Sei in Gweb+

CORONAVIRUS

Nella centrale del 113. «Duecento chiamate al giorno: la città in emergenza»

29 marzo 2020, 05:05

Nella centrale del 113. «Duecento chiamate al giorno: la città in emergenza»

LUCA PELAGATTI

Il telefono non smette mai di suonare. Ma nella centrale operativa della polizia è normale che sia così. Quello che è strano è che per un parmigiano che chiama per chiedere aiuto ce ne siano due che domandano altro: rassicurazione, chiarimenti. O, semplicemente, quella risposta che aiuti a tenere a bada l'ansia.

Vita da 113, all'epoca del contagio. I due poliziotti che di solito rispondono al telefono, qui nello stanzone di via Chiavari, nella caserma Zizzi, da qualche giorno sono diventati tre. Ma anche così non è per nulla facile tenere il ritmo.

«Ieri abbiamo ricevuto oltre 200 chiamate. Tra l'8 e il 9 marzo, quando la crisi è esplosa siamo arrivati a 450 in meno di 24 ore», spiega un ispettore di lungo corso. Uno di quelli che sanno non perdere la calma. «Anche se certe volte non è facile- ammette. - Come quando l'altro giorno un uomo ci ha chiesto l'autorizzazione per andare a Milano a trovare l'amante. "Non la vedo da molto: mi manca", è sbottato per giustificarsi».

Già, come se il 113 fosse un laico confessore, il numero magico che offre la giustificazione per tornare ad uscire, a vivere. E non, piuttosto, la prima linea dell'emergenza.

Eppure di questo si tratta come dimostra l'intervento svolto in tarda mattinata da via Verona. Una pattuglia delle volanti ha notato uno straniero che si aggirava con aria svagata: lo ha fermato per controllare l'autocertificazione, per capire dove stesse andando. Gli agenti in strada, via radio, poi hanno fornito alla centrale i dati.

Sembrava routine: è finita con uno scatto di manette. «Ha un rintraccio per una condanna a sei anni per spaccio», hanno scandito gli operatori della centrale scorrendo i monitor. E quell'uomo, un pusher ghanese 45enne, dai guai per aver violato l'ordinanza è sprofondato in ben altri guai. E in via Burla.

Intanto, però, non si può rallentare. Ci sono le telefonate dei cittadini che chiedono supporto: c'è la lite con il vicino e la segnalazione di uno che allunga le mani. Ci sono quelli che denunciano violazioni dell'ordine di stare a casa: «Vedo dalla finestra tre persone nel parco davanti a casa che sembra che facciano un picnic: per favore, intervenite».

E loro, le voci senza un volto della centrale prendono nota, ascoltano e smistano. In questi giorni di città deserta le segnalazioni di reato sembrano rallentare e le auto blu si concentrano a setacciare le strade. «Abbiamo in media tre o quattro pattuglie delle volanti in servizio - spiega il commissario capo Federico Mastorci. - A questi si aggiungono un paio di auto della questura in supporto dalle otto alle 20 e, quattro volte alla settimana, altre tre squadre del reparto prevenzione crimine. Insomma, ci sono le risorse adeguate per posti di controllo e interventi in ogni zona». Anche se, come detto, è poi alla cornetta del 113, che si accalcano le voci di chi vive questa primavera di smarrimento. «Per esempio, riceviamo richieste da anziani spaventati: chiedono se devono conservare gli scontrini ogni volta che escono a fare la spesa per un controllo a posteriori - prosegue l'operatore. - Oppure di persone che dicono di dover andare a innaffiare i fiori in una casa diversa da quella dove si trovano. Nel dubbio compongono il nostro numero».

E così: dall'emergenza, all'assistenza. Mentre una oggettiva vaghezza nelle norme che si susseguono settimana dopo settimana complica il tutto, la centrale operativa si fa carico di seguire la città. Quando un bisticcio tra conviventi esasperati e incattiviti rischia di esplodere arriva la telefonata. E la sirena della gazzella si sovrappone a quella delle ambulanze che fanno la spola. Oppure quando un disperato pieno di vinaccio in cartone alza la voce di fronte agli agenti che gli ricordano che non può stare stravaccato per strada è sempre qui, da via Chiavari, che si gestiscono i mezzi di supporto e rinforzo. Per un impegno che sembra non conoscere riposo. Neppure durante la notte della città che, per una volta silenziosa, comunque non ne vuole sapere di agitarsi. E il telefono continua a urlare.

«Io posso solo ringraziare gli agenti che operano in strada per il lavoro che stanno svolgendo, per il loro grande impegno. - conclude il dirigente delle volanti, Mastorci. - Noi, dagli uffici e dalla centrale facciamo da supporto. Ma loro sono in prima linea. Con la mascherina addosso».

Un linea del fronte liquida e sempre in movimento. Ormai il turno sta per finire ma le telefonate continuano ad arrivare al 113. Ad una persona è sparito il portafoglio e altri due, altrove, hanno iniziato la loro personale battaglia. Una sirena si accende. E uno squillo racconta che la giornata è ancora molto lunga.