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LUTTO

Addio a Stefano Bricoli, l'uomo che sfidò anche il cielo

30 marzo 2020, 05:05

Addio a Stefano Bricoli, l'uomo che sfidò anche il cielo

GIAN LUCA ZURLINI

Chi li conosceva bene adesso se li immagina nuovamente riuniti in qualche luogo per progettare nuove avventure insieme.

Perché la figura di Stefano Bricoli, scomparso a 74 anni (compiuti il 10 marzo scorso) al Maggiore dove era ricoverato da alcuni giorni, è e rimarrà sempre inscindibilmente legata a quella del gemello Erminio («Mino» per gli amici), che era morto nell'agosto del 2003 precipitando con il suo deltaplano nei campi vicini al castello di Torrechiara. Una scomparsa che aveva lasciato in un certo senso «dimezzato» Stefano. Perché lui e Mino erano gemelli in tutto e per tutto. Diversi nel carattere, ma uniti da un forte legame. Non solo nella impressionante somiglianza fisica, sulla quale erano soliti scherzare spesso, ma anche nel loro percorso di vita, che li ha visti uno al fianco dell'altro in tante esperienze fino al momento in cui la morte di «Mino» ha spezzato il filo invisibile che li aveva sempre tenuti uniti.

Stefano si era diplomato in ragioneria per poi gestire la macelleria del padre, morto ancora giovane mentre il fratello diventò insegnante di educazione fisica. Attività «normali», a fianco però di una vita a mille all'ora, ossia quella dei gemelli Bricoli nel mondo dello sport. Che non è un modo di dire, visto che ancora giovanissimi sono stati fra i protagonisti dell'era pionieristica del motociclismo fuoristrada del Parmense, quando a fine anni Sessanta iniziarono a gareggiare su percorsi improvvisati. Nel 1970 Stefano diventa campione provinciale e nella memoria sono rimasti i loro duelli sulle piste di motocross, fra cui quelle leggendarie della nostra provincia scomparse da decenni, come Reno, San Vitale Baganza e Predella di Salsomaggiore. Ma nel curriculum di Stefano c'è anche lo speedway, passione nata sulla pista della fornace di Casaltone e poi abbandonata dopo la tragica morte dell'altro pilota parmigiano Giuseppe Lunardi, fratello dell'ex ministro Pietro, durante una gara. E poi, per non farsi mancare niente, anche il trial e addirittura spericolate esibizioni con il «circo» motoristico di Holer Togni. Assieme nello sport, ma anche nel lavoro: proprio Stefano aveva aperto la celebre Cross boutique, che si trovava in viale Berenini ed era diventata un negozio cult della Parma degli anni Settanta e Ottanta.

Nel «gioco delle parti» dei gemelli, Stefano era quello all'apparenza più posato. Ma in realtà il binomio era quasi perfetto. E così, dopo aver lasciato le due ruote, è arrivata la passione pionieristica per il deltaplano e per il volo, a metà degli anni Settanta. Anche qui dei pionieri, i Bricoli. Ed allora eccoli, a 30 anni, iniziare a volare con i primi deltaplani. Stefano era famoso perché durante i voli non rinunciava a indossare gli amati mocassini. E per farla breve, Stefano conquistò tre volte il titolo di campione italiano e «Mino» quattro fra il 1978 e il 1996. Una passione accompagnata anche da un lavoro legato al mondo dei deltaplani cui «Mino» resta legato fino alla morte.

Stefano, con la nascita delle figlie, aveva invece «messo giudizio», ma negli ultimi anni aveva trovato un nuovo sport in cui era arrivato ai vertici: il biliardo, dove ha conquistato negli ultimi anni diversi titoli italiani. Stefano Bricoli lascia la moglie Elisabetta, le figlie Chiara e Giulia e la sorella Mariaelisa. Ed è bello pensare che adesso sia tornato assieme al suo gemello «Mino»: di nuovo inseparabili, per sempre, come lo sono stati nella vita.