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Coronavirus

Da Città di Parma, Valparma e Piccole Figlie 91 letti per malati Covid

27 marzo 2020, 05:03

Da Città di Parma, Valparma e Piccole Figlie 91 letti per malati Covid

MONICA TIEZZI

 

L'ospedale Maggiore chiede aiuto nell'emergenza Covid-19, gli ospedali privati rispondono. Il protocollo d'intesa fra Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) e la Regione è stato siglato il 20 marzo scorso e «mette sul piatto», per quanto riguarda le strutture di Parma, 188 posti letto alla Città di Parma, 88 alle Piccole Figlie e 56 al ValParma Hospital di Langhirano.

In base alle caratteristiche delle varie strutture regionali, sono ospitati pazienti Covid gravi, che necessitano di terapia intensiva, pazienti Covid in fase di dimissione, pazienti no-Covid, per medicina internistica e interventi.

L'accordo parte con una dotazione regionale complessiva di 740 posti letto, che in caso di necessità potranno arrivare a 3.750, 95 dei quali riservati alla terapia intensiva.

CASA DI CURA VALPARMA

Ben 31 pazienti Covid, più altri 21 (ma diventeranno presto 30) no-Covid ma con varie altre patologie, arrivati dall'ospedale Maggiore: è notevole lo sforzo della Casa di cura ValParma, a Langhirano.

Sul totale di circa 80 posti letto, oltre 60 sono destinati a vario titolo all'emergenza.

«Siamo una piccola struttura che si sta adeguando rapidamente a cambiamenti tumultuosi - dice Gianfranco Cervellin, ex dirigente del pronto soccorso dell'ospedale Maggiore, cardiologo alla casa di cura di Langhirano e ora in prima linea nella riorganizzazione del lavoro -. Abbiamo iniziato dieci giorni fa con sei pazienti e oggi siamo a quota 31, con un intero piano, il secondo, dedicato. La maggior parte sono arrivati negli ultimi tre giorni: alcuni in fase di miglioramento, alcuni direttamente dal ps del Maggiore. Nessuno è in condizioni tali da richiedere una ventilazione meccanica, che comunque non potremmo garantire, non avendo anestesisti in servizio 24 ore su 24».

«E' una situazione senza precedenti. Dal 24 febbraio abbiamo iniziato la riorganizzazione dei percorsi e del lavoro e la formazione degli operatori per lavorare in sicurezza in un reparto difficile - dice Mario Cotti, direttore generale di Valparma Hospital - Stiamo rinforzando i turni del personale per poter gestire questi pazienti impegnativi soprattutto perché non possiamo avvalerci dell’aiuto di familiari o assistenti esterni. Rimane il problema dei dispositivi di protezione e dei farmaci che ovunque scarseggiano. Dall’ospedale stiamo ricevendo le necessità più urgenti, razionate. Abbiamo qualche difficoltà a reperire medici internisti e di guardia. Nell’emergenza abbiamo chiesto la preziosissima collaborazione dei nostri chirurghi, anestesisti e specialisti ambulatoriali che si sono resi disponibili per raddoppiare i turni in aiuto ai colleghi del reparto, sulle 24 ore, notti e festivi, senza riserve. Una prova di solidarietà meravigliosa. Altrettanto impegno da tutti i collaboratori: infermieri, operatori socio sanitari, tecnici. Ma anche di questo ero certo, chi lavora con passione in questi momenti tira fuori il meglio di sé».

CITTA' DI PARMA

L'impegno della Città di Parma per la pandemia è iniziato un mese fa, con il trasferimento di una sessantina di pazienti dell'ospedale Maggiore dai reparti di ortopedia, reumatologia e lungodegenza, spiega il direttore sanitario Luigi Lagnerini.

A questi si aggiungono i pazienti dell'oncologia senologica del Maggiore che, da quando i numeri del contagio da coronavirus si sono moltiplicati, vengono operati alla Città di Parma da un'equipe di medici e infermieri del Maggiore tre volte a settimana.

C'è poi un accordo, sempre legato all'emergenza, per l'esecuzione nella clinica di piazzale Maestri di interventi chirurgici urgenti di ginecologia eseguiti dagli specialisti della casa di cura.

Da mercoledì a questa disponibilità si è aggiunta quella di 20 letti per malati Covid. «Abbiamo dedicato a questi pazienti il quinto piano, prima adibito a day hospital - spiega Lagnerini - Sono pazienti in fase post-acuta ma non ancora dimissibili. Quindi che necessitano di ossigeno somministrato solo con la mascherina. All'occorrenza però abbiamo anche due posti di terapia intensiva, in caso di peggioramento per recidiva dei pazienti e in attesa di ritrasferirli al Maggiore».

Il reparto Covid è coordinato da Alessandro Gnocchi, con il referente anestesista Davide Carlino e la coordinatrice infermieristica Micaela Radu. Guideranno un gruppo composto da 10 medici e 15 infermieri «tutti volontari», ci tiene a dire Lagnerini.

I pazienti Covid (così come negli altri ospedali privati) hanno un percorso riservato di accesso alla struttura, e dedicati sono anche i servizi di lavanderia e pulizia.

Un segno di speranza, per i malati Covid, viene da una delle pazienti ricoverate in piazzale Maestri: «Una signora che sta per compiere 101 anni ed è in fase di guarigione. Una persona che probabilmente qualcuno sta vegliando dall'alto» dice Lagnerini.

PICCOLE FIGLIE

Sono 25 i posti letto riservati ai pazienti Covid all’ospedale Piccole Figlie. «Ma l'importante esperienza maturata in una decina di giorni con questi pazienti, che non avevamo mai trattato prima, ci permette oggi di ampliare l'offerta: entro martedì arriveremo a 40 posti letto» annuncia Roberto Gallosti, amministratore delegato di Piccole Figlie Hospital.

Il reparto Covid è stato organizzato al terzo piano (in precedenza reparto di chirurgia, settore al momento fermo). «Abbiamo una dozzina di dispositivi di ventilazione meccanica a pressione positiva continua, o CPAP, ma non siamo in grado di offrire terapia intensiva» dice Gallosti.

Già prima di questa disponibilità per pazienti Covid, Piccole Figlie hanno offerto 25 letti (che presto diventeranno 30) per malati ordinari dal Maggiore, soprattutto da lungodegenza, medicina internistica e post-operatori.

La difficoltà riportata da Gallosti, così come dai responsabili delle altre due strutture, è reperire i dispositivi di sicurezza. «Mascherine e tute sono ricercate come l'oro. Abbiamo fatto un buon magazzino e siamo a posto per 15 giorni. Ma stiamo già lavorando per il dopo» dice l'ad.

Un servizio inaugurato in questi giorni è quello delle videochiamate dei familiari ai pazienti Covid, iniziativa che Gallosti definisce «terapeutica, perché il dramma nel dramma in questi pazienti è non poter vedere i propri cari e temere di non vederli mai più».

«Dalle prime videochiamate – dice Agata Del Nevo, medico nel reparto Covid che si occupa del servizio – abbiamo notato la gioia dei familiari, perché vedere il proprio congiunto, e non solo sentire un messaggio, dà una carica di affetto e speranza».

Per accedere al servizio occorre prenotarsi sul modulo apposito sul sito www.pfhospital.it o mandare un messaggio privato alla pagina facebook di Piccole Figlie Hospital con i propri riferimenti e la fascia oraria preferita per la videochiamata.