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CORONAVIRUS

Il prefetto: «Parmigiani, abbiate fiducia: insieme ce la faremo»

29 marzo 2020, 05:08

Il prefetto: «Parmigiani, abbiate fiducia: insieme ce la faremo»

CLAUDIO RINALDI

Prefetto Forlani, com’è organizzata la gestione dell’emergenza? E qual è il ruolo della prefettura?

«Già alla fine di gennaio, quando è emerso il caso dei due cinesi in transito a Parma, è stato riunito, in forma ristretta, il Centro di coordinamento dei soccorsi, che il prefetto presiede in quanto responsabile del servizio di protezione civile in ambito provinciale. Con i commissari delle due aziende sanitarie, il questore e i comandanti dei carabinieri, della Guardia di finanza e dei vigili del fuoco abbiamo verificato i protocolli operativi e ci siamo concentrati sulla comunicazione. Era partito un pericoloso rincorrersi di notizie: era importante stabilire un flusso regolare di comunicazioni, sia al nostro interno che al pubblico».

Poi siamo entrati nell’emergenza.

«Sì, intorno al 20-22 febbraio. Da quel momento il Centro di coordinamento dei soccorsi ha cominciato a riunirsi regolarmente: abbiamo messo a punto un assetto per la gestione dell’emergenza, declinato in varie riunioni quotidiane di tavoli di coordinamento che trovano poi la sintesi nel Ccs, che io presiedo e che coinvolge i commissari delle aziende sanitarie, il presidente della Provincia, il sindaco di Parma, il presidente dell’Ordine dei medici e il dirigente dell’agenzia territoriale della Protezione civile».

Ogni giorno si fa il punto della situazione?

«Sì, ci riuniamo in teleconferenza alle 18 e discutiamo di ciò che è emerso nelle altre riunioni: la sanità ci ragguaglia sull’andamento epidemiologico, io riferisco dell’attività delle forze dell’ordine, sui controlli in particolare, e del tavolo delle attività economiche, che monitora la continuità delle attività definite indispensabili dal Decreto del presidente del consiglio, il presidente della Provincia e il sindaco delle criticità rilevate dai comuni».

L’obiettivo è che tutti siano allineati sulla situazione dell’emergenza?

«Sì, e che tutti i partecipanti al tavolo abbiano chiara la strategia complessiva di gestione dell’emergenza. È un sistema impegnativo, ma molto efficace, utile e rapido».

La priorità, oggi, va alle aziende sanitarie.

«Certo, sono la prima linea che deve poter contare sulle azioni che si svolgono su tutto il territorio per favorire la cura a domicilio dei pazienti meno gravi e dare assistenza alle persone più fragili e vulnerabili.

Qual è la situazione oggi? Come possiamo “leggere” i dati diffusi quotidianamente dalla Regione? Non c’è grande omogeneità, visto che i referti dei tamponi non hanno un ritmo regolare.

«La distanza tra l’effettuazione del tampone e il responso si è molto accorciata, negli ultimi giorni, grazie al lavoro nei laboratori di Parma e Pavia e al lavoro grandioso che sta facendo il sistema sanitario di Parma. Le comunicazioni quotidiane sono molto utili, non solo per un aggiornamento sul numero dei contagiati, ma anche per descrivere le azioni che i vari attori fanno ogni giorno».

La prima emergenza è stata trovare posti per pazienti Covid negli ospedali.

«In meno di un mese le due Aziende sono riuscite a trasformare interi ospedali, come quelli di Fidenza e di Borgotaro, e a convertire gran parte dell’ospedale Maggiore, pur conservando l’attività nei reparti “ordinari” per le emergenze. Questo ha richiesto uno sforzo organizzativo importantissimo».

E ha costretto – e sta costringendo – medici, infermieri e operatori della sanità a un impegno straordinario.

«Sì, e straordinaria è stata la risposta generosa che tutto il personale del mondo sanitario ha dato in questa emergenza storica, epocale che stiamo vivendo. A tutti loro va il nostro “grazie”. La prima fase è stata difficilissima: per la velocità con cui il contagio avveniva e, di conseguenza, per il numero di pazienti che si presentava negli ospedali. Ora, la situazione viene gestita con minore affanno, il deficit di posti letto si è andato via via riducendo. Pur con grande fatica, si riesce a soddisfare la domanda di ricoveri e si confida nell’arrivo di nuovo personale in corso di reclutamento per un assetto ancora migliore. E questo grazie all’azione organizzativa delle direzioni delle due aziende, sotto il coordinamento della Regione. È fondamentale il ruolo di hub dell’ospedale Maggiore: lì arrivano tutti i pazienti Covid, o sospetti Covid, e vengono destinati ai luoghi di cura più appropriati».

È fondamentale anche l’apporto della sanità privata.

«Un contributo significativo, quello della Città di Parma, delle Piccole Figlie e del Valparma hospital, che hanno realizzato reparti Covid e che garantiscono complessivamente quasi cento letti per pazienti positivi. La strategia perseguita dalla Sanità è destinare negli ospedali i pazienti che richiedono maggiore intensità di cure. È giusto che ogni malato abbia il posto più appropriato per le proprie condizioni».

E dalla prossima settimana sarà intensificata l’assistenza domiciliare.

«Questo è un altro passo importantissimo. Come ha sottolineato anche il presidente Bonaccini, è fondamentale portare il soccorso fuori dagli ospedali. È il motivo per cui è stato deciso di rafforzare la rete dei medici di medicina generale e la guardia medica, per seguire i pazienti positivi che sono a casa, perché con sintomi lievi, che non richiedono il ricovero, o quelli che vengono dimessi».

Anche in questi casi è indispensabile evitare che il contagio si propaghi.

«Certo. E per non correre il rischio di estensioni del contagio dovute a difficoltà nell’osservare l’isolamento domiciliare si sta percorrendo anche la strada di creare centri di post ricovero negli alberghi. Lì troveranno posto i pazienti in convalescenza, che devono aspettare il doppio tampone negativo, o a bassissima necessità di cure: essendo concentrati in queste strutture, possono essere seguiti dai medici. Ma anche chi resta nel proprio appartamento deve poter contare su un supporto e su un’assistenza. In questa direzione vanno le novità che partiranno domani, come ha annunciato la commissaria straordinaria dell’Ausl Elena Saccenti».

Cosa si sta facendo nelle case di riposo per anziani?

«Sono seguite con la massima attenzione e sono una priorità per la Usl. Si creano spazi per l'isolamento degli ammalati e anche per ospitare persone che, inizialmente autonome, in conseguenza della malattia si trovino ad avere bisogno di un ricovero in un centro assistenziale».

Tutto il sistema deve fare rete.

«Proprio così. Il grazie di tutti va, in primis, ai medici, agli infermieri, a tutti gli operatori che curano i malati, con grandissimo impegno e grandissimo sforzo. Ma va anche a tutti quelli impegnati a sostenere le persone che stanno bene fisicamente e che, per l’isolamento, hanno necessità che altrimenti non avrebbero avuto. Penso alla grande macchina dei soccorsi, alle reti di solidarietà, ai vicini di casa, ai punti di comunità, alle parrocchie. A tutti loro va un riconoscente, caldissimo “grazie”. In trincea ci sono gli operatori della sanità, ma devono sapere che non solo soli: dietro di loro c’è lo sforzo di tutta la comunità, di un territorio che cerca di alleggerire la pressione sugli ospedali attraverso l’assistenza, la cura, la vicinanza alle persone che non devono ammalarsi».

Il cuore di Parma batte forte, come sempre in casi di emergenza. Dalle raccolte fondi alle aziende che fanno donazioni molto generose.

«Ho approfondito da appassionato la storia di Parma durante la prima guerra mondiale e negli anni successivi alla Liberazione. E già allora ho incontrato questa grande solidarietà, questo grande cuore di Parma, per superare le difficoltà di quei disastri, di quelle devastazioni. Ho appreso come i saveriani avevano vissuto l’esperienza della Spagnola. Ci ho pensato spesso, in questi giorni in cui sono morti a Parma tanti anziani missionari, che hanno dedicato la propria vita agli ultimi della Terra».

Certo che questa reclusione forzata è dura da sopportare.

«So bene che, dopo tre settimane, sia difficile continuare a rispettare queste misure di isolamento, di separazione. Ma dobbiamo farlo, tutti, perché è necessario: per noi e per tutti gli altri. Penso soprattutto a chi lavora: agli operatori delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, agli addetti ai servizi pubblici essenziali, agli operai delle aziende alimentari, alla cassiere dei supermercati, agli operatori della logistica. Hanno il diritto di lavorare nella massima sicurezza. E tutti dobbiamo rispettare le regole di distanziamento e seguire anche in casa le norme di igiene raccomandate».

Ci sono anche soluzioni per i lavoratori della sanità che preferiscono non tornare a casa, dopo il turno?

«Sì, le aziende sanitarie hanno predisposto posti letto in alcuni alberghi: sono destinati a medici assunti per questa emergenza che arrivano da fuori Parma e a operatori che non hanno la possibilità, nel proprio appartamento, di separarsi dal resto della famiglia».

Resta il problema dei dispositivi di protezione, che sono sempre scarsi.

«È un grande sforzo logistico garantire il flusso di rifornimenti appropriati di dispositivi, ma anche di farmaci, ossigeno e altre cose indispensabili per trattare i malati. Una nota di ottimismo nasce dalla considerazione che l’Italia sta sviluppando una competenza diretta nella produzione di questi dispositivi. Anche a Parma diverse aziende hanno convertito la propria produzione per realizzare questi materiali: un ottimo segnale, che dà prospettive di continuità nell’approvvigionamento».

Continuano i controlli a tappeto. I “fuorilegge” sono – finalmente! – in calo.

«Sì, le forze dell’ordine mi segnalano una progressiva riduzione di comportamenti irregolari. C’è sempre meno gente che gira in auto: è stato stimato un calo del 70 per cento. E non si vedono più quelle brutte scene di chi andava a fare il picnic nel greto della Parma. L’impressione è che la nuova modalità di sanzionare i trasgressori – con multe da 400 a 3.000 euro – dissuada tanti dall’infrangere le regole: 160 pattuglie sono comunque in campo tutti i giorni per convincere anche i più riottosi a rispettarle».

Che messaggio si sente di dare ai parmigiani?

«Il primo è seguire le indicazioni degli scienziati per evitare il diffondersi della malattia. Poi, avere fiducia. Dal primo giorno dell’emergenza gli italiani hanno manifestato la propria speranza, con striscioni, disegni, iniziative belle, di speranza appunto. Io chiedo che tutti mantengano lo stesso spirito, anche se so bene che dopo tre settimane è dura e può crescere la sfiducia, l’incertezza, la paura. Invece in questi casi è importante misurare la solidarietà, la vicinanza, sapere che non si è soli. Dobbiamo fare in modo di non lasciare sole le persone, di essere vicino a chi in queste settimane non può lavorare. A loro dico “non siete soli”. E a tutti i parmigiani dico che insieme ce la possiamo fare, che dobbiamo sostenere soprattutto chi questa battaglia la sta combattendo. Il pensiero va agli ammalati, che sono i primi a combattere questa battaglia, e ai tanti che ci hanno lasciato. Dobbiamo tenere duro tutti quanti. Insieme ce la faremo».