamo carico degli accessi sempre più numerosi: sapevamo che sarebbe successo e facciamo tutto il possibile. ma siamo ancora in una fase di crescita degli arrivi».

Una emergenza in apparenza infinita: che logora gli uomini e mette a dura prova l'organizzazione. «Da questo punto di vista siamo attrezzati: abbiamo sempre avuto i presidi di cui abbiamo bisogno grazie all'azienda ospedaliera che ci rifornisce continuamente ma anche grazie alla generosità delle persone. In tanti hanno fatto e continuano a fare donazioni. Tute, mascherine, guanti. Ma anche cibo e lettere di ringraziamento: il pronto soccorso nell'era del Covid è anche questo. «Di questo vorrei ringraziare i cittadini. Lo faccio adesso ma spero di poterlo fare presto, appena passata la emergenza. E sarà un grazie enorme per tutti».

lu.pe.