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CORONAVIRUS

E' morto Massimo Bergamaschi, imprenditore capace e lungimirante

28 marzo 2020, 05:06

E' morto Massimo Bergamaschi, imprenditore capace e lungimirante

MICHELE DEROMA

Amava poco le vacanze, Massimo Bergamaschi, perché non riusciva a stare lontano dalla sua «Casa bianca»: si chiama così la vasta tenuta di Mercore di Besenzone, al cui interno si trovano la villa seicentesca dove il 71enne viveva con la sua famiglia, e le strutture dell’azienda agricola che lui, da imprenditore estremamente capace e all’avanguardia, aveva reso un modello in tutta Europa.

Bergamaschi è spirato nella notte tra giovedì e ieri all’ospedale di Piacenza, dove si trovava ricoverato da alcuni giorni dopo aver contratto il Coronavirus, che ha purtroppo complicato alcune patologie preesistenti.

Bergamaschi era nato il 22 agosto 1948 a Mercore – frazione di Besenzone – e faceva parte di una storica famiglia di proprietari terrieri. Gli zii detenevano uno storico podere nella campagna bussetana, in località Gallinara: e fu proprio in seguito alla morte del padre Ferdinando che il giovanissimo Massimo assunse le redini della Casa bianca, l’azienda di famiglia, poco dopo essersi laureato in Scienze agrarie all’Università di Piacenza. Erano gli anni Sessanta, e Bergamaschi seppe leggere alla perfezione le innovazioni che si stavano registrando anche nei campi dell’agricoltura e dell’allevamento, offrendo così una spinta innovativa importante ai due settori anche nel contesto provinciale.

A dimostrare l’importante ruolo assunto da Bergamaschi, i numerosi incarichi da lui ricoperti nelle rispettive associazioni: dal 1984 al 1993, Bergamaschi fu infatti presidente dell’Unione provinciale degli agricoltori e ricoprì lo stesso ruolo anche in seno all’associazione provinciale degli allevatori, mentre nel 1978 venne nominato consigliere dell’associazione nazionale frisona, diventandone vicepresidente già nell’anno successivo. «Fare, fare bene, fare insieme», era stato il suo motto anche in campo politico, in cui Massimo Bergamaschi si lanciò nel 1995, candidandosi a presidente della provincia di Piacenza, tra le file del centrodestra. Non riuscì ad emergere nella tornata elettorale, ma il suo impegno per Piacenza era proseguito in altri ambiti: Bergamaschi aveva fatto parte del consiglio di amministrazione della Banca di Piacenza e nel 2014 era stato eletto, per un triennio, nel consiglio di amministrazione di Piacenza Expo.

Massimo Bergamaschi viveva al di là dell’Ongina, ma frequentava tanto Busseto: in particolare era un frequentatore del locale «I due foscari», nel cuore della cittadina verdiana, dove – ricorda il giornalista ed editorialista della Gazzetta, Vittorio Testa - «era profondamente stimato e apprezzato, per le sue notevoli capacità imprenditoriali». A cui si univa l’attenzione per la famiglia: aveva sposato Enrica, anch’essa discendente di una storica famiglia di Mercore, e dalla loro unione erano nati i figli Umberto, Ferdinando e Anna.

Nella sua vita c’era anche la passione per la pittura: nella propria tenuta piacentina, Bergamaschi aveva infatti collezionato numerosi quadri di artisti piacentini e cremonesi. La veglia funebre avverrà in forma privata: la sua salma sarà successivamente tumulata presso il cimitero di Mercore di Besenzone.

 

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