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NOCETO

Borghetto, quando Mina villeggiava dal nonno

26 marzo 2020, 05:05

Borghetto, quando Mina villeggiava dal nonno

MARIAGRAZIA MANGHI

NOCETO Sulla recinzione di ferro del podere Casello di via Costelle a Borghetto di Noceto è rimasta la M il logo simbolo di casa Mazzini; nella memoria di molti, bambini di 70 anni fa, il ricordo di giornate spensierate e giochi in compagnia di una ragazzina, la nipote del padrone, il signor Alfredo, che arrivava per qualche mese, durante le vacanze estive e che poi sarebbe diventata famosa, una cantante da copertina e star da prima serata in Tv.

E che proprio ieri, 25 marzo, ha compiuto 80 anni.

Era lei, la piccola Anna Maria, che tutto il mondo ha conosciuto come Mina, che correva a perdifiato nei campi e inventava giochi nell’aia della fattoria del nonno paterno, azienda con caseificio, magazzino e stagionatura di formaggio.

«Mio padre era il cascinaio, aiutava il signor Alfredo e lo accompagnava ai mercati del bestiame; le mie sorelle Neris e Amelia erano coetanee di Mina e sue amiche. Sono loro che mi hanno parlato di lei – racconta Eugenia Bertozzi che conserva una foto in cui è ritratta a soli due anni insieme alla cantante – era esuberante, sempre protagonista, coraggiosa, stravagante, audace. Fin da piccola ha manifestato la sua forte personalità. Non aveva paura di niente, era istintiva. Aveva studiato musica, sapeva suonare il pianoforte: una volta in chiesa ha trovato una pianola e senza chiedere il permesso ha iniziato a strimpellare. Aveva la musica nel sangue, anche se ancora non aveva fatto la sua scelta».

Alta, bella, decisa: a dieci anni, Mina rivela i tratti inconfondibili del suo temperamento e del suo affascinante aspetto fisico.

Bruna Forlesi, che nella corte dei Mazzini è arrivata a soli 3 anni nel 1939, ricorda questa bambina, che condivideva con i figli dei lavoranti i giorni della villeggiatura: «L’ho conosciuta dopo la guerra. Il podere e le sue case erano stati distrutti dai bombardamenti. È rimasto in piedi solo il grande palazzo rosso dove vivevano i Mazzini. Il nonno ha ricostruito tutto e la vita è ricominciata – dice –. Ripenso a suo papà Mino, alla mamma, la bellissima signora Gina, a suo fratello Alfredino, alla zia Piera che stava con loro in vacanza. Mina non si dava delle arie; era semplice, giocava con noi cercava di parlare in dialetto. Era coraggiosa, vivace e un po’ discola, come ha dimostrato nella vita. Sapeva il fatto suo, era consapevole ma aveva anche dentro un sentimento, quelle qualità che le hanno permesso di eccellere. Sono andata a vederla in uno spettacolo al Ducale con Gaber. Era bellissima, c’era tanta gente, non ho avuto il coraggio di presentarmi».

A Borghetto hanno giocato con lei Maria Terenziani, che abitava vicino alla corte Casello, Aurelia, Anna ed Elisa, le nipoti del pittore Igino Gatti e Mina Ferrari, che ricorda la sorpresa di quando ha incontrato una bambina che portava il suo stesso nome. Nessuno l’ha più sentita.

Una volta di passaggio a Noceto al ristorante Aquila Romana, Mina ha telefonato al nuovo proprietario del fondo, il signor Gino Lena, per chiedere di rivedere i luoghi che aveva conosciuto da bambina, ma poi non si è più fatta viva.